Se hai queste azioni non venderle assolutamente. Ti spiego perché

R. F.

08/03/2024

L’indice azionario S&P 500 è arrivato ai massimi. Ma continuerà a salire. Non vendere assolutamente le azioni che hai in portafoglio.

Se hai queste azioni non venderle assolutamente. Ti spiego perché

Il mercato azionario americano sembra indirizzato verso nuovi massimi. Molti stanno già pensando di vendere tutto e portare a casa i guadagni.

Io non avrei così tanta fretta.

Nonostante la forte concentrazione del rally del mercato statunitense in titoli tecnologici diventati molto costosi negli ultimi 6 mesi e focalizzati sull’intelligenza artificiale, gli analisti affermano che Wall Street non è ancora in territorio di bolla.

L’indice S&P 500 è salito per 16 delle ultime 18 settimane e ha raggiunto un nuovo massimo storico venerdì, ma i guadagni sono stati fortemente concentrati tra i cosiddetti colossi tecnologici, cioè i Magnifici 7, guidati da quella vera “macchina da guerra” della finanza che è Nvidia.

Nel frattempo, la Federal Reserve americana dovrebbe iniziare a tagliare i tassi di interesse a giugno, fornendo potenzialmente un ulteriore vantaggio ai titoli tecnologici ad alta crescita. Jerome Powell ha affermato davanti al Congresso che la Fed non ha poi così tanta fretta di tagliare i tassi, ma prima o poi lo farà, statene certi.

La vastità del rally dell’indice S&P 500 e la natura “ristretta” che ha caratterizzato questa corsa al rialzo hanno suscitato qualche preoccupazione per una bolla di mercato e alcuni analisti addirittura hanno fatto paragoni con la bolla dot-com della fine degli anni ’90.

Se vi ricordate, nel gennaio 1995, quando la Fed concluse un ciclo di rialzi dei tassi di interesse che portarono il tasso dei fondi Fed al 6%, l’S&P 500 iniziò una corsa al rialzo che produsse oltre il 27% di rendimenti annualizzati nei successivi cinque e più anni.

Fino allo scoppio spettacolare della bolla nel marzo/aprile del 2000.

Come potete vedere nella tabella Bloomberg che segue, la corsa rialzista degli anni ’90 ha visto due fasi: una salita ampia e costante dall’inizio del ’95 alla metà del ’98, e poi una fase più ristretta ed esplosiva dalla fine del ’98 all’inizio del 2000.

Guardando a quello che è successo negli ultimi 6-9 mesi, sembra che le dinamiche e le correlazioni attuali sono simili alla seconda fase del mercato rialzista del 1998-2000. In certi casi, anche le valutazioni in termini di P/E del settore tecnologico non sono poi così lontane.

Eppure, nonostante le somiglianze a livello superficiale, è mia opinione che non esiste una bolla pronta a scoppiare, perché ci sono notevoli differenze negli utili, nei margini realizzati, nel flusso di cassa, nell’attività di IPO e di M&A.

Su queste ultime caratteristiche relative ai bilanci solidi e profittevoli delle aziende dell’S&P 500 e di quelle facenti parte del gruppo dei Magnifici 7 ho già scritto in due miei recenti articoli per Money.it Premium che potete leggere qui:

Lo scoppio della bolla speculativa di fine anni ‘90 sull indice SP500: confronto tra i tassi Fed (linea arancione) e indice SP500 (linea bianca) Lo scoppio della bolla speculativa di fine anni ‘90 sull indice SP500: confronto tra i tassi Fed (linea arancione) e indice SP500 (linea bianca) Fonte: Bloomberg

In 2 anni, dai massimi del 7 aprile del 2000 ai minimi dell’11 ottobre 2002 l’indice dimezza il suo valore passando da 1.508 a 780.

Le prime 10 società dell’S&P 500 rappresentano circa il 34% della capitalizzazione di mercato totale dell’indice, ma ribadisco che questa concentrazione è giustificata considerati gli utili stellari di queste aziende.

Tuttavia, ciò significa che è difficile per l’indice complessivo registrare un rialzo significativo senza la partecipazione del settore tecnologico, ma significa anche che l’indice è vulnerabile ai rischi idiosincratici di queste società, e segnatamente ad un crollo della profittabilità nei prossimi mesi. Crollo dei profitti che però non si vede all’orizzonte.

