E se questo governo volesse portarci davvero fuori dall’euro?

Sia Di Maio che Salvini sono diventati più moderati rispetto al passato; ma forse è solo facciata. E se questo governo volesse portarci davvero fuori dall’euro?

E se questo governo volesse portarci davvero fuori dall'euro?

Di Maio sembra essere diventato un difensore delle idee di Spinelli, macché, di Alcide De Gasperi. Salvini fa meno il brutto muso, anzi alle volte sta proprio a cuccia. Ma non è solo il passato antieuropeista dei due a far pensare che i propositi del passato siano rimasti. Sono le idee di uno dei nuovi senatori più in vista della Lega, Alberto Bagnai, che fanno pensare che l’atteggiamento moderato faccia parte di una strategia per l’eurexit.

Anche se l’unione monetaria è un progetto destinato al fallimento, uscire dall’euro non è una priorità della Lega”. Tante persone che hanno seguito le avventure accademiche e politiche del senatore Alberto Bagnai sono sobbalzati dalle loro sedie quando hanno letto questa sua dichiarazione alla Reuters.

Ma come, proprio tu che hai scritto libri contro l’euro, che hai scritto centinaia di post sul tuo blog per spiegarci che dobbiamo assolutamente uscirne, che pur dichiarandoti di sinistra ti sei candidato con la Lega perché è l’unico partito che secondo te pone seriamente il problema, ora ci dici che non è una priorità uscirne? Eppure, se andiamo a spulciare gli scritti del professore, potremmo sospettare che questa dichiarazione faccia in realtà parte di una strategia proprio per l’eurexit. E non è l’unico elemento che lo fa pensare.
Andiamo con ordine.

Il piano Bootle per l’eurexit

Nel 2011 il professor Bagnai dà alle stampe “Il tramonto dell’euro”, libro diventato di culto tra tutti coloro i quali ritengono la permanenza dell’Italia nella moneta unica europea un problema. Si tratta di una lunga spiegazione degli squilibri economici tra Paesi europei la cui conclusione è che l’unico modo per ripianare le asimmetrie (termine non a caso scelto anche per dare un nome al suo think tank) nel continente europeo è farla finita con l’euro. Non solo. Il libro presentava anche una strategia per uscirne davvero e tornare alla moneta nazionale.

E’ un piano che ha addirittura vinto un premio. L’economista britannico Roger Bootle, direttore del centro di ricerca Capital Economics, nel 2012 partecipò al Wolfson Economic Prize: quell’anno, chi avrebbe realizzato il piano per l’uscita dall’euro per i Paesi in crisi più sicuro possibile avrebbe vinto 25.000 sterline. Che è stato proprio Bootle a portarsi a casa. Evidentemente anche Bagnai è rimasto entusiasta del suo progetto, tanto da riportarlo nel suo libro.

L’idea ha un leit motiv importante: è assolutamente necessario mantenere la segretezza sulle intenzioni di uscita fino all’ultimo momento, o quasi. Dopo aver messo a punto i preparativi, la volontà di uscire deve essere annunciata di sabato, a mercati chiusi. Il governo dovrebbe dare un breve preavviso alla Bce e poi procedere. E lunedì, ripresentarsi dagli investitori con la nuova valuta nazionale.

Questo è l’unico modo, secondo Bootle, di evitare pesanti ritorsioni speculative e fughe di capitali. Nel frattempo, però durante la fase preparatoria, occorre mantenere il massimo livello di cooperazione con i partner europei, che deve proseguire anche dopo l’uscita.

Cosa fa pensare che M5S e Lega non abbiano rinunciato all’idea di abbandonare l’euro

Con noi al governo l’Italia rimarrà alleata dell’Occidente, del Patto atlantico, dell’Unione europea e monetaria”.

E ancora:

“L’Italia non può uscire da sola dall’euro, stiamo studiando un piano B”.

Questo il tenore delle dichiarazioni, rispettivamente, di Luigi Di Maio e Matteo Salvini dopo il voto del 4 marzo. Cambiamento di rotta, riscoperta di un convinto europeismo? Prima di rispondere, dovremmo ricordarci che le parole possono essere interpretate in più modi, e che ci si può servire dell’interpretazione più conveniente quando occorrerà renderne conto.

Non è quindi detto che il senso sia “no, non vogliamo uscire più dall’euro”, ma “ne vogliamo uscire, ma in pace ed armonia con gli altri Paesi”. Tanto è vero che quando M5s e Lega si sono seduti al tavolo per scrivere un programma di governo congiunto, hanno pensato di introdurre regole per uscire dalla moneta unica. Poi, quando tutto è stato scoperto, hanno dichiarato che quella bozza era “superata” e che si è deciso di “non mettere in discussione l’euro”.

Ma davvero si può pensare che dopo anni di euroscetticismo convinto da parte delle due forze politiche, in colloqui con verbali rimasti segreti (i pentastellati hanno pubblicato solo video senza audio delle trattative, alla faccia della trasparenza) non si sia convenuto che si potrebbe effettivamente tornare alla lira?

Insomma, sicuramente sia Di Maio che Salvini sono diventati più moderati rispetto al passato; ma forse è solo facciata. L’atteggiamento istituzionalmente corretto e il ribadire la volontà di cooperare con gli alleati fa parte di una strategia di uscita sicura, secondo una delle principali nuove leve della Lega (chissà, magari anche del nascituro governo). O al limite, se qualcosa dovesse andare storto nei piani, sarà un comportamento che potrebbero spendere in altro modo, per accreditarsi presso le alte sfere Ue. Bene saperlo.

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