Il governo M5S-PD durerà meno di un anno

I risultati del nostro sondaggio su quanto può durare il Conte bis sostenuto da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico: per il 47,2% dei lettori il nuovo governo durerà meno di un anno, mentre solo per il 17,2% arriverà al termine della legislatura.

Il governo M5S-PD durerà meno di un anno

I risultati del sondaggio su quanto può durare il governo M5S-PD: per il 47,2% dei lettori di Money.it il Conte bis durerà meno di un anno, con la scelta di Matteo Renzi di dare vita a Italia Viva che può aver influito non poco sull’esito di questa indagine.

Queste erano le possibili riposte al sondaggio con le relative percentuali dopo i quattro giorni in cui è stato possibile esprimere la propria opinione:

  • Meno di un anno - 47,2%
  • Fino all’approvazione della nuova legge elettorale - 12,8%
  • Fino all’elezione del Presidente della Repubblica (2022) - 19,4%
  • Fino al termine della legislatura (2023) - 17,2%
  • Non so - 3,4%

Soltanto il 17,2% dei partecipanti reputa quindi che questo governo possa arrivare al 2023, ovvero alla scadenza naturale di questa legislatura, mentre il 19,4% pensa che una volta eletto il prossimo Presidente della Repubblica l’esecutivo giallorosso arriverà al capolinea del proprio mandato.

Infine il 12,8% di chi ha espresso un’opinione è convinto che una volta approvata la nuova legge elettorale, si parla di un sistema puramente proporzionale con l’abolizione dei collegi uninominali, il governo possa cadere con relativo immediato ritorno alle urne.

Con questo sondaggio, che non ha valore scientifico ma soltanto fortemente indicativo poiché non realizzato a campione, Money.it ha quindi voluto chiedere direttamente ai suoi lettori quanto possa durare questo nuovo governo dopo la mossa di Renzi, che ha frazionato ulteriormente la maggioranza a sostegno del premier Giuseppe Conte.

Un sondaggio sulla durata del governo Conte bis

Ci sono silenzi che a volte valgono più di mille parole. Quello sostanziale del Movimento 5 Stelle di fronte alla notizia della fuoriuscita di Matteo Renzi dal Partito Democratico è uno di questi.

I pentastellati, dopo aver passato quindici mesi a dover fare quotidianamente i conti con i capricci di Matteo Salvini, con i giornali che tutti i giorni parlavano di una Lega pronta a staccare la spina al governo gialloverde, ora dovranno vedersela con le bizze dell’ex premier.

A poco possono servire a riguardo le rassicurazioni sulla tenuta della maggioranza. Dal famoso “Enrico stai sereno” fino al recente strappo con il PD, Renzi ci ha sempre abituato a repentini colpi di scena.

Con Italia Viva, che numericamente può decretare la caduta del Conte bis in ogni momento, l’esecutivo avrà per tutta la sua durata la spada di Damocle pendente di un Matteo Renzi che a suo piacimento potrà far saltare il banco del governo.

Da questa situazione è nato il sondaggio che Money.it ha voluto proporre, ora che le premesse iniziali di un governo che possa durare fino al termine della legislatura (2023) sono decisamente più traballanti.

C’è un’altra data, però, che sta molto a cuore all’attuale maggioranza. Nel febbraio 2022 scadrà il mandato di Sergio Mattarella al Quirinale, con il Parlamento riunito che dovrà eleggere il prossimo Presidente della Repubblica.

Se si dovesse andare al voto prima di questa data, il Presidente lo andrà a eleggere il nuovo parlamento che con ogni probabilità avrebbe una maggioranza diversa data la crescita del centrodestra negli ultimi mesi.

C’è poi il discorso della legge elettorale. Quando verrà approvata in maniera definitiva la riforma del taglio dei parlamentari, necessariamente si dovrà rivedere il sistema di voto dato che ci saranno 115 senatori e 230 deputati in meno.

Con l’approvazione della riforma, si dovrà poi aspettare almeno tre mesi per scoprire se qualcuno, raccogliendo le firme necessarie, possa decidere di proporre un referendum. In caso contrario, servirebbero comunque diversi mesi per aggiornare il Rosatellum o fare una legge elettorale tutta nuova.

L’obiettivo della maggioranza sembrerebbe essere proprio questo: un sistema di voto ex novo puramente proporzionale, che andrebbe così a eliminare la parte maggioritaria dei collegi uninominali dove il centrodestra rischia di fare un clamoroso en plein.

I più maligni sussurrano questa ipotesi: quando Matteo Renzi avrà ottenuto una legge elettorale proporzionale e sarà riuscito a strutturare a livello locale il suo nuovo partito, in quel momento farà cadere il governo.

Non bisogna però mai sottovalutare l’attaccamento alla poltrona dei vari peones, che sono la grande maggioranza in Parlamento, disposti a tutto pur di rimanere nella bambagia romana e di portare a termine questa legislatura.

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