Statali, troppa differenza tra stipendio e pensioni: per la Corte dei Corti urge una perequazione

Simone Micocci

6 Febbraio 2018 - 09:12

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È compito del legislatore individuare le modalità per la perequazione della pensione; ma, qualora questo si rilevi inadatto sarà la giurisprudenza ad intervenire.

Quando la pensione è troppo distante dallo stipendio è compito della giurisprudenza procedere con una perequazione.

Importante sentenza della Corte dei Conti con la quale è stato riconosciuto il diritto dei dipendenti pubblici alla perequazione del trattamento pensionistico, perché troppo distante dall’ammontare dello stipendio.

La Corte dei Conti, sezione Bari, con la sentenza 53/2018 ha applicato il principio di automatico collegamento della misura delle pensioni al trattamento retributivo per il personale in servizio, non previsto dalla legge ma che si applica ogni volta che il trattamento previdenziale si discosta troppo dallo stipendio del personale ancora in attività.

Una sentenza commentata dall’avvocato Ivano Zilio per Infodifesa.it, che analizzando le sentenze della giurisprudenza degli ultimi anni ha spiegato le motivazioni che rendono necessario l’aggiornamento delle pensioni dei dipendenti pubblici. Perché prima della Corte dei Conti di Bari - la quale ha stabilito che il dipendente pubblico ha diritto all’adeguamento della pensione - anche la Corte Costituzionale ha avuto modo di affrontare la questione facendo leva su alcuni diritti costituzionalmente riconosciuti.

Corte Costituzionale: la pensione va adeguata periodicamente

La prima sentenza della Corte Costituzionale alla quale fare riferimento è la 409/1995, con la quale sono stati definiti gli strumenti con i quali è possibile aggiornare gli importi delle pensioni dei dipendenti pubblici.

Il primo strumento è la riliquidazione della pensione, ossia l’adeguamento dell’importo del trattamento previdenziale con la retribuzione prevista per le attività di servizio. Il secondo è la perequazione automatica che consiste nell’applicare alla pensione gli stessi aumenti di stipendio concessi per le attività di servizio; ma quando si applicano questi due strumenti?

Per la giurisprudenza non è sempre necessario l’adeguamento delle pensioni, ma solo quando sussistono determinate condizioni. Ad esempio, è importante che la pensione - trattandosi di una retribuzione differita - deve essere proporzionale alla quantità e alla qualità del lavoro prestato.

Inoltre, nel rispetto dell’articolo 36 della Costituzione, questa deve essere sufficiente e adeguata alle esigenze di vita del lavoratore e della sua famiglia.

La pensione va adeguata? Decide il legislatore

È il legislatore a decidere se e quando adeguare la pensione, il quale deve determinare le modalità di applicazione dell’articolo 38 della Costituzione, nella parte in cui stabilisce che “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”.

Nel valutare se il dipendente ha diritto all’adeguamento della pensione il legislatore deve tener conto di diversi fattori, quali:

  • interessi costituzionali coinvolti;
  • risorse finanziarie;
  • garantire le esigenze minime di protezione della persona.

È possibile però che la modalità di perequazione delle pensioni scelta dal legislatore si rilevi inadatta, ad esempio quando si verifica - così come rilevato dalla Corte dei Conti - un eccessivo scostamento tra la retribuzione e la pensione. È compito della giurisprudenza sorvegliare il legislatore valutando se il meccanismo da lui individuato sia idoneo al raggiungimento dei suddetti principi costituzionali; in caso contrario, la Corte potrà attuare un intervento correttivo.

Necessario adeguamento pensioni per dipendenti pubblici

L’avvocato Zilio - fatte le dovute premesse - ha rilevato l’inadeguatezza della discrezionalità legislativa nell’individuare una modalità di adeguamento delle pensioni del settore pubblico. La perequazione costante è inadatta perché nega quel principio di solidarietà costituzionalmente riconosciuto (articolo 36 della Costituzione).

Dello stesso parere è stata la Corte dei Conti sezione Puglia la quale ha riconosciuto il diritto del dipendente pubblico ricorrente di beneficiare di una perequazione del trattamento previdenziale, con la quale sono stati concessi gli stessi miglioramenti economici spettanti al personale di pari qualifica ed anzianità in attività di servizio.

E non solo, perché sulle somme concesse sono stati applicati sia gli interessi legali che la rivalutazione monetaria.

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