Uno schema che ha sempre protetto i mercati potrebbe non funzionare più. E questo potrebbe compromettere l’equilibrio finanziario globale.
C’è uno schema che nei momenti di crisi si è ripetuto praticamente sempre negli ultimi decenni. Quando aumenta l’incertezza globale, gli investitori corrono verso i Treasury. È successo dopo l’11 settembre. È successo durante la pandemia del 2020. È successo anche nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina. Ma questa volta qualcosa non sta funzionando nello stesso modo. E se questo schema storico dovesse davvero rompersi, il mercato potrebbe trovarsi davanti a un problema molto più serio di quanto sembri oggi.
Il motivo è legato al ruolo che i titoli di Stato americani hanno sempre avuto all’interno dell’architettura finanziaria internazionale. Nel sistema monetario contemporaneo, i Treasury rappresentano il principale asset privo di rischio utilizzato come collaterale nei mercati finanziari. Sono lo strumento di riferimento per la determinazione della curva dei tassi risk free e costituiscono la base su cui vengono prezzate praticamente tutte le altre attività finanziarie, dalle obbligazioni corporate fino alle valutazioni azionarie.
Nei momenti di shock geopolitico o di forte stress economico, il capitale globale tende a rifugiarsi negli asset percepiti come più sicuri e liquidi. Per decenni questi asset sono stati proprio i Treasury statunitensi. Il meccanismo è relativamente semplice ma estremamente potente. Quando aumenta la domanda di Treasury, il prezzo dei titoli sale. Poiché prezzo e rendimento si muovono in direzioni opposte, l’aumento dei prezzi determina una diminuzione dei rendimenti. Questo comportamento è stato osservato praticamente in tutte le grandi crisi degli ultimi vent’anni ed è diventato uno dei pilastri impliciti della stabilità dei mercati finanziari globali. [...]
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