Scuola, l’OMS dà ragione ad Azzolina: “Deve restare aperta”

Scuola: per l’OMS ha ragione la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina sottolineando che deve restare aperta e i rischi della chiusura durante l’incontro con il Miur. Intanto ancora non si hanno dati pubblici sufficienti per capire quanti sono i contagi.

Scuola, l'OMS dà ragione ad Azzolina: “Deve restare aperta”

Scuola: l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dà ragione alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina circa la chiusura. La scuola deve restare aperta perché non rappresenta la fonte primaria di contagio secondo l’OMS che sostiene di fatto l’operato degli Stati che non hanno chiuso. L’organizzazione si è espressa proprio in prossimità del World Children’s Day, Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza 2020 che cade oggi 20 novembre.

La titolare di Viale Trastevere ha infatti incontrato proprio ieri in videoconferenza i rappresentanti dell’OMS e dell’ UNESCO per un confronto sulle misure che riguardano la scuola nei diversi Paesi europei in piena pandemia.

Ricordiamo che la ministra Azzolina ha sempre sostenuto la necessità di una scuola aperta per tutti e nonostante le resistenze ha dovuto poi capitolare davanti all’ultimo DPCM in vigore dal 6 novembre che ha imposto la didattica a distanza in tutte le scuole superiori d’Italia e nelle classi seconde e terze delle scuole medie delle zone rosse.

L’OMS sostiene la necessità di una scuola aperta, perché la chiusura può generare disagio psicologico e dispersione scolastica. Per l’Organizzazione la Scuola non è la principale fonte di contagio, neanche in Italia, ma i dati pubblici nel nostro Paese non sono ancora reperibili.

Scuola: l’OMS sostiene Azzolina perché resti aperta

Si è avuto ieri l’incontro per parlare di scuola tra l’OMS, UNESCO e ministra Azzolina. L’OMS sostiene che la scuola debba restare aperta e che se ne debba il più possibile limitare la chiusura.

Hanno partecipato all’incontro in videoconferenza per l’OMS, il direttore regionale per l’Europa, Hans Kluge, e il direttore vicario, dell’OMS, Ranieri Guerra. Per l’UNESCO ha partecipato il Direttore delle Politiche per l’apprendimento permanente, Borhene Chakroun. Per l’Italia, oltre alla Ministra, hanno partecipato il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, il Coordinatore del Comitato tecnico-scientifico per l’emergenza, Agostino Miozzo, il Presidente della Società Italiana di Pediatria, Alberto Villani, il Direttore dell’INAIL, Sergio Iavicoli.

“Le scuole devono restare aperte. I bambini e gli adolescenti non sono considerati fonti principali di trasmissione del coronavirus.”

Ha sostenuto l’OMS che ha aggiunto:

“Possediamo una vasta gamma di pratiche nazionali per inseguire il virus senza perseguitare le persone. Siamo stati in grado di garantire un apprendimento sicuro per i nostri figli mantenendo la stragrande maggioranza delle scuole aperte per quasi cento giorni consecutivi.”

Come fa sapere il Miur in un comunicato, durante l’incontro l’OMS sulla base di dati e informazioni aggiornati ha ribadito la necessità di mantenere i provvedimenti di chiusura delle scuole il più limitati possibile e circoscritti, garantendo la massima attenzione agli studenti in difficoltà.

Inoltre, comunica il Miur come abbiamo anticipato, che è stata condivisa la preoccupazione per le conseguenze che una chiusura prolungata delle scuole può comportare in termini di impatto psicologico e di dispersione scolastica. L’OMS ha sottolineato in conclusione l’importanza fondamentale della scuola aperta e della didattica in presenza.

La ministra Azzolina dal canto suo, sostenuta dunque nelle sue convinzioni dalle parole dell’OMS, ha dichiarato:

“Come Ministra sono convinta che dobbiamo fare ogni possibile sforzo per tenere le scuole aperte. È un nostro dovere garantire un’istruzione di qualità alle nostre studentesse e ai nostri studenti. Quando le regole sono rispettate le scuole sono fra i luoghi più sicuri per i nostri ragazzi.”

I dati pubblici sui contagi a Scuola: dove sono?

A sollevare il problema dei dati pubblici dei contagi a scuola è Il Fatto Quotidiano che sottolinea come sia difficile a oggi reperirne di aggiornati.

Tre settimane fa il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, aveva annunciato un focus sulla scuola che a oggi non è ancora arrivato. Lo stesso aveva dichiarato:

“La curva che noi oggi abbiamo di crescita è analoga a quella della popolazione generale ma è altrettanto vero che stiamo collaborando strettamente con il ministero dell’Istruzione per analizzare i dati e per poter fornire un’analisi un po’ più dettagliata che uscirà nelle prossime giornate anche per manifestare la massima attenzione e per fare in modo di tutelare da una parte il funzionamento della scuola dall’altra la salute di tutta la popolazione”.

I dati pubblici sui contagi tra i bambini sono spariti e come sottolinea il Fatto fonti del ministero confidano che la difficoltà sia quella di reperire le informazioni dalle Asl sui tamponi. I dati più recenti sembrano essere quelli della Società Italiana di Pediatria:

“Sono 126.622, pari a circa il 12% dei contagiati, i bambini e gli adolescenti che durante la pandemia sono risultati positivi al Covid-19, di cui 36.622 nella fascia 0-9 anni e 90mila nella fascia 10-19 anni (fonte: Istituto Superiore di Sanità). Sinora la maggior parte di loro ha manifestato forme cliniche lievi, con un tasso di letalità fortunatamente bassissimo ma, se i contagi dovessero aumentare ulteriormente, anche i soggetti in età evolutiva, soprattutto quelli fragili con patologie preesistenti, potrebbero andare incontro a problemi di salute più importanti.”

Il dato è generale e non dettagliato, pertanto non abbiamo effettivamente contezza di quello che è il contagio a scuola in attesa del report dell’ISS. Per il momento la scuola secondaria di secondo grado resta chiusa e stando al DPCM in vigore la didattica a distanza continuerà fino al 3 dicembre prossimo in tutta Italia.

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