Quali sanzioni disciplinari rischia il lavoratore?

Guendalina Grossi

12 Dicembre 2017 - 18:30

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Quali sanzioni disciplinari può rischiare il dipendente? Possono essere attribuite al dipendente numerose sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro. Vediamo ora nello specifico quali sono.

Quali sanzioni disciplinari rischia il lavoratore? I dipendenti possono rischiare sanzioni disciplinari nel momento in cui questi ultimi non rispettino i loro obblighi nei confronti del datore di lavoro.

La legge italiana infatti tutela il datore di lavoro che può decidere di sanzionare i suoi dipendenti nel caso in cui questi ultimi non rispettino le condizioni imposte dal contratto lavorativo.

In questo articolo cercheremo di capire quando il datore di lavoro può sanzionare il dipendente, quali tipi di sanzioni sono previste per i lavoratori e quali sono le fasi che il datore di lavoro deve seguire per sanzionare il dipendente.

Le sanzioni disciplinari per il dipendente: cosa prevede la legge?

L’art. 2106 c.c prevede che in caso di inosservanza, da parte del lavoratore, del dovere di diligenza, del dovere di obbedienza e dell’obbligo di fedeltà il datore di lavoro possa decidere di applicare sanzioni disciplinari, secondo la gravità dell’infrazione, al dipendente.

Il potere disciplinare è regolato dall’art.7 dello statuto dei lavoratori. Lo statuto subordina l’adozione della sanzione ad uno specifico procedimento, che è finalizzato a garantire l’effettività del diritto di difesa del lavoratore.

Per far si che il datore di lavoro possa sanzionare il dipendente è necessario che il codice disciplinare venga portato a conoscenza dei lavoratori, mediante affissione accessibile a tutti i dipendenti.

In conformità con l’art. 2106 c.c., le sanzioni devono essere proporzionate alla gravità dell’infrazione commessa.

Vediamo ora quali sono le varie sanzioni disciplinari che il datore di lavoro può applicare al dipendente.

Le principali tipologie di sanzioni disciplinari

Le principali sanzioni previste per i dipendenti sono in ordine di gravità crescente:

  • il rimprovero verbale
  • il rimprovero scritto
  • la multa
  • la sospensione dal servizio e dalla retribuzione
  • il trasferimento
  • il licenziamento

Il rimprovero verbale

Il rimprovero verbale viene utilizzato dal datore di lavoro per le infrazioni meno gravi, quest’ultimo viene quindi applicato senza previa contestazione scritta.

Al dipendente deve essere consentita la possibilità di esprimere le proprie controdeduzioni con le stesse modalità con cui è avvenuta la contestazione.

Nel caso della contestazione verbale, le controdeduzioni a difesa devono essere fornite subito dopo la contestazione.

Il rimprovero scritto

Il rimprovero scritto, detto anche censura, consiste in una dichiarazione di biasimo rivolta al dipendente con apposito atto scritto ed è irrogata, per le fattispecie indicate dallo stesso codice disciplinare.

Questa insieme al rimprovero verbale è la sanzione più lieve.

Se la contestazione è avvenuta per iscritto, le controdeduzioni devono essere presentate entro il perentorio termine di tre giorni lavorativi dalla data di notifica dall’atto di contestazione.

La multa

La multa prevede che il datore di lavoro possa applicare una trattenuta economica dalla retribuzione del dipendente per un massimo di 4 ore.

Secondo la legge la sanzione pecuniaria si applica ai comportamenti più gravi rispetto a quelli contestati tramite rimprovero verbale o scritto.

La sospensione dal servizio

La sospensione dal servizio del lavoratore è prevista nel caso di infrazioni più gravi rispetto a quelle sopraelencate.

Quest’ultima consiste nell’allontanamento del lavoratore dal posto di lavoro.
Il dipendente in questo caso si vedrà negata anche la corresponsione della retribuzione per un massimo di 10 giorni.

Il trasferimento

È la sanzione più grave prima del licenziamento, di solito viene adottata per incompatibilità ambientale, ovvero per litigi con superiori o con i colleghi.

Il trasferimento prevede dunque lo spostamento in un’altra sede del lavoratore per insubordinazione del dipendente.

Il licenziamento

Il licenziamento è previsto per i casi di infrazioni gravi da parte del lavoratore. Esistono due tipi licenziamento:

  • il licenziamento per giusta causa che avviene in tronco senza nessun preavviso
  • il licenziamento per giustificato motivo soggettivo ovvero quando è necessario dare il preavviso al dipendente come previsto dal Contratto collettivo nazionale.

Queste sono le principali sanzioni a cui può andare incontro il lavoratore che non rispetta le regole previste dalla legge italiana.

Il datore di lavoro prima di sanzionare il dipendente, tramite una delle suddette modalità, dovrà seguire un determinato percorso.

Vediamo dunque le fasi per far si che una sanzione disciplinare possa essere legittima.

Il procedimento per adottare le sanzioni disciplinari

Per prima cosa, come abbiamo accennato prima, il datore di lavoro dovrà affiggere il codice disciplinare in modo che tutti i dipendenti conoscano le regole che devono rispettare per non incorrere in sanzioni.

L’affissione non può avvenire con mezzi equipollenti, e in mancanza di valida affissione, il datore di lavoro non può sanzionare il lavoratore, pertanto la prima garanzia procedimentale è costituita dalla pubblicità del codice disciplinare.

È necessaria poi la contestazione dell’addebito al lavoratore, infatti il datore di lavoro non può adottare nessun provvedimento disciplinare nei confronti dei dipendenti senza avergli prima contestato l’addebito e senza avergli dato la possibilità di difendersi.

La contestazione dell’addebito deve essere tempestiva e deve essere effettuata in concomitanza con la contestazione della sanzione.

Dopo la contestazione dell’addebito, che deve essere redatta in forma scritta, il lavoratore ha cinque giorni per presentare le sue giustificazioni scritte o orali.

Il lavoratore per esprimere le sue ragioni può farsi assistere da un rappresentante sindacale.

Una volta trascorso il termine di cinque giorni previsto dall’art. 7 dello statuto del lavoratore il datore di lavoro può adottare la sanzione disciplinare.

Cosa non può fare il datore di lavoro?

Il datore di lavoro può come abbiamo visto adottare diverse tipologie di sanzioni disciplinari ma non può decidere utilizzare determinate sanzioni.

Sono infatti vietate le sanzioni che comportano mutamenti definitivi del rapporto di lavoro e quelle che prevedono la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per periodi superiori a 10 giorni.
Inoltre non possono essere applicate multe superiori a 4 ore di retribuzione base.

Cosa può fare il dipendente sanzionato?

Il dipendente al quale è stata applicata una sanzione disciplinare può ricorrere, anche tramite l’associazione sindacale cui aderisce, alle procedure conciliative previste dai contratti collettivi.
Il lavoratore può inoltre promuovere, nei 20 giorni successivi, la costituzione di un collegio di conciliazione ed arbitrato.

La costituzione di questo collegio avviene tramite la Direzione provinciale del lavoro, in questo caso la sanzione verrà sospesa fino alla pronuncia del collegio stesso.

Se entro 10 giorni dall’invito il datore di lavoro non nomina un proprio rappresentante, il collegio non provvede, e la sanzione disciplinare non avrà effetto.

Queste le principali sanzioni a cui può essere sottoposto un dipendente nel caso in cui non rispetti le regole previste dal codice disciplinare che si consiglia vivamente di leggere ogni qual volta si inizi una nuova situazione lavorativa.

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