Spesometro 2017: a Ruffini piace così, commercialisti e imprese lo bocciano

Spesometro 2017: nel corso dell’Audizione del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ruffini, nessuna critica all’adempimento. I commercialisti non dimenticano il caos del primo invio.

Spesometro 2017: a Ruffini piace così, commercialisti e imprese lo bocciano

Spesometro 2017: per commercialisti e contribuenti si tratta di un adempimento inutile e costoso.

È questo il risultato di un sondaggio promosso da ANC e da Confimi rivolto a professionisti ed imprese e volto a valutare il nuovo spesometro introdotto dal DL 193/2016.

Un giudizio implacabile, quello di professionisti e contribuenti, che sembra quasi scontrarsi con il parere e con le parole pronunciate dal Direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, nel corso dell’Audizione in Commissione Parlamentare del 6 dicembre 2017.

L’analisi dell’adempimento, inserito tra l’elenco dei servizi online dell’Agenzia delle Entrate, non menziona affatto tutte le criticità riscontrate dai contribuenti, così come non si fa minimo cenno al caos dovuto alla falla nella piattaforma Fatture e Corrispettivi della Sogei.

Ruffini non lo dice ma lo fa capire: lo spesometro piace all’Agenzia delle Entrate e, in vista della scadenza del secondo invio dei dati relativi al 2017, fissata al 28 febbraio 2018, sono in arrivo ancora novità.

Spesometro 2017: a Ruffini piace così, ma i commercialisti lo bocciano

Ormai sono passati alcuni mesi dal caos spesometro che ha coinvolto migliaia di contribuenti ed intermediari, chiamati ad inviare i dati delle fatture emesse e ricevute nel primo semestre 2017 entro il 28 settembre 2017.

Una scadenza che, a causa dei notevoli problemi tecnici sulla piattaforma Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate, culminati con il problema privacy e la possibilità per tutti gli utenti di accedere ai dati Iva di ciascun contribuente, è stata prorogata più volte, ad ultimo al 16 ottobre 2017.

Criticità che, oggi, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate sembra aver dimenticato. Nel corso dell’Audizione in Commissione Digitalizzazione arrivano soltanto dichiarazioni positive in merito al nuovo spesometro e all’azione congiunta di Entrate e Sogei:

“Per quanto riguarda le modalità attuative della norma, l’Agenzia aveva già realizzato un meccanismo di trasmissione dei dati delle fatture elettroniche. È, infatti, importante sottolineare come il tracciato delle comunicazioni dei dati fattura sia costituito da una porzione dei dati del tracciato della fattura elettronica stessa, come gestita dal Sistema di Interscambio.

Al fine di consentire a tutti gli operatori economici e ai loro intermediari di effettuare l’adempimento, l’Agenzia delle entrate ha emanato – con apposito provvedimento direttoriale del 27 marzo 2017 – le regole tecniche che hanno definito il contenuto informativo, il relativo formato tecnico nonché le modalità di trasmissione telematica della comunicazione”.

E, ancora, Ruffini dichiara che:

“Oltre ai servizi di compilazione e trasmissione, l’utente può utilizzare i servizi di consultazione dei dati trasmessi; per tali specifici servizi, l’Agenzia ha chiesto alla Sogei di prevedere che il singolo contribuente potesse accedere con le sue credenziali al portale web e consultare i dati relativi alla propria posizione, potendo anche esplicitamente conferire una delega alla consultazione dei dati (da web ovvero presentando apposita istanza presso gli uffici dell’Agenzia) ad un intermediario”.

Peccato che non viene fatto riferimento al fatto che, a causa di un errore verosimilmente da attribuire alla Sogei, il singolo contribuente o intermediario avrebbero potuto accedere liberamente ai dati Iva di terzi soggetti. Un caos del quale tutti sembrano aver perso memoria, tra i primi il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini.

Spesometro 2017: troppo costoso per i commercialisti. Tra le criticità le scarse istruzioni

Se da un lato il Fisco tesse le lodi dello spesometro, strumento per contrastare l’evasione d’imposta e primo passo per introdurre la dichiarazione Iva precompilata, sul fronte opposto si situano commercialisti e contribuenti.

Nel sondaggio dell’ANC e di Confimi è pressoché unanime la bocciatura dello spesometro 2017 e tra le maggiori criticità vi sono da un lato le poche istruzioni operative dell’Agenzia delle Entrate e dall’altro il costo che gli studi hanno dovuto sostenere per adempiere in modo corretto.

Partendo dal costo, inteso anche come tempo necessario per inviare lo spesometro, il Vicepresidente di Confimi Industria Flavio Lorenzin evidenzia che oltre ai problemi di privacy, il prezzo di un disagio fiscale senza precedenti (o quasi..) è stato ancora una volta ingiustamente sopportato da imprese e professionisti:

Ha destato quindi molta perplessità il tentativo di Sogei, nell’audizione del 4 ottobre scorso in Commissione Parlamentare di Vigilanza, di sminuire la portata della questione ostentando disguidi di ordinaria amministrazione prontamente rimossi.

Secondo quanto emerso dal sondaggio che ha riguardato oltre 80.000 spesometri inviati, le imprese hanno impiegato circa 5 giorni di lavoro per l’invio del primo elenco di dati Iva, con un costo di circa 2.100 euro per l’adeguamento dei software e pari a non meno di 5.300 euro per gli studi professionali.

Istruzioni spesometro 2017 insufficienti

Il 94% di intermediari e contribuenti ha espresso un giudizio lapidario proprio nei confronti dell’Agenzia delle Entrate: quasi il totale degli intervistati ha bocciato lo spesometro a causa delle insufficienti istruzioni operative da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Per il 70%, inoltre, le criticità dello spesometro sono da riferirsi anche al blocco del portale e ai tempi di attesa troppo lunghi per la ricezione dell’esito dell’elaborazione.

Problemi quindi che non riguardano l’adempimento in se ma una procedura di invio complessa e caratterizzata da un numero notevole di criticità.

Spesometro senza sanzioni fino al 2018

Per cercare di ovviare ai notevoli problemi relativi all’invio del primo spesometro 2017, in Legge di Bilancio 2018 è stato introdotto l’esenzione dall’applicazione delle sanzioni fino al 28 febbraio 2018.

Entro tale data i contribuenti potranno correggere i dati errati relativi al primo invio. La scadenza di febbraio, ricordiamo, riguarda anche l’invio dello spesometro del secondo semestre 2017.

Per il 2018, tuttavia, lo spesometro diventerà trimestrale - semestrale su opzione - ed attualmente non è previsto il ripristino dell’invio a cadenza annuale.

Si ricorda che lo spesometro sarà in ogni caso automaticamente abolito dall’introduzione della fattura elettronica obbligatoria, che la Legge di Bilancio prevede già dal 2019.

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