Alcune azioni di Piazza Affari hanno una caratteristica che altre non hanno. E quando ci concentriamo troppo su analisi tecnica e multipli, spesso dimentichiamo un fattore che, seppur invisibile nei grafici, muove i prezzi con una forza sotterranea: l’effetto “networking”. In gergo finanziario anglosassone si parla di “follow the leader”, seguire i grandi investitori, capire dove si muove il capitale istituzionale e tentare di anticiparne le conseguenze.
Ma cosa accade se il “leader” in questione non è un hedge fund, né un miliardario, ma...lo Stato italiano? Ebbene sì. E i numeri, sorprendentemente, dicono che alcune di queste partecipazioni hanno performato meglio del mercato.
Lo Stato come “investitore inconsapevole”
Lo Stato non è un trader, e nemmeno un investitore orientato al profitto di breve periodo. Le sue partecipazioni hanno motivazioni strategiche: controllo delle infrastrutture, sicurezza energetica, innovazione tecnologica. La stabilità del cash flow, i dividendi generosi e un ruolo cruciale nei settori chiave dell’economia hanno reso questi titoli una componente difensiva, ma con un twist interessante: spesso, si muovono in anticipo rispetto ai cicli di mercato.
1) Enel – il colosso dell’energia (5,34% yield, P/E 14x)
Negli ultimi anni Enel ha cavalcato la transizione energetica, espandendo la presenza internazionale nelle rinnovabili e digitalizzando le reti di distribuzione. Il mercato sembra aver premiato la capacità di adattarsi al contesto regolatorio europeo e di mantenere una politica di dividendo stabile. Con un P/E intorno a 14x, Enel resta su multipli ragionevoli rispetto ai peer, mentre il rendimento da dividendo superiore al 5% conferisce appeal difensivo. La vera forza? Il cash flow costante generato dai business regolati, che riduce la sensibilità ai cicli macroeconomici.
2) Eni – la “nuova” compagnia energetica (6,60% yield, P/E 17x)
Da tradizionale major del petrolio, Eni si è trasformata in un player ibrido, dove l’upstream resta profittevole ma la strategia punta su biocarburanti e gas naturale. Il mercato ha rivalutato la società, premiando la disciplina finanziaria e la capacità di remunerare gli azionisti. Il dividend yield vicino al 7% e il buyback costante continuano a sostenere la domanda. Tuttavia, la ciclicità del prezzo del greggio continua a rappresentare una variabile non trascurabile.
3) Leonardo – la difesa che vola (1% yield, P/E 27x)
Leonardo è forse il titolo che più ha beneficiato del nuovo contesto geopolitico. Con la spesa per la difesa europea in crescita, l’azienda ha visto espandersi ordini, margini e visibilità sui ricavi futuri. Il P/E di 27x riflette le aspettative elevate su crescita e consolidamento nel settore. Il dividendo resta modesto, ma il vero valore sta nella pipeline tecnologica e nei contratti a lungo termine.
4) Fincantieri – il ritorno del mare (P/E 57x)
P/E altissimo, vero, ma anche sintomo di aspettative forti. Dopo anni difficili, Fincantieri ha beneficiato del boom della domanda militare e della ripresa del settore crocieristico.
Gli investitori istituzionali la guardano con interesse crescente, specie alla luce dei nuovi programmi europei sulla difesa e del consolidamento industriale.
5) Monte dei Paschi – da simbolo di crisi a rinascita (12% yield, P/E 6x)
Una delle storie più sorprendenti del mercato italiano. Dopo anni di difficoltà, MPS è tornata a essere profittevole, con un dividendo a doppia cifra e multipli ancora compressi. La banca oggi è molto più efficiente, con ratio patrimoniali solidi e cost/income in calo. Il titolo riflette un caso di “value recovery” puro.
6) STMicroelectronics – la tech che parla italiano (1% yield, P/E 40x)
Anche se formalmente franco-italiana, STMicro è una delle gemme tecnologiche di Piazza Affari. La domanda per chip industriali e automotive l’ha spinta ai massimi storici. Il P/E di 40x può sembrare eccessivo, ma riflette la natura growth del business. La capacità di mantenere margini elevati anche in contesti di rallentamento ciclico mostra una gestione operativa d’eccellenza. In un’ottica di medio-lungo periodo, ST resta un titolo da leadership tecnologica europea.
7) Poste Italiane – la solidità che paga (5,16% yield, P/E 12x)
Poste ha saputo reinventarsi, trasformandosi da operatore postale tradizionale a ecosistema finanziario. Il contributo crescente di servizi bancari e assicurativi ha rafforzato la stabilità dei ricavi e il margine operativo. Un P/E di 12x e un rendimento del 5% rendono il titolo appetibile in ottica di dividendo. Inoltre, il controllo statale garantisce continuità e governance stabile, elementi rari in un mercato volatile.
8) Terna – il custode dell’equilibrio elettrico (4,43% yield, P/E 16x)
Terna rappresenta l’archetipo del business regolato: ricavi stabili, flussi prevedibili e payout generoso. L’interesse crescente per le infrastrutture energetiche europee ha portato il titolo a livelli record. Il suo beta ridotto la rende ideale come componente difensiva in portafoglio.
9) TIM – l’incognita che resta “viva”
Forse il caso più complesso. Il processo di ristrutturazione ha ridisegnato la struttura del gruppo, aprendo uno scenario nuovo. I fondamentali restano fragili, ma il mercato scommette su una riduzione del debito e un ritorno graduale alla redditività. Se la strategia industriale funzionerà, TIM potrebbe tornare protagonista.
Lo Stato, il “follower” che non segue nessuno
Lo Stato non è un trader, e non c’è una vera logica di “follow the leader” come nel modello americano, dove fondi come Berkshire Hathaway dettano i trend. Tuttavia, è curioso notare come molte aziende con partecipazione pubblica abbiano registrato risultati eccellenti, spesso con multipli ancora contenuti e dividendi solidi.