Stessi contagi ma meno ricoverati: la spiegazione sulla tabella virale su Facebook

Contagi da COVID-19: su Facebook diventa virale la tabella che confronta quanto succedeva il 23 marzo con l’attuale situazione. Vi spieghiamo perché questo confronto è assolutamente insensato.

Stessi contagi ma meno ricoverati: la spiegazione sulla tabella virale su Facebook

COVID-19: riprendono a salire i contagi. Più 5.376 nuovi casi nella giornata di ieri; una brutta notizia perché vuol dire che siamo all’inizio della seconda ondata.

Eppure ci sono persone che non credono ci troviamo di nuovo in una situazione di emergenza. A tal proposito; in questi giorni su Facebook è diventata virale l’immagine di una tabella in cui si fa un confronto tra la situazione registrata il 23 marzo scorso e quella dell’8 ottobre 2020.

Nel dettaglio, i dati mostrati nella tabella che confronta i positivi del 23 marzo - quando eravamo in piena emergenza - e quelli di giovedì 8 ottobre - quando si comincia a parlare di seconda ondata - sono i seguenti:

23 marzo 2020 8 ottobre 2020
Nuovi positivi 4.789 4.458
Decessi 601 22
Tamponi 17.000 128.000
Percentuale di contagi 28% 3,5%
Terapia intensiva 3.204 358
Ricoverati 20.692 3.925

Rispetto a marzo scorso, quindi, abbiamo quasi più contagiati ma un numero molto inferiore di pazienti in terapia intensiva, come pure di decessi. Tant’è che c’è chi ritiene questa tabella sia la dimostrazione che la situazione non è grave come si pensa e che l’introduzione di nuove restrizioni è totalmente inutile (oltre che dannosa).

Ma va detto che fare un confronto tra quello che succedeva in Italia il 23 marzo e l’attuale situazione è totalmente privo di senso; vediamo perché.

COVID-19: perché non ha senso la tabella che confronta il 23 marzo con l’8 ottobre

È vero che per la maggior parte dei casi le persone contagiate con il coronavirus sono asintomatiche. Non per questo, però, la situazione che stiamo vivendo in questi giorni non deve destare preoccupazione: è il momento di essere responsabili, così da evitare che i reparti di terapia intensiva possano tornare a riempirsi.

Non ha senso, infatti, fare un confronto tra il 23 marzo e l’8 ottobre: in quel periodo c’erano molte più ospedalizzazioni, terapie intensive occupate e un incremento maggiore di morti. Vero, ma allo stesso tempo si facevano molti meno tamponi.

A parità di tamponi rispetto ad oggi, infatti, è molto probabile che a marzo scorso avremmo accertato un numero enorme di contagiati da coronavirus, visto che in quel periodo venivano sottoposti al test solamente a quei pazienti che presentavano una grave sintomatologia da COVID-19.

Gli asintomatici, quindi, non venivano tracciati anche perché non c’erano abbastanza tamponi per poter fare uno screening accurato come avviene oggi.

Come emerso da diversi studi di settore internazionali, quindi, è molto probabile che in quelle settimane il numero di positivi, persone che comunque non presentavano sintomi e quindi non è stata riscontrata la necessità di fare un test, fosse molto più alto: c’è chi ritiene, infatti, che i contagiati fossero almeno 10 volte superiori ai casi accertati.

È probabile, quindi, che alla fine di marzo fossero 40.000 i nuovi casi ogni giorno, ma che solo per un numero ridotto il contagio ha comportato una grave sintomatologia. Un dato che spaventa e il Governo, consapevole di questa situazione, sta facendo il possibile per evitare che si ripeta.

Far passare il messaggio per cui oggi la situazione sia totalmente differente o comunque sotto controllo, o ancora peggio che “ci stanno nascondendo qualcosa”, è assolutamente sbagliato; sono proprio i positivi di oggi, infatti, che se non mappati come si dovrebbe potrebbero portare all’aumento incontrollato dei contagi tra qualche mese, con conseguenze catastrofiche per gli ospedali.

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1 commento

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Giapiglio • 1 settimana fa

Tuttavia, il fatto che su 5000 positivi al giorno ci siano «solo» 22 decessi significa che il tasso di mortalità del COVID19 è almeno 10 VOLTE INFERIORE a quello che credevamo ad inizio anno e questo credo che sia indiscutibile, a prescindere che il virus sia mutato o meno (e io non lo credo) è un FATTO che la mortalità non è così alta come pensavamo.

Si tratta comunque di morti che non dovrebbero esserci e che possiamo quasi del tutto eliminare con comportamenti responsabili (mascherina, lavare e disinfettare frequentemente le mani, evitare luoghi affollati, tenere le distanze, ecc) ma, come ho fatto notare, non è vero che non ha senso confrontare la situazione di marzo con quella odierna.

Il mio invito è dunque quello di mantenere un comportamento rigoroso, e, se fosse per me, le scuole si ricomincerebbe a farle online. Non ha senso infatti mettere a repentaglio la vita dei nostri anziani perché, per puro capriccio (perché davvero non c’è altro motivo valido), la Azzolina ha deciso che le lezioni vanno fatte solo in presenza. Per la Azzolina la vita degli anziani non conta nulla? Quindi, sì, cerchiamo di limitare le situazioni pericolose e che possono mettere a repentaglio, se non la nostra, la vita di qualcuno, ma non serve nemmeno raccontare fesserie come appunto che non ha senso confrontare la situazione di marzo/aprile con quella odierna.

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