Devo essere onesto: la metafora estrema che è richiamata nel titolo e attorno a cui si dipana questo articolo mi è stata suggerita dall’ultima puntata di Atlantide, la trasmissione di Andrea Purgatori, dedicata alla Berlino del 1922 e all’ascesa al potere di Adolf Hitler. Se c’è una categoria che non sopporto al mondo sono i mitomani. E ancora di più, chi evita la citazione della fonte come fosse una moderna peste.
La parte iniziale della ricostruzione si incentrava appunto sullo storico scatto di Heinrich Hoffmann, il futuro fotografo ufficiale del Fuhrer, nella Odeonsplatz di Monaco di Baviera, il 2 agosto del 1914. Ovvero, la folla che festeggiava lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Al netto della natura più o meno manipolata ex ante di quello scatto, è la presenza dell’allora sconosciuto Adolf Hitler a conferire all’immagine una carattere assoluto. E tramutarla immediatamente in storia.
La fotografia di Heinrich Hoffmann nella Odeonsplatz di Monaco, 2 agosto 1914
Fonte: DPA/Die Welt
Ma, al netto di quel cerchietto, chi avrebbe riconosciuto l’allora pittore (di incerte speranze) austriaco fra la folla? E, soprattutto, anche facendolo, chi vi avrebbe intravisto l’incarnazione stessa del rischio - avveratosi e divenuto tragedia - che ha segnato l’intero secolo scorso? Era solo uno dei tanti esagitati in piazza, mossi da un tiepido impeto nazionalista destinato a infiammarsi alla notizia della presenza di fotografi per immortalare la scena. Eppure, era lì. Ed era lui, almeno fino a prova contraria.
Ora guardate questa immagine:
Andamento delle detenzioni di MBS delle banche statunitensi
Fonte: FRED
cosa scorgete? Se guardata con occhio ottimista, nulla più che una rivalutazione al ribasso del valore degli MBS a bilancio delle banche Usa a causa dell’aumento dei tassi di interesse. Essendo contabilizzati a fair value, chiaramente le mosse della Fed fanno schiantare il prezzo. Insomma, quelle mortgage-backed securities sono come il volto di Adolf Hitler: un anonimo, baffuto esagitato a una manifestazione pubblica. Ma facendo ricorso a quanto accaduto nel 2008 con la crisi subprime, qualcuno potrebbe vedere il rischio in quell’andamento: ovvero, le banche stanno scaricando quella carta legata a doppio filo al comparto immobiliare. E lo stanno facendolo utilizzando il badile.
Tutta colpa di Jerome Powell. Perché in perfetta contemporanea con la trasmissione sull’ascesa di Adolf Hitler, il governatore della Fed interveniva in sede di presentazione del Beige book. Ed eccitava gli animi del mercato, paventando un possibile rallentamento nel rialzo dei tassi già dal board del 13-14 dicembre prossimi. Wall Street ha simbolicamente stappato lo champagne. Eppure, i rischi ci sono. Sottotraccia. Come iceberg di cui si intravede appena la punta.
Ad esempio, questo grafico
Comparazione dei corsi dello Standard&Poor’s 500 (2008-2009 e 2022-ytd)
Fonte: Bloomberg/Zerohedge
compara i corsi dello Standard&Poor’s 500 nel 2008-2009, appunto il biennio dei subprime e della bolla immobiliare con quello attuale, da inizio anno a oggi. Praticamente sovrapponibili. E adesso arriva il bello (o il brutto): se il recouple finora rispettato dovesse proseguire, alle viste abbiamo un vero e proprio crash. Ma come, adesso che la Fed sembra pronta a rallentare? In effetti, due settimane di tempo appaiono arco temporale sovrapponibile a quello che ci divide da quel nefasto precedente. Cosa attendersi quindi? Dove intravedere il rischio, se si vuole operare in modalità Hoffmann?
Ad esempio, proprio nel board del Comitato monetario della Fed atteso il 13-14 dicembre. E se in quell’occasione e alla prova dei fatti, Jerome Powell si rimangiasse l’apertura da colomba e limitasse l’approccio moderato a uno scale back da 75 a 50 punti base, magari in contemporanea con un mercato che invece già prezzasse il primo taglio nel trimestre iniziale del 2023? Un classico esempio di policy error. O di incidente controllato, se - paradossalmente - occorresse anticipare l’evento catalizzatore di un ritorno tout court al regime di QE.
Oppure, questo:
Andamento del credit default swaps a 5 anni di Credit Suisse
Fonte: Bloomberg
perché nonostante sia sparito dai radar, il rischio ambulante e latente di Credit Suisse rimane presente. Addirittura con il credit default swap a 5 anni che ha sfondato ogni record nella giornata di ieri. Questo nonostante il quasi acclarato ruolo di shadow backstop dei fondi del Qatar e i quasi 11 miliardi di dollari di utilizzo delle swap lines estere della Fed da parte della Banca centrale svizzera da fine ottobre a oggi.
Cosa dobbiamo soppesare, come valutare quel trend del rischio sui bonds del colosso svizzero? Unicamente come l’oggettiva difficoltà nel maneggiare conti che scottano, prima a causa di Archegos e poi della crisi innescata dai tassi britannici? Oppure un detonatore globale pronto a innescarsi? Cosa dobbiamo scorgere nel cerchietto invisibile del mercato manipolato, il futuro Fuhrer o un pittore spiantato?