Nel cuore della pandemia di Covid-19 una battaglia di intelligence si svolgeva lontano dai riflettori, influenzando la narrazione globale sull’origine del virus.
Come riportato dal Wall Street Journal, nel 2021 il Presidente Joe Biden ordinò un’indagine di 90 giorni per determinare se il virus fosse di origine naturale o frutto di un incidente di laboratorio. Ma la corsa contro il tempo rivelò profonde divisioni all’interno della comunità scientifica e di intelligence degli Stati Uniti, mentre chiunque osasse mettere in discussione la «verità ufficiale» (ossia l’origine naturale del virus) veniva etichettato come «complottista».
Oggi, però, tutto è cambiato l’idea che il Covid-19 sia frutto di un incidente in un laboratorio è la tesi che va per la maggiore.
L’amministrazione Trump indagherà sulle bugie e omissioni di Anthony Fauci, al tempo direttore National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) e consulente della Casa Bianca? Robert Jr. Kennedy, stato designato Segretario della Salute dell’amministrazione Trump, sembra intenzionato a fare luce sulla vicenda.
Lo scontro interno alle agenzie
Mentre quattro agenzie di intelligence e il Consiglio Nazionale di Intelligence (NIC) conclusero con «bassa fiducia» che il virus fosse passato da un animale all’uomo, il Federal Bureau of Investigation (FBI) sostenne con «moderata fiducia» che un incidente di laboratorio fosse più probabile. Tuttavia, il parere dell’FBI non fu adeguatamente rappresentato durante un briefing presidenziale cruciale nell’agosto 2021. Jason Bannan, scienziato con un dottorato in microbiologia e allora membro dell’FBI, si aspettava di essere chiamato per sostenere la teoria del laboratorio. La chiamata, però, non arrivò mai.
«La decisione di escludere l’FBI da quel briefing rimane sorprendente, considerando che eravamo l’unica agenzia con una valutazione di maggiore fiducia sulla possibilità di un’origine di laboratorio», ha dichiarato Bannan in un’intervista.
Conflitti Interni
Le divergenze tra le agenzie non si limitarono al dibattito teorico. Al Centro Nazionale per l’Intelligence Medica (parte della DIA, Defense Intelligence Agency), tre scienziati conclusero che il virus fosse stato manipolato in laboratorio. Secondo il Wall Street Journal, la loro analisi, che includeva lo studio del gene della proteina spike del virus, fu esclusa dal rapporto finale presentato a Biden. Successivamente, il loro lavoro fu addirittura bloccato dai superiori, sollevando accuse di insabbiamento.
La narrazione predominante, sostenuta inizialmente da numerosi scienziati e pubblicazioni come The Lancet, identificava l’origine naturale come più probabile. Tuttavia, le critiche a questa posizione si sono intensificate negli anni. Studi accademici e testimonianze, inclusa quella del virologo Ralph Baric, hanno messo in discussione le precauzioni adottate dal laboratorio di Wuhan, sottolineando la possibilità di fughe accidentali. Un altro punto critico è la geografia dell’epidemia: il virus, secondo gli esperti dell’FBI, dovrebbe aver avuto un’origine nel sud-ovest della Cina, ma i primi casi si sono concentrati a Wuhan, lontano da quella regione. Questa discrepanza, insieme alla mancanza di casi intermedi lungo il tragitto, supporta la teoria del laboratorio.
I documenti che inchiodano EcoHealth
Un’indagine di The Intercept del 2021 ha portato alla luce documenti inediti che gettano nuova luce sull’attività di EcoHealth Alliance, un’organizzazione statunitense che, con finanziamenti federali, ha supportato ricerche pericolose sui coronavirus nei pipistrelli, condotte in collaborazione con il laboratorio cinese.
I documenti ottenuti – circa 900 pagine – descrivono il lavoro svolto da EcoHealth Alliance grazie a sovvenzioni del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), guidato da Anthony Fauci. Una delle sovvenzioni, del valore di 3,7 milioni di dollari, destinava circa 76.000 dollari all’Istituto di Wuhan. Questi fondi sarebbero stati utilizzati per raccogliere campioni di coronavirus da pipistrelli e per condurre esperimenti che includevano l’alterazione genetica dei virus, con il potenziale di renderli infettivi per gli esseri umani.
Secondo Richard Ebright, biologo molecolare presso la Rutgers University, i documenti confermano che il laboratorio cinese stava lavorando alla creazione di nuovi coronavirus in condizioni di sicurezza non adeguate. Questo tipo di ricerca, definito «ad alto rischio», avrebbe potuto favorire la pandemia.
Conflitti di interesse
Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, emerge come figura centrale nella vicenda. È stato autore di una lettera pubblicata su The Lancet nel 2020, che bollava come «teoria della cospirazione» l’ipotesi di una fuga di laboratorio. Tuttavia, il coinvolgimento di Daszak nei finanziamenti al laboratorio di Wuhan solleva questioni di conflitto di interesse. Documenti rivelano che esperimenti chiave erano condotti presso il Wuhan University Center for Animal Experiment, non direttamente all’Istituto di virologia di Wuhan come si credeva inizialmente.
La sovvenzione iniziale, attiva dal 2014 al 2019, è stata rinnovata poco prima della pandemia ma sospesa dall’amministrazione Trump nell’aprile 2020. Nonostante ciò, le attività condotte sollevano interrogativi: perché esperimenti così rischiosi non sono stati fermati prima? Perché Daszak ha difeso con forza l’origine naturale del virus, senza ammettere alternative? Un documento del 2019 sottolineava i rischi per gli operatori sul campo, esposti al contatto diretto con pipistrelli infetti in ambienti pericolosi, ma il lavoro è continuato nonostante le preoccupazioni. Ora si attende che Trump e Kennedy facciano definitivamente luce sulle origini della pandemia.