La “scomoda verità” sulla lotta all’inflazione: un crollo finanziario è in arrivo?

Violetta Silvestri

27/06/2023

La lotta all’inflazione delle banche centrali ha una scomoda verità secondo il Fmi: fermare i prezzi sarà difficile, con il rischio di recessione o crollo finanziario. Cosa accadrà?

La “scomoda verità” sulla lotta all’inflazione: un crollo finanziario è in arrivo?

Nella lotta globale all’inflazione, a colpi di tassi di interesse sempre più alti, si nasconde una “scomoda verità”: le banche centrali devono accettare che potrebbero dover tollerare un periodo più lungo di prezzi al di sopra del loro obiettivo del 2% per evitare una crisi finanziaria.

L’allerta è del Fondo monetario internazionale. Gita Gopinath ha dichiarato alla conferenza annuale della Banca centrale europea a Sintra, in Portogallo, che i politici rischiano di trovarsi di fronte a una dura scelta tra risolvere o evitare un futuro crollo finanziario tra Paesi fortemente indebitati e aumentare i costi di prestito abbastanza da domare l’inflazione ostinata.

La verità, che non rincuora, è che forse c’è troppo ottimismo sulla capacità di mantenere l’equilibrio economico e finanziario in questa corsa contro l’inflazione, dall’esito incerto. Perché si parla di scomoda verità e perché nuove turbolenze sono all’orizzonte.

Nella lotta all’inflazione c’è una scomoda verità: banche centrali nel baratro?

Mentre l’inflazione continua a sconvolgere mercati ed economia reale, con l’aggiunta di costi di indebitamento sempre più alti a scuotere imprese e consumatori, le strategie aggressive delle banche centrali potrebbero tardare a fare effetto. Con il rischio di innescare terremoti finanziari.

Le banche centrali hanno alzato i tassi di interesse a un ritmo sostenuto nell’ultimo anno e mezzo per contrastare un’impennata storica dei prezzi, ma hanno costantemente sottovalutato le pressioni inflazionistiche.

Descrivendo quelle che ha definito “verità scomode”, Gita Gopinath ha sostenuto che la comunità finanziaria potrebbe essere troppo ottimista riguardo al costo e alla difficoltà nel domare l’inflazione, il che aumenta quindi il rischio che le banche centrali non siano in grado di gestire nuove stabilità in agguato.

L’inflazione sta impiegando troppo tempo per tornare all’obiettivo, ha detto Gopinath. “Mentre l’inflazione primaria è diminuita in modo significativo, l’inflazione nei servizi è rimasta elevata e la data entro la quale si prevede di tornare all’obiettivo potrebbe slittare ulteriormente”.

Un tale ritardo sarebbe costoso, quindi le banche centrali devono mantenere una politica rigorosa, nonostante un ovvio costo per la crescita, ha affermato.

Come evitare una crisi catastrofica, con prezzi ancora alti e rallentamento economico e dell’occupazione? Un ruolo devono giocarlo anche i Governi. Gli Stati, infatti, potrebbero anche aiutare a combattere l’inflazione riducendo la spesa finanziata dal deficit per tagliare la domanda e ridurre quindi l’importo di cui la Bce ha bisogno per aumentare i tassi, secondo il Fmi.

“Date le condizioni economiche che abbiamo, sia a causa dell’elevata inflazione che dei livelli di debito record, Stati e Bce dovrebbero agire con un inasprimento della politica fiscale, ha affermato Gopinath. “Se guardi ai deficit fiscali previsti per molti Paesi del G7, sembrano troppo alti per troppo tempo”.

L’invito ai governi dell’Ue è di accettare nuove regole per ridurre i loro deficit di bilancio e livelli di debito, che sono aumentati oltre il 100% del prodotto interno lordo in molti paesi, tra cui Francia e Italia, e a creare un unico sistema di assicurazione dei depositi per tutte le banche della zona euro sostituire l’attuale mosaico di sistemi nazionali.

Il governo degli Stati Uniti ha fornito ulteriori garanzie sui depositi per alleviare la crisi delle banche statunitensi innescata dal crollo della Silicon Valley Bank a marzo.

Potresti avere un episodio di quel tipo, o qualcosa di più grave di quello, in cui non è politicamente fattibile ottenere quel tipo di sostegno fiscale, ha detto Gopinath al Financial Times. “Oppure hai a che fare con soggetti non bancari, nel qual caso diventa politicamente molto difficile [intervenire per evitare il peggio]”.

Un nuovo crollo finanziario può sconvolgere i mercati

La “scomoda verità” di un’inflazione difficile da domare si traduce nella possibilità che un crollo finanziario torni a scuotere i mercati globali.

L’allarme è sempre del Fmi. Gli investitori sembrano eccessivamente ottimisti sul percorso dell’inflazione e non vedono un grande impatto sulla crescita economica, ma questa combinazione - tassi alti e ripresa senza rallentamenti - appare improbabile, soprattutto se i tassi elevati persistono più a lungo di quanto attualmente previsto, ha affermato Gopinath.

Una volta che un nuovo stress colpirà i mercati, i prezzi delle attività potrebbero rivalutarsi, innescando potenzialmente il tipo di turbolenza finanziaria vista intorno al crollo della Silicon Valley Bank e alla vendita del Credit Suisse all’inizio di quest’anno, ha avvertito il Fmi.

Mentre le banche centrali sono state irremovibili sul fatto di avere gli strumenti per gestire sia i rischi di prezzo che di stabilità finanziaria, la realtà è che i loro poteri sono limitati quando lo stress finanziario minaccia di trasformarsi in una crisi sistemica.

“Le tensioni finanziarie potrebbero generare tensioni tra i prezzi delle banche centrali e gli obiettivi di stabilità finanziaria. Sebbene le banche centrali non debbano mai perdere di vista il loro impegno per la stabilità dei prezzi, potrebbero tollerare un ritorno un po’ più lento all’obiettivo di inflazione per evitare lo stress sistemico”, secondo Gopinath.

Non solo. Turbolenze finanziarie nell’Eurozona possono anche avere diversi effetti regionali, con gli spread [dei tassi di interesse] che aumentano maggiormente in alcune economie ad alto debito (come l’Italia) e questo potrebbe amplificare altre vulnerabilità derivanti dall’indebitamento delle famiglie e da mutui a tasso variabile sempre più insostenibili.

Gopinath ha però affermato nel suo discorso che la Bce e le altre banche centrali dovrebbero essere pronte a reagire “con forza ai segnali di inflazione persistente anche se ciò porta a un raffreddamento molto maggiore nei mercati del lavoro”.

Tradotto: la situazione economica e finanziaria globale, e in Europa soprattutto, è piuttosto complicata. Le banche centrali devono continuare a essere aggressive per freddare un’inflazione ancora calda che sta erodendo il potere di acquisto. Con la certezza, però, che questo rallenterà l’economia, la domanda, l’occupazione. Recessione e stress dei mercati sono alle porte.

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