La bolla è qui? È appena arrivato un messaggio enigmatico che divide il mercato

Tommaso Scarpellini

3 Novembre 2025 - 18:19

Il profeta del 2008 torna a parlare di bolla, ma questa volta il mercato non sa se credergli o riderci sopra. E se avesse ragione di nuovo?

La bolla è qui? È appena arrivato un messaggio enigmatico che divide il mercato

Dopo due anni di silenzio, il grande investitore che previde la crisi del 2008 torna a parlare di “bolla”. E lo fa nel modo più enigmatico possibile: con un post su X, dal tono criptico, accompagnato da un’immagine di Christian Bale nei panni del suo alter ego cinematografico in The Big Short. Bastano poche parole per riaccendere un dibattito feroce tra analisti, trader e investitori di tutto il mondo: “A volte vediamo bolle. A volte, c’è qualcosa da fare al riguardo”.

Chi conosce Michael Burry sa che ogni sua dichiarazione pesa. Non è solo un nome leggendario per aver previsto il collasso dei mutui subprime, ma anche un personaggio capace di muovere sentiment e flussi sui mercati globali. Tuttavia, questa volta, il suo messaggio lascia spazio all’interpretazione.

Un messaggio enigmatico che divide il mercato

Non è chiaro a cosa si riferisse Burry. Ma il tempismo, come sempre, è perfetto. L’attenzione si è subito spostata sulla possibile bolla AI, quella che secondo molti sarebbe la nuova “dot-com” del XXI secolo. Le valutazioni record di colossi come Nvidia, Meta e Microsoft, unite ai multipli forward P/E dell’S&P 500 tornati su livelli paragonabili al 1999, alimentano da mesi la paura di un repricing imminente.

Gli indicatori macro-finanziari sembrano dare ragione ai pessimisti: il CAPE Shiller index è tornato sopra quota 35, il cosiddetto “Buffett Indicator” (rapporto tra capitalizzazione di mercato e PIL) ha superato il 200%, e il rendimento reale dei Treasury decennali si è riportato in territorio positivo. Tutti segnali che storicamente hanno anticipato fasi di correzione o stagnazione.

Chi crede ancora a Burry

C’è una corrente di pensiero molto precisa: Burry non si è mai sbagliato davvero, si è solo mosso in anticipo. Nel 2008, quando nessuno voleva sentire parlare di una crisi dei mutui, fu il primo a comprare credit default swap sulle banche. Venne deriso, abbandonato dagli investitori del suo fondo e accusato di essere folle. Ma dopo, la realtà gli diede ragione, e Scion Capital mise a segno oltre il 400% di performance.
Oggi, i suoi sostenitori vedono lo stesso schema: una nuova bolla, questa volta tecnologica, che si gonfia nell’indifferenza generale. “Ha solo anticipato di nuovo”, sostengono, ricordando come già nel 2023 avesse lanciato un celebre “SELL” sui mercati americani, poi smentito dal bull market che ne è seguito. Per loro, il 2023 non fu un errore, ma un preavviso. E oggi, con le valutazioni fuori scala e la liquidità che torna a spingere gli asset rischiosi, il rischio sistemico sarebbe più alto di quanto appaia.

Chi invece lo considera un segnale contrarian

Dall’altra parte, c’è chi legge le parole di Burry come un segnale contrario: se anche il più famoso profeta di sventure torna a parlare di bolla, forse il mercato è destinato a salire ancora.
Del resto, la sua previsione del 2023 è stata considerata una delle peggiori della storia recente, un “sell” lanciato poco prima di uno dei rally più forti dell’ultimo decennio.
Molti operatori professionali, in particolare gli hedge fund quantitativi e i desk macro, interpretano le uscite di Burry come termometro di eccessivo pessimismo retail: “Quando l’investitore medio inizia a temere una bolla, di solito è già tardi per venderla.”
In questa prospettiva, il post di Burry non segnalerebbe la fine del ciclo, ma un punto intermedio, il momento in cui la paura rientra nel pricing e offre nuovo spazio per un’ulteriore espansione dell’equity.

Cosa dicono i dati del suo fondo

Uno sguardo ai file 13F di Scion Asset Management al 30 giugno 2025 rivela molto più di quanto sembri.
Ecco le principali posizioni:
Top Buys (CALL):

  • UnitedHealth Group (UNH)
  • Regeneron Pharmaceuticals (REGN)
  • Lululemon Athletica (LULU)
  • Meta Platforms (META)
  • Estee Lauder (EL)

Top Sells (PUT):

  • Nvidia (NVDA)
  • Alibaba (BABA)
  • PDD Holdings (PDD)
  • JD.com (JD)
  • Trip.com (TCOM

Il messaggio è chiaro: Burry resta bearish sulla tecnologia, in particolare sull’hype dell’intelligenza artificiale, e al tempo stesso mostra interesse per settori più difensivi o “value”, come la sanità e il consumo discrezionale premium. In altre parole, sembra scommettere su un ribilanciamento del mercato, dove i titoli più sopravvalutati potrebbero subire prese di profitto e quelli trascurati tornare protagonisti.

Una lezione di prudenza (più che di paura)

La storia insegna che le bolle non esplodono quando tutti le vedono, ma quando smettono di sembrare tali. Il suo messaggio potrebbe essere interpretato anche in modo meno apocalittico: non un invito a “scappare dai mercati”, ma un monito a riconoscere i limiti della razionalità collettiva. “A volte l’unica mossa vincente è non giocare” non significherebbe vendere tutto, ma forse ridurre l’esposizione, aumentare la selettività, e mantenere un margine di sicurezza in portafoglio.
In un contesto di euforia da AI, tassi in calo e volatilità compressa, la vera bolla potrebbe non essere nei prezzi, ma nella fiducia. E forse è proprio questo che Burry, ancora una volta, cerca di ricordare a tutti.

Quindi sì, il pubblico è diviso. Da un lato chi lo vede come un visionario che anticipa gli eventi, dall’altro chi lo considera un anacronismo, una voce fuori tempo massimo.
Ma come sempre, la verità non sta nei tweet o nelle etichette di “bull” e “bear”. Sta nella capacità di guardare ai numeri con distacco, e alle storie di mercato con umiltà.