Ritardo al lavoro: come giustificarlo, cosa si rischia e quando scatta il licenziamento

Simone Micocci

18 Ottobre 2022 - 12:06

Cosa rischia chi fa tardi al lavoro? È il contratto collettivo di riferimento a determinare le conseguenze, ma ci sono comunque una serie di obblighi che mettono il dipendente al riparo da sanzioni.

Ritardo al lavoro: come giustificarlo, cosa si rischia e quando scatta il licenziamento

Cosa rischia chi arriva in ritardo al lavoro? Una domanda lecita: d’altronde un imprevisto può capitare e non sempre partire di casa con largo anticipo garantisce la puntualità.

Dalla sveglia che non suona a un imprevisto nell’accompagnare i figli a scuola, o anche ragioni che non dipendono dalla propria volontà come il traffico per un incidente trovato per strada o il treno in ritardo: le ragioni che possono comportare un ritardo al lavoro sono diverse ed è per questo che è bene capire cosa fare per giustificarsi e quali possono essere le conseguenze.

Il rispetto dell’orario di lavoro, sia di entrata che di uscita, è di fondamentale importanza ai fini della corretta esecuzione delle proprie attività, ragion per cui venendo meno a un tale obbligo si è soggetti a sanzioni disciplinari. Anche se alcune volte non si può evitare di fare ritardo al lavoro, per il dipendente ci sono una serie di obblighi che lo mettono al riparo da eventuali sanzioni disciplinari, come può essere un semplice richiamo scritto o persino il licenziamento, come tra l’altro confermato dalla Corte di Cassazione.

Vediamo, dunque, come comportarsi in caso di ritardo al lavoro, in quali casi si può essere giustificati e quali sono le conseguenze per il dipendente.

Cosa fare quando si fa tardi al lavoro?

Indipendentemente da qual è la ragione che comporta il ritardo, è opportuno informare l’azienda non appena si acquista la consapevolezza di non riuscire ad arrivare puntuali.

Un imprevisto può sempre capitare, ma è bene che il datore di lavoro ne venga tempestivamente informato, per poi essere aggiornato sull’evoluzione della situazione. L’avviso può arrivare con qualunque mezzo: una telefonata o anche un semplice messaggio su Whatsapp, così che il datore di lavoro possa trovare una soluzione per organizzare le attività in vostra assenza.

Senza dimenticare poi che, qualora disponibili, potete chiedere al datore di lavoro di fruire di qualche ora di permesso qualora l’imprevisto non sia risolvibile in poco tempo.

Come giustificare il ritardo?

Le ragioni che comportano il ritardo possono essere diverse; l’importante, come detto sopra, è avvisare tempestivamente il datore di lavoro.

Specialmente quando si tratta di un episodio isolato, il datore di lavoro potrebbe comunque tollerare il ritardo, indipendentemente da qual è il motivo che lo ha provocato, ma in caso di recidiva è bene dimostrare che si è trattato di un imprevisto che non si poteva evitare con un atteggiamento maggiormente diligente.

Non si può giustificare un ritardo ripetuto dicendo, ad esempio, che non è suonata la sveglia, mentre maggiore comprensione ci sarà in caso di ritardo del treno, anche se il dipendente dovrà dimostrare di essere partito con largo anticipo, considerando quindi anche eventuali imprevisti.

Facciamo un esempio: Tizio attacca al lavoro alle 8:30 e il tempo di percorrenza dalla stazione al lavoro è di 1 ora. Questo non può prendere il treno alle 7:30 e poi incolpare il ritardo del treno qualora non riesca a rispettare l’orario di entrata, almeno non più di una volta. Potrebbe, infatti, anticipare la partenza per mettersi a riparo da eventuali ritardi, così da essere puntuale al lavoro.

Quel che è importante sottolineare è che le scuse per il ritardo al lavoro devono essere oggettive e dimostrabili, e per poter evitare una sanzione disciplinare bisogna, oltre ad aver assolto l’obbligo di comunicazione al datore di lavoro, dimostrare di aver fatto quanto possibile per arrivare comunque puntuali.

Quali sanzioni per chi arriva in ritardo al lavoro?

La normativa rimanda ai singoli contratti collettivi di lavoro la determinazione delle sanzioni previste per chi fa ritardo al lavoro. Ad esempio, ci sono Ccnl che stabiliscono che eventuali ritardi vadano comunque recuperati in uscita, il giorno stesso o comunque entro un certo termine, altri che invece fissano una decurtazione dello stipendio.

Specialmente in caso di recidiva, poi, possono esserci delle sanzioni disciplinari ai danni del dipendente. E, qualora ne sussistano i presupposti è possibile procedere anche con il licenziamento disciplinare.

Ricordiamo che il principio su cui deve essere fondata una sanzione disciplinare è l’essere proporzionale all’evento contestato. Ecco quindi che un ritardo ripetuto nel tempo, specialmente se non giustificato e senza aver prima avvisato l’azienda, può legittimare l’azienda a legittimare l’interruzione del contratto di lavoro.

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