Basta con l’oro depositato nei forzieri degli USA di Trump. Troppo rischioso. Inoltre, in Germania non si esclude un sequestro da parte di Trump.
Con Donald Trump al comando dell’America, a far paura non sono ’soltanto’ il dollaro e i Treasury USA, ma anche l’oro straniero depositato nei forzieri degli Stati Uniti, per la precisione in quelli custoditi dalla Federal Reserve di New York.
Ormai, quei lingotti che stazionano nei caveau USA vengono considerati infatti troppo rischiosi, almeno da parte di un Paese europeo che, in un momento in cui tutto il mondo ha fame del metallo giallo per ovvi motivi legati al suo DNA di bene rifugio per eccellenza - rivuole indietro i propri lingotti.
Gli USA di Trump fanno paura. Dalla Germania l’appello alla Bundesbank affinché si riprenda il suo oro
Il Paese europeo è la Germania, dove a premere per il rimpatrio delle riserve auree presenti nelle casse della Fed non è tanto il governo di Berlino, quanto alcuni economisti ed esperti.
Tra questi Emanuel Mönch, ex responsabile della divisione di ricerca della Bundesbank, banca centrale tedesca che, interpellato dal quotidiano tedesco Handelsblatt, ha ricordato il clima di altissima tensione che sta tenendo il mondo con il fiato sospeso, a causa degli attacchi continui del Presidente americano Donald Trump contro diversi Paesi.
In ballo non c’è solo il dossier Venezuela, che si è aperto a seguito dell’assalto con cui l’amministrazione USA ha messo le manette all’ormai ex presidente venezuelano Nicolás Maduro.
Spaventano anche le conseguenze delle minacce di Trump contro la Colombia, Messico e Iran e, ovviamente, l’assedio alla Groenlandia, che ha fatto andare nel panico l’Europa intera, quando il tycoon ha risfoderato il ricatto dei dazi contro 8 Paesi europei facenti parte della NATO pronti a ostacolare le sue mire espansionistiche.
Quelle minacce sono rientrate, ma nessuno esclude nuovi annunci più o meno belligeranti in arrivo dalla Casa Bianca.
Di conseguenza, secondo alcuni esperti, a essere destinati a pagare dazio non sono e non saranno solo il dollaro USA e i Titoli di Stato americani - che con Trump non fanno più rima con la parola fiducia - ma anche l’oro.
Non l’oro quotato sul Comex, che sta stracciando continuamente nuovi record a fronte della presenza di diversi fattori, - in primis per l’escalation delle tensioni geopolitiche, così come per le scommesse su ulteriori tagli dei tassi da parte della Fed - ma quello che è conservato nelle casse federali USA e che è di proprietà delle banche centrali. Nel caso della Germania, della Bundesbank.
Più di un terzo delle riserve auree complessive di proprietà della banca centrale tedesca - in tutto 3.552 tonnellate - si trova infatti a New York: una quantità che è la seconda più alta di tutte le riserve auree depositate negli USA, dopo le 8.130 tonnellate di proprietà degli States detenute nei forzieri della Federal Reserve.
Secondo molti economisti tedeschi, con l’America entrata spesso in rotta di collisione con l’Europa, è arrivato il momento che la Germania si riprenda il suo oro.
Motivo principale addotto: l’imprevedibilità delle mosse di Donald Trump.
L’ex Bundesbank: rischioso tenere l’oro della Germania nei forzieri USA
Detto questo, qualcuno ha fatto notare le ripercussioni di una tale possibile decisione: riportare a casa il proprio oro finirebbe per aumentare ulteriormente l’alta tensione tra l’Europa e gli Stati Uniti, che si è appianata solo da qualche giorno e, temono gli esperti di geopolitica, solo per qualche giorno.
A lanciare un appello affinché Berlino si muova per rimpatriare il proprio oro, è stato per l’appunto tra gli altri Emanuel Mönch, che ha detto ad Handelsblatt che, “considerata l’attuale situazione geopolitica, conservare una quantità così alta di oro appare una mossa rischiosa ”.
Dunque, anche al fine di promuovere “ una maggiore indipendenza strategica dagli Stati Uniti, è consigliabile alla Bundesbank di considerare l’opzione di rimpatriare l’oro”.
“Si rimpatri l’oro, l’America non è più un partner affidabile dell’UE”. E c’è chi teme sequestro da Trump
Sulla stessa lunghezza d’onda Achim Wambach, direttore generale del Liebniz Centre for European Economic Research che, intervistato dallo stesso quotidiano tedesco, è andato oltre, bollando l’America alla stregua di un Paese che “non è più un partner affidabile dell’Unione europea”; ragion per cui è necessario riflettere su quei legami che persistono e che sono testomoniati anche dalla “ presenza di riserve auree tedesche ” nella Federal Reserve americana.
Michael Jäger, responsabile dell’Associazione dei contribuenti europei, la European Taxpayer’s Association, è andato oltre, avvertendo all’altro quotidiano Rheinische Post che “il nostro oro nei forzieri della Fed non è più al sicuro ”. E questo, perché “Trump è imprevedibile, e farà tutto ciò che è in suo potere per ottenere un guadagno”.
A far paura al funzionario il rischio che, addirittura, Trump decida di sequestrare l’oro dei Paesi stranieri custoditi dalla Fed.
Dunque, ha detto chiaro e tondo Jäger, il rischio che “la Bundesbank tedesca non riesca più ad avere accesso al suo oro ”.
Riflettendo sulla questione, il Telegraph ha ricordato inoltre che, sebbene il rimpatrio dell’oro dagli USA sia uno slogan sbandierato sopratutto dal partito di estrema destra tedesco Alternative for Germany (AfD), anche Katharina Beck, portavoce delle finanze del Partito dei Verdi, ha unito la sua voce al coro di chi vuole che i lingotti tornino a casa.
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Altri esperti hanno avvertito che una mossa del genere - finora il governo Merz non si è espresso sulla questione - equivarrebbe a soffiare sul fuoco delle tensioni geopolitiche.
Clemens Fuest, per esempio, numero uno dell’istituto IFO, ha osservato che “un rimpatrio affrettato (di oro) non farebbe altro che gettare benzina sul fuoco nella situazione attuale”.
Alla base dell’appello per riportare l’oro in Germania c’è sicuramente il rally prepotente messo a segno dalle quotazioni del metallo, che ha portato il valore complessivo delle riserve di oro tedesche a schizzare da 270 miliardi di euro a 450 miliardi di euro, a partire dalla fine del 2024. Un rally, quello dei prezzi dell’oro, che continua a mettersi in luce con cadenza praticamente quotidiana, visto che le quotazioni del metallo non smettono di inanellare nuovi record della storia. E non sarebbe neanche finita qui.
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