E con la Fed che nella seconda parte dell’anno taglierà i tassi, introducendo condizioni finanziarie ancora più favorevoli alle operazioni di M&A, alle operazioni di riacquisto azioni proprie sul mercato, alle operazioni di IPO. Insomma, tassi al ribasso e profitti ancora robusti daranno ancora benzina al motore del rally azionario.

Tuttavia, la svolta accomodante della Fed e la resiliente crescita economica degli ultimi mesi hanno consentito un miglioramento dell’ampiezza internazionale del mercato azionario, sia in termini settoriali che geografici, con gli indici europei e giapponesi che hanno toccato massimi storici nelle ultime settimane. Insomma, è come se la borsa americana stia trascinando con sé anche le altre borse internazionali. Perché anche gli altri indici sono fatti da società che chiudono i bilanci in utile.

Insomma, anche in Europa i guadagni azionari finora sono giustificati dai fondamentali, vale a dire dalle aspettative sulla politica monetaria della BCE dei prossimi mesi, e dalle generali prospettive di crescita della zona euro (fatta eccezione per la Germania), insieme a una forte stagione degli utili del quarto trimestre.

In generale, ma non è una legge della fisica, ogni bolla del mercato azionario ha bisogno di tre ingredienti per gonfiarsi:

  • una solida storia fondamentale di profittabilità aziendale,
  • una narrazione avvincente degli amministratori delegati delle aziende circa la crescita futura,
  • tanta liquidità nel sistema, accompagnata
  • un’elevata leva finanziaria (rapporto tra debiti e patrimonio netto).

Mentre il bull market guidato dall’intelligenza artificiale soddisfa i primi tre criteri, il quarto, quello dell’elevato indebitamento aziendale, sembra carente. Infatti, grazie al database di Bloomberg ho costruito un doppio grafico e sono andato a paragonare l’indicatore Debito netto/Ebitda con l’indicatore EPS (utile per azione) del paniere S&P 500 negli ultimi 34 anni, dal 1990 al 2024.

Osservate bene la tabella. Le aziende sono sempre meno indebitate e sono sempre più profittevoli, e questa caratteristica rende il rally del 2023-2024 profondamente diverso dal rally del 1995-2000. Questo rally ha le gambe solide. Quello del 1995-2000 le aveva di argilla.

Debito netto/Ebitda (linea bianca, scala di dx) e utile per azione (linea gialla, scala di sx) per l'indice SP500. Periodo: dal 1990 al 2024 Debito netto/Ebitda (linea bianca, scala di dx) e utile per azione (linea gialla, scala di sx) per l’indice SP500. Periodo: dal 1990 al 2024 Fonte: Bloomberg

Dopo l’eccessivo indebitamento dei primi anni 2000, quando debito netto/Ebitda era oltre 6x, ora siamo a 1.35x, mentre l’utile per azione - che nel 1990 era circa 8 dollari - ora ha toccato i 57 dollari. Le aziende dell’SP500 sono oggi molto meno indebitate, mediamente, di quanto non lo fossero nel 2000 e sono molto più redditizie oggi di quanto non fossero alla fine degli anni ‘90.

Quindi, non vendete la vostra posizione in azioni ed ETF azionari sul mercato americano: la liquidità è ancora abbondante, e la leva finanziaria non è a livelli preoccupanti e i tassi stanno per scendere a partire da questa prossima estate.

C’è anche da aggiungere che, finora, il Quantitative Tightening della Fed (cioè la riduzione del bilancio, con riduzione dei Treasury in portafoglio e drenaggio della liquidità in eccesso), di cui molti avevano paura, invece non ha comportato una gigantesca contrazione della liquidità negli Stati Uniti.

Una stima di JPMorgan di gennaio 2024 affermava che il mercato dei fondi monetari, delle commercial papers, e delle obbligazioni societarie a breve termine totalizzava oltre 7 trilioni di dollari, sintomo della abbondante cassa a disposizione delle imprese nei loro bilanci, oltre che nelle casse dei gestori dei fondi.

Ma attenzione: l’assenza di una bolla non implica necessariamente che il mercato continuerà a crescere indiscriminatamente. Prima o poi un consolidamento è necessario, anzi forse più di uno. Ma ogni pull-back degli indici avverrà comunque all’ interno del trend rialzista che rimane intatto per il 2024. E ogni storno sarà di breve durata, perché l’abbondante liquidità farà sì che gli investitori saranno di nuovo affamati di equity e rientreranno subito nel mercato appena vedranno prezzi da loro considerati appetibili.

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