In questo Paese gran parte dei lavoratori ha finito la giornata alle 15:00, ma non basta. Si punta a togliere un giorno settimanale.
Gran parte del mondo è ancora strettamente legata a una visione assai superata del lavoro, in cui si lega ancora il risultato alla quantità di ore lavorate, al controllo da parte del datore e al sacrificio di altre sfere della vita. Produttività, straordinari, orari che superano anche i limiti di legge sono alla base di un pensiero che ancora fa da padrone. Si teme che lo smartworking e la settimana corta ledano gli interessi aziendali, non considerando che la serenità del personale li favorisce. Certo, esistono i contratti part-time, ma stanno diventando un incubo in un momento in cui neanche full-time e straordinari permettono di arrivare a fine mese senza preoccupazioni. Difficoltà che vari Paesi condividono, confrontandosi con numerose strategie e affrontando diverse sfide.
Poi, c’è chi emerge da questo mare con orari corti e soddisfazione generale, senza compromettere la felicità dei cittadini. Si parla della Norvegia, dove moltissimi cittadini finiscono di lavorare alle 15 e non perché tutti inizino all’alba, ma perché la media di ore settimanali lavorate non raggiunge le 34 ore. Nonostante ciò, non sembra che l’economia norvegese stia collassando perché i lavoratori dipendenti non rimangono in ufficio oltre la chiusura e la nazione continua a spiccare per felicità e aspettativa di vita. Ma non guardiamo al caso con lo stereotipo che accompagna i Paesi nordici. Pure Oslo ha le sue difficoltà nel mondo del lavoro, riguardanti proprio l’orario ridotto. Non è però il caso di puntare il dito e usarla come tesi a sostegno dell’organizzazione oraria più comune, visto che, insieme alle soluzioni in programma, ci dimostra tutto il contrario. Per superare le criticità, infatti, la Norvegia punta a una settimana lavorativa di 4 giorni.
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In Norvegia si esce già dal lavoro alle 15:00
In Norvegia molti cittadini finiscono la giornata lavorativa intorno alle 15:00, potendo dedicare il resto del tempo alla vita personale. Di fatto, è uno dei Paesi più virtuosi quanto all’equilibrio tra sfera professionale e privata, un elemento che di certo contribuisce alla felicità della cittadinanza. Ovviamente, i norvegesi non hanno tutti lo stesso orario lavorativo, si tratta di una stima basata sull’inizio più comune e sulla durata media della settimana lavorativa. Come anticipato, infatti, nonostante il limite a 40 ore settimanali fissato dalla legge, gran parte dei lavoratori in Norvegia lavora meno.
Si potrebbe perciò credere che i norvegesi siano poco stressati dalla vita lavorativa e magari che le aziende stiano patendo dei disagi, ma è tutto il contrario. La Norvegia sta affrontando un aumento senza precedenti dei congedi per malattia, segnando perfino un record mondiale nel corso del 2024. Le cause principali sono lo stress e i disturbi mentali, legati proprio al burnout. Nonostante il numero di ore ridotto rispetto alla media mondiale, infatti, l’intensità è elevatissima. Intanto, la crescente digitalizzazione non aiuta a godere appieno del tempo libero come tale, mentre la pressione per le performance e il senso di responsabilità galoppano. Così, anche senza imposizioni, i lavoratori norvegesi lavorano più intensamente, risultando alla fine più stressati degli altri.
Ora si punta alla settimana corta
Per attenuare lo stress dei lavoratori la Norvegia sta accogliendo il movimento 4 Day Week Norway, che punta alla settimana corta senza riduzione di salario. Svariate aziende stanno già sperimentando questo modello constatando che non provoca un calo della produttività, ma attenua i congedi e riduce il sovraccarico del personale. Insieme alla riduzione, infatti, ci sono molti altri elementi che caratterizzano l’iniziativa:
- assegnazione di compiti specifici con un tempo preciso;
- garanzia di momenti di concentrazione senza subire interruzioni;
- riduzione delle riunioni superflue e previsione di un’agenda ben strutturata;
- comunicazione obiettiva e trasparente.
Misure che aiutano soprattutto nei settori dove la settimana corta non è attualmente praticabile come sanità, trasporti e servizi al pubblico. Oslo dimostra così che la qualità del lavoro non dipende dalla quantità di ore lavorate ma anche che queste ultime non fanno da sole il benessere dei lavoratori.
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