Se dovessi comprare solo un titolo azionario, dovrebbe essere questo

Donato De Angelis

20 Ottobre 2025 - 07:51

Un colosso globale con marchi iconici, strategie di crescita solide e una capacità unica di trasformare creatività e tecnologia in valore nel tempo.

Se dovessi comprare solo un titolo azionario, dovrebbe essere questo

Immagina di poter investire una somma significativa - “tutto” del tuo capitale d’investimento, contraddicendo ogni buona regola di money management - in un’unica società che intendi detenere nel lungo termine. Quale dovresti scegliere? Non un titolo “che va di moda”, né un’azione ultra speculativa di certo. Ma una società con caratteristiche strutturali solide, vantaggi competitivi e dati finanziari indiscutibili.

Come questo gigante del mondo digitale che controlla piattaforme diffuse a livello globale, alimenta un ecosistema di servizi che spaziano dalla ricerca online al cloud computing, dai sistemi operativi all’intelligenza artificiale. Nel corso degli ultimi trimestri ha generato flussi di cassa liberi consistenti, con margini operativi stabili, e dispone di riserve liquide che le permettono di innovare e sperimentare in iniziative secondarie senza compromettere il core business.

Eppure, non è una scommessa puramente legata al trend della tecnologia. Il suo modello beneficia di accesso ai dati e un posizionamento di leadership in mercati chiave con un’altissima barriera all’ingresso - il che significa pochi, pochissimi competitor. Mentre il mondo guarda verso la “next big thing”, questa azienda resta radicata su fondamentali che resistono al tempo e alle mode del momento.

Qual è il titolo? Alphabet Inc.

Perché scegliere Alphabet

Ha un posizionamento dominante nei motori di ricerca e nella pubblicità digitale, con Google Search che controlla oltre il 90% del mercato globale della ricerca online. YouTube continua ad essere un “must” nei consumi di contenuti video, con una penetrazione altissima e tempi di fruizione notevoli.

Consideriamo anche la crescita nel cloud e la sua redditività. Google Cloud è uno dei maggiori attori nel cloud computing, nell’ultimo trimestre ha registrato una crescita anno su anno pari a circa il 28% nei ricavi, contribuendo con 2,2 miliardi di dollari all’utile operativo.

In termini di flussi di cassa, l’azienda ha generato circa 19 miliardi di dollari solo negli ultimi tre mesi.

Alphabet detiene un ammontare di liquidità da capogiro - contanti, equivalenti e titoli facilmente disinvestibili - che le conferisce un margine di manovra non indifferente per sperimentare progetti, assorbire shock o finanziare acquisizioni. Il suo portafoglio di “Other Bets” - in primis Waymo, veicoli a guida autonoma - è un laboratorio con un’ottica di lungo termine: non performa alla pari oggi, ma ha potenzialità disruptive.

Il titolo scambia con un rapporto prezzo/utile forward (P/E) di circa 18,1×, mentre le previsioni degli analisti stimavano una crescita annua degli utili per azione (EPS) intorno al 12,8% per il periodo 2024-2027. In altre parole, la valutazione appare ragionevole, con spazio per una crescita potenziale.

I rischi da non ignorare

Nessun titolo è privo di rischi, e nel caso di Alphabet ce n’è uno particolarmente rilevante: l’intervento regolamentare governativo, specialmente negli Stati Uniti.

La posizione dominante nei mercati della ricerca e della pubblicità ha attirato l’attenzione delle autorità antitrust. Alcuni osservatori stanno esaminando la possibilità che Alphabet venga spinta a dismettere parti del suo business (per esempio, separare YouTube o far sì che altre imprese possano competere maggiormente).

Un’eventuale “forzatura” sul fronte delle divisioni aziendali - qualunque forma essa assuma -potrebbe creare valore (se i segmenti si valorizzano separatamente), ma introdurrebbe anche incertezza e complessità nel breve-medio termine.

Da non sottovalutare anche il rischio che delle innovazioni disruptive da rivali emergenti, o nuove regolamentazioni sui dati o cambiamenti radicali nei modelli digitali compromettano parte del vantaggio competitivo di Google. Non è un’ipotesi remota, specie in un contesto in cui si dibattono AI, privacy, monopolio tecnologico.

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