Riscatto laurea agevolato a 6.200 euro l’anno. Conviene ancora o meglio il fondo pensione?

Redazione Money Premium

27 Maggio 2026 - 14:25

Fondo pensione vs riscatto della laurea: ecco chi vince con le nuove regole del 2026.

Riscatto laurea agevolato a 6.200 euro l’anno. Conviene ancora o meglio il fondo pensione?

Nel contesto previdenziale italiano del 2026, profondamente influenzato dalla Legge di Bilancio e dalle relative norme attuative, la scelta tra il riscatto degli anni di laurea e l’investimento in un fondo pensione complementare rappresenta uno degli snodi più rilevanti per la pianificazione di lungo periodo.

Da un lato, il riscatto permette di acquistare contribuzione figurativa presso l’INPS, incrementando direttamente l’anzianità utile ai fini del diritto a pensione (vecchiaia, anticipata o contributiva) e dell’importo dell’assegno, con un meccanismo che agisce sul primo pilastro pubblico.

Dall’altro, il fondo pensione agisce sul terzo pilastro, consentendo la costruzione di un montante privato attraverso versamenti deducibili, rendimenti finanziari e una fiscalità agevolata su tutta la filiera: deduzione in ingresso, tassazione ridotta sui rendimenti (15% o inferiore) e aliquota sostitutiva sul momento dell’erogazione (dal 15% al 9% in base alla durata dell’adesione).

Gli aspetti da valutare

Le novità del 2026 rafforzano ulteriormente il fondo pensione: il tetto di deducibilità dei contributi sale a 5.300 euro annui (escluso il TFR), con possibilità di extradeducibilità fino a 7.950 euro per i lavoratori di prima occupazione post-2007 che recuperano gli spazi non utilizzati nei primi anni.

Parallelamente, il riscatto della laurea agevolato mantiene il proprio appeal, con un costo unitario rivalutato intorno ai 6.200-6.208 euro per anno di corso legale (calcolato sul minimale contributivo artigiani/commercianti moltiplicato per l’aliquota IVS del 33%), interamente deducibile dal reddito complessivo senza limiti di importo, purché sostenuto dal richiedente.
La proposta di depotenziamento del valore dei titoli triennali a partire dal 2031, inizialmente contenuta nella manovra, è stata definitivamente stralciata, confermando la piena valorizzazione degli anni riscattati ai fini di tutti i requisiti pensionistici.

Dal punto di vista strettamente fiscale, entrambe le opzioni generano una deduzione IRPEF immediata, ma con differenze sostanziali. Il riscatto produce un beneficio fiscale una tantum pari all’aliquota marginale del contribuente (23%, 35% o 43%) applicata sull’intero importo versato, riducendo il costo netto in modo significativo per i redditi medio-alti. Il fondo pensione, invece, offre una deducibilità annuale ricorrente fino al nuovo tetto, una tassazione dei rendimenti inferiore rispetto agli investimenti finanziari ordinari e una tassazione finale sulla prestazione fortemente agevolata rispetto all’IRPEF ordinaria.

Tre profili per capire quale conviene davvero

La scelta ottimale dipende quindi da età, aliquota marginale attuale e attesa, anni di contribuzione residui, profilo di rischio e obiettivo prioritario: anticipo dell’uscita dal lavoro oppure massimizzazione del montante integrativo. Esaminiamo tre profili:

Lavoratore giovane (32 anni)

Consideriamo un dipendente laureato magistrale (5 anni riscattabili) con reddito lordo annuo di 48.000 euro, aliquota marginale IRPEF 35%. Il costo lordo del riscatto agevolato è pari a 31.000-31.040 euro (6.208 × 5). Grazie alla deducibilità totale, il beneficio fiscale immediato è di circa 10.850 euro (35%), portando il costo netto a circa 20.150-20.190 euro. Questo acquisto di 5 anni di contribuzione figurativa potrebbe consentirgli di anticipare l’accesso alla pensione di 12-24 mesi (a seconda della finestra) e aumentare l’assegno INPS di 180-320 euro lordi mensili a regime, assumendo una carriera media. Alternativamente, investendo lo stesso importo netto (20.150 euro) in un fondo pensione con versamenti spalmati e rendimento medio annuo del 4,2% netto dopo costi e tassazione, dopo 34 anni il montante potrebbe raggiungere i 48.000-53.000 euro, generando una rendita integrativa vitalizia di circa 220-280 euro mensili (o soluzione mista capitale/rendita), con la flessibilità di prelievi parziali fino al 60% in capitale.

Professionista (46 anni)

Una professionista con reddito lordo di 58.000 euro (aliquota marginale 43%) e 3 anni di laurea da riscattare. Costo lordo agevolato: circa 18.624 euro. Beneficio fiscale: circa 8.008 euro (43%), costo netto effettivo intorno ai 10.616 euro. L’impatto sull’anticipo pensione è più limitato (orizzonte residuo ridotto) mentre l’incremento dell’assegno INPS si attesta su 90-160 euro mensili lordi. Investendo invece i medesimi 10.616 euro netti nel fondo pensione (deducibili nell’anno o in più esercizi fino al tetto di 5.300 euro), con rendimento prudente del 4% netto su 20 anni, il capitale accumulato arriverebbe a 23.500-26.000 euro, utile per una rendita integrativa di 140-190 euro mensili o per integrazioni una tantum, con tassazione finale agevolata al 15% circa.

Alto reddito (40 anni, 55.000 euro lordi, aliquota 43%)

Supponiamo 4 anni di riscatto (costo lordo 24.832 euro, beneficio fiscale 10.678 euro, netto 14.154 euro). Questo rafforza sensibilmente la posizione contributiva per Quota 41 o anticipata contributiva. Investendo parallelamente 5.300 euro annui per 3-4 anni nel fondo pensione ( sfruttando pienamente il tetto deducibile), con rendimento composto del 4,5% netto su 25 anni, si genera un montante aggiuntivo di 38.000-43.000 euro. In questo caso la strategia ibrida massimizza sia l’anzianità contributiva sia il montante privato, sfruttando al meglio la deducibilità elevata del riscatto una tantum e quella ricorrente del fondo.

E dunque?

Il riscatto della laurea presenta un ritorno “garantito” in termini di contribuzione pubblica ma esposto al rischio normativo futuro sulle regole di calcolo delle pensioni e all’inflazione. Il fondo pensione, al contrario, incorpora il rischio di mercato (mitigabile con profili bilanciati o garantiti) ma beneficia della capitalizzazione composta e di una fiscalità complessiva più vantaggiosa nel lungo periodo, soprattutto per chi si trova in aliquote IRPEF elevate oggi e prevede aliquote inferiori in fase di erogazione. In conclusione, per i soggetti giovani con forte propensione all’anticipo pensionistico, il riscatto mantiene un vantaggio relativo quando l’obiettivo primario è l’anzianità.

Per chi mira a un’integrazione robusta e flessibile della pensione, soprattutto con orizzonti temporali superiori ai 20-25 anni, il fondo pensione – grazie alle novità fiscali 2026 – emerge spesso come soluzione più efficiente. La combinazione dei due strumenti, calibrata su una simulazione personalizzata INPS e COVIP, resta nella maggior parte dei casi la via più razionale per ottimizzare il carico fiscale e il risultato previdenziale complessivo.