Stagflazione: cos’è e quali sono le migliori strategie di investimento

Claudia Mustillo

18/05/2022

19/05/2022 - 07:49

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I timori per la stagflazione si sono rafforzati negli ultimi mesi e la ripresa economica è sempre più a rischio.

Stagflazione: cos'è e quali sono le migliori strategie di investimento

La ripresa economica è al centro dell’attenzione di mercati e investitori. La Commissione Europea ha pubblicato le previsioni economiche di primavera 2022: peggiorano le stime, inevitabilmente, e l’Ue è in bilico tra inflazione energetica e guerra; c’è il rischio stafglazione?

Molti investitori stanno monitorando con particolare attenzione l’aumento dell’inflazione, elemento che in presenza di una ripresa economica non ancora stabile, dopo la crisi legata alla pandemia da Covid-19, può favorire l’insorgenza della stagflazione, ossia quel fenomeno che viene identificato con l’aumento dei prezzi a fronte di variazioni modeste del reddito pro capite e del Pil. In poche parole il costo della vita aumenta sempre più e il potere di acquisto dei consumatori diminuisce.

Stagflazione: cos’è e perché è un problema

La stagflazione è una fase economica in cui si presentano contemporaneamente ondate inflazionistiche e stagnazione economica, ossia la mancata crescita del Pil. In questo contesto, si assiste a un aumento generalizzato dei prezzi e una progressiva riduzione del potere di acquisto dei consumatori, con l’aggiunta di una produzione e crescita del Prodotto interno lordo limitata se non assente. Tutti questi elementi portano a un rallentamento generale dell’economia e, solitamente, un aumento del tasso di disoccupazione.

Gli economisti identificano come principali cause di stagflazione:

  • shock di offerta: un rapido aumento del prezzo del petrolio rende un’economia meno produttiva e favorisce l’aumento dei prezzi;
  • politiche monetarie troppo espansive: tali manovre aumentano la moneta circolante, provocando il rialzo dell’inflazione;

Nella situazione contemporanea, il rallentamento a livello globale della supply chain, con i ritardi negli approvvigionamenti, i rincari sull’energia e la guerra in Ucraina possono rappresentare shock di offerta in grado di mantenere alte le previsioni sull’inflazione. La stagflazione è quindi un pericolo possibile poiché le misure in atto per contenere l’aumento dei prezzi possono aumentare la disoccupazione e allo stesso tempo le politiche monetaria restrittive si possono ripercuotere in modo negativo sui mercati: contrazione dell’offerta di moneta da parte delle banche centrali porta gli investitori alla vendita dei titoli per fare scorta di moneta, con la conseguente e inevitabile riduzione del prezzo dei titoli.

Uno dei casi storici più famosi e conosciuto di stagflazione è quello legato alle crisi petrolifere degli anni ’70. Furono due, una tra il 1973 e il 1974 e l’altra nel 1979.

Tra il 1973 e il 1974 il settore petrolifero è entrato in sofferenza, andando a smorzare la forte crescita del Pil avuta durante il «miracolo economico» degli anni sessanta. Nel 1973, l’alleanza tra i paesi produttori di petrolio (Opec) decise di fermare le forniture di greggio ai paesi occidentali, causando improvvisi aumenti di prezzo, tradotti in una minore produzione e un maggiore costo dei beni. Quindi una coesistenza tra inflazione elevata e crescita bassa del reddito nazionale.

Stagflazione: le migliori strategie di investimento

1. Investire «a monte»

Esperti del settore indicano come investimento migliore, in caso di stagflazione, quello nelle società che si occupano della produzione «a monte», ossia quelle che realizzano materiali necessari per la produzione dei beni che vengono poi acquistati e distribuiti al consumatore finale. In questa tipologia di società rientrano, per esempio, tutte quelle che producono i semiconduttori (componenti che negli ultimi mesi sono diventati rari e costosi).

2. La «strategia del bilanciere»

La «strategia a bilanciere» prevede l’acquisto di titoli azionari con differenti livelli di rischio: titoli con rischio molto basso e titoli con rischio molto alto, evitando così opportunità intermedie. La scelta di queste due tipologie di titoli serve per trovare un equilibrio e bilanciare quindi rischio e rendimento: i titoli con un rischio basso ed elevati flussi di cassa e dividenti possono compensare le eventuali perdite dei titoli che risentono maggiormente dei movimenti del mercato.

3. Puntare su azioni cicliche e azioni value

Tenere nel portafoglio azioni cicliche e value, le prime si distinguono per la loro propensione a seguire determinati cicli economici, con l’alternanza di rialzi e ribassi a seconda delle condizioni macroeconomiche; mentre le seconde sono azioni scambiate a un prezzo inferiore rispetto al valore intrinseco attribuitogli dagli analisti.

Le azioni value non presentano un alto potenziale di crescita, ma i flussi di cassa nel breve periodo possono essere considerati allettanti per gli investitori che si aspettano un aumento dell’inflazione. Ne segue che sarà più consigliato investire nelle società value per recuperare subito il proprio capitale, il quale risentirebbe degli effetti dell’aumento dei prezzi nel medio e nel lungo periodo.

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