Risparmio Italia, nelle mani dei gestori più di 1.000 miliardi di euro. Come viene investito il patrimonio

Laura Naka Antonelli

19 Agosto 2026 - 13:28

L’analisi del Centro studi di Unimpresa sulla gestione patrimoniale segnala che ammonta a più di 1.000 miliardi di euro il risparmio affidato dagli italiani ai gestori.

Risparmio Italia, nelle mani dei gestori più di 1.000 miliardi di euro. Come viene investito il patrimonio

Ammonta a più di 1.000 miliardi di euro, il risparmio degli italiani nelle mani dei gestori.

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa relativa alle attività di gestione patrimoniale, che indica come, di fatto, il patrimonio gestito complessivamente dalle banche, dalle società di intermediazione mobiliare e dalle società di gestione del risparmio (SGR) abbia raggiunto quota 1.083,4 miliardi di euro alla fine del 2025, rispetto ai 901,9 miliardi del 2022.

Il rialzo in tre anni è stato pari, dunque, a 181,5 miliardi, ovvero del 20,1%.

Nel primo trimestre di quest’anno c’è stato poi un dietrofront, con il risparmio nelle mani dei gestori che si è attestato a 1.073,2 miliardi, in calo di 10,2 miliardi (-0,9%) rispetto a dicembre, rimanendo comunque superiore alla soglia di 1 trilione di euro.

Risparmio gestito, le SGR sono tuttora la componente prevalente, ma occhio al ruolo delle banche

Il Centro studi di Unimpresa ha messo in evidenza che “le gestioni riconducibili alle banche sono passate da 115,3 miliardi nel 2022 a 247,5 miliardi alla fine del 2025, con un aumento di 132,3 miliardi, pari a circa il 114,7%”. Il patrimonio gestito dalle banche è poi salito ulteriormente nel primo trimestre 2026 a 252,8 miliardi.

Sono le SGR a rappresentare tuttora “la componente largamente prevalente del mercato”, con un patrimonio amministrato che, dai 775 miliardi del 2022, “è salito a 835,1 miliardi nel 2023 e a 862,6 miliardi alla fine del 2024, per poi attestarsi a 821,7 miliardi nel 2025 e a 807,5 miliardi nel marzo 2026”.

Le società di gestione del risparmio hanno dunque un ruolo ancora centrale, come dimostra il fatto che, “nel primo trimestre 2026, alle SGR fa capo circa il 75% del patrimonio complessivamente gestito, mentre alle banche è riconducibile quasi un quarto del totale”.

Gli analisti di Unimpresa hanno messo però in evidenza il ruolo crescente degli istituti di credito, facendo notare che, dal 2022 al 2025, “è cambiata la struttura dell’industria” della gestione del risparmio, con le bancheche hanno rafforzato in maniera molto significativa la propria presenza, mentre le SGR, pur continuando a dominare il mercato, hanno registrato una crescita decisamente più contenuta rispetto ai livelli del 2022”.

Nel caso delle SIM, invece, si parla di “una quota residuale: 11,6 miliardi nel 2022, 14,1 miliardi nel 2025 e 12,9 miliardi nel primo trimestre di quest’anno”.

Spadafora (Unimpresa) cita assist rappresentato dalla stabilità del governo Meloni

Il vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora ha commentato così i numeri, citando l’assist rappresentato dalla stabilità politica assicurata dal governo Meloni:

“Il superamento stabile della soglia dei mille miliardi nelle gestioni patrimoniali conferma ancora una volta quanto il risparmio rappresenti una delle grandi forze strutturali dell’economia italiana. È una ricchezza che garantisce stabilità al sistema finanziario e che può contribuire in maniera ancora più significativa alla crescita del Paese. Il comparto cresce anche in virtù della stabilità politica garantita dal governo guidato da Giorgia Meloni, in carica ormai da quasi quattro anni”.

Riferendosi a come i gestori investono i risparmi degli italiani, Spadafora ha poi aggiunto che “i numeri mostrano anche una progressiva diversificazione degli investimenti, con una presenza importante dei titoli pubblici italiani (BTP) accanto alle attività finanziarie internazionali”.

Spadafora ha poi ricordato la sfida, che “consiste nel creare le condizioni affinché una quota crescente di questa enorme massa di risparmio possa essere indirizzata, nel rispetto delle scelte e della tutela dei risparmiatori, verso l’economia reale, le piccole e medie imprese, gli investimenti produttivi e l’innovazione”.

In che modo i gestori hanno investito il risparmio degli italiani. La crescita dei bond e fondi esteri

Ma in che modo i gestori hanno investito il risparmio degli italiani?

Unimpresa ha precisato che “il debito pubblico italiano mantiene un ruolo centrale, soprattutto attraverso i BTP, ma una parte rilevantissima dei portafogli è indirizzata verso obbligazioni e fondi esteri”.

Partendo dal presupposto che “il patrimonio gestito non coincide perfettamente con il valore del portafoglio finanziario”, gli analisti del Centro studi dell’associazione hanno scritto che, “nel primo trimestre 2026 il portafoglio complessivo delle gestioni si è attestato a 1.046,0 miliardi, a fronte di 1.073,2 miliardi di patrimonio gestito”, con i principali investimenti che hanno confermato il ruolo crescente degli asset internazionali.

Le obbligazioni estere hanno rappresentato infatti 332,4 miliardi, mentre le quote di fondi comuni esteri altri 304,2 miliardi, per un valore dell’esposizione verso gli asset internazionali pari a 636 miliardi.

Nel caso delle obbligazioni estere, il loro valore nelle gestioni patrimoniali, che nel 2022 era pari a 259,1 miliardi, è salito a 281,8 miliardi nel 2023, a 303,3 miliardi alla fine del 2024 e a 330,5 miliardi alla fine del 2025, per poi raggiungere nel marzo 2026 quota 332,4 miliardi. Rispetto al 2022 l’aumento è stato dunque di 73,4 miliardi, pari a circa il 28,3%.

Definita inoltre centrale la posizione occupata dai fondi comuni esteri che, dai 249,7 miliardi nel 2022, sono aumentati a 291,5 miliardi nel 2024 e a 309,6 miliardi alla fine del 2025, per attestarsi a 304,2 miliardi nel primo trimestre 2026.

L’esposizione verso i Titoli di Stato italiani rimane “estremamente significativa”

È stata comunque confermata l’esposizione “estremamente significativa” verso i Titoli di Stato italiani.

Le gestioni patrimoniali detengono infatti 254,5 miliardi di titoli delle amministrazioni centrali italiane e, “all’interno di questa massa, 242,2 miliardi sono BTP, 6,3 miliardi BOT e 3,4 miliardi CCT ”.

I BTP rappresentano “il 95% circa dei titoli pubblici italiani presenti nelle gestioni patrimoniali e oltre il 23% dell’intero portafoglio gestito”.

Detto questo, dall’analisi è emerso un dato di fatto preciso: sebbene i BTP restino una componente importante delle gestioni patrimoniali, il portafoglio guarda molto di più all’estero, visto che tra obbligazioni e fondi comuni esteri sono stati investiti ben 636,6 miliardi di risparmio degli italiani, più di 2,6 volte i 242,2 miliardi detenuti in BTP.