La sensazione di déjà-vu che attraversa oggi i mercati finanziari non è casuale. A quasi cento anni dal crollo del 1929, l’economia mondiale sembra rivivere una fase di euforia simile a quella degli Anni Ruggenti. Allora come oggi, innovazioni percepite come rivoluzionarie, abbondanza di liquidità e fiducia cieca nei mercati hanno alimentato una crescita dei prezzi degli asset scollegata dai fondamentali economici.
Il dibattito sull’esistenza di una bolla accompagna ogni fase di espansione estrema. Già alla fine degli anni Novanta, durante la corsa alle dotcom, si sosteneva che riconoscere una bolla in anticipo fosse quasi impossibile. Eppure la storia dimostra che gli strumenti analitici per individuare valutazioni irrazionali esistono da secoli. Nel 1720, nel pieno della South Sea Bubble, alcuni osservatori erano perfettamente consapevoli dell’assenza di basi economiche per giustificare i prezzi raggiunti dai titoli, ma la forza della narrazione collettiva soffocò ogni prudenza.
Anche oggi il cuore della speculazione è una storia potente. L’intelligenza artificiale viene presentata come una tecnologia destinata a trasformare l’intera economia, generando enormi aumenti di produttività. È plausibile che ciò avvenga, ma resta profondamente incerto come e soprattutto chi ne trarrà benefici economici duraturi. Molte aziende tradizionali si aspettano risparmi ed efficienze dall’adozione dell’IA, ma faticano a individuare nuove fonti di ricavi. Allo stesso tempo, i colossali investimenti in data center, energia e infrastrutture digitali potrebbero tradursi in rendimenti inferiori alle attese, soprattutto se l’IA dovesse diventare rapidamente un servizio standardizzato a bassi margini.
Un discorso analogo vale per le criptovalute. In particolare il bitcoin viene celebrato come alternativa al sistema monetario basato sulla moneta fiat, ma resta un asset privo di flussi di reddito, il cui valore dipende esclusivamente dalle aspettative degli investitori. Le oscillazioni estreme dei prezzi e l’uso diffuso della leva finanziaria ne accentuano l’instabilità, rendendo l’intero ecosistema vulnerabile a crisi di fiducia improvvise.
La leva è infatti un altro elemento chiave di ogni bolla. Le grandi aziende tecnologiche, inizialmente finanziate da profitti elevati, stanno aumentando il ricorso al debito per sostenere la corsa all’IA. Nei mercati privati, il legame sempre più stretto tra private equity e credito privato amplifica i rischi sistemici, mentre nel mondo crypto la stessa garanzia viene spesso riutilizzata più volte, creando strutture fragili e autoreferenziali.
Come in passato, la speculazione non è più riservata a élite finanziarie. I social media svolgono oggi lo stesso ruolo che ebbero i caffè londinesi o le gazzette del Settecento, attirando investitori inesperti verso strumenti complessi e operazioni altamente rischiose. Questo processo di democratizzazione della scommessa finanziaria tende a gonfiare ulteriormente le valutazioni e ad accelerare il crollo quando la fiducia viene meno.
Il contesto macroeconomico rende la situazione ancora più delicata. Gli Stati Uniti sono al centro del sistema finanziario globale, ma presentano un deficit pubblico elevato e un debito che limita la capacità della banca centrale di contrastare eventuali shock. Un ritorno inatteso dell’inflazione o una perdita di fiducia nei titoli di Stato USA potrebbe provocare un aumento dei rendimenti obbligazionari e una brusca correzione dei mercati azionari, con effetti a catena sull’economia mondiale.
Prevedere il momento esatto in cui una bolla esploderà resta impossibile. È probabile che l’euforia legata all’IA e alle criptovalute prosegua ancora, alimentata da condizioni finanziarie accomodanti e dalla paura di restare esclusi dai guadagni. Tuttavia, la storia suggerisce che quando aspettative irrealistiche, leva finanziaria e instabilità geopolitica si combinano, il risultato è quasi sempre una crisi.
Anche se un nuovo 1929 in senso stretto appare improbabile grazie all’intervento delle banche centrali, il mondo potrebbe entrare in una fase di crescita debole, elevata instabilità finanziaria e persistente stagflazione. Come già accaduto altre volte, gli Anni Ruggenti del presente rischiano di lasciare in eredità un lungo periodo di aggiustamento economico e tensioni sociali.