Dare lezioni private senza rischiare sanzioni: guida pratica su come dichiarare i compensi delle ripetizioni, le regole per i docenti e cosa si rischia in nero.
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Le famiglie che ricorrono alle ripetizioni private per aiutare i figli a superare le difficoltà scolastiche sono moltissime, così come sono molti i docenti e gli studenti universitari che scelgono di arrotondare le entrate mensili offrendo lezioni pomeridiane o estive. Se un tempo questa attività sfuggiva quasi interamente al controllo del Fisco, oggi lo scenario è radicalmente cambiato: mettersi in regola è obbligatorio, ma esistono soluzioni fiscali molto vantaggiose che azzerano i rischi di sanzioni.
Dichiarare i compensi delle lezioni private non significa necessariamente andare incontro a tasse elevate o a complicati adempimenti burocratici. La normativa attuale prevede infatti diverse modalità di inquadramento fiscale, dalla prestazione occasionale alla Partita IVA forfettaria, fino alla flat tax dedicata ai docenti di ruolo, pensate per adattarsi a ogni tipo di esigenza.
Nelle prossime righe vedremo nel dettaglio come regolarizzare i guadagni delle ripetizioni a seconda della situazione in cui ci si trova e cosa rischia concretamente chi continua a lavorare in nero.
Come mettersi in regola con le ripetizioni
Quello che va chiarito fin da subito è che i compensi delle ripetizioni, anche se non sono l’introito principale, devono essere dichiarati al Fisco per essere sottoposti a tassazione. Se si sceglie di tassare questi importi con l’imposizione ordinaria è da tenere conto che le somme andranno ad aggiungersi a quelle di eventuale lavoro dipendente per la determinazione del reddito imponibile.
Se l’attività è saltuaria e le ripetizioni non vengono date in maniera continua e regolare si può inquadrare il reddito come derivante da lavoro autonomo occasionale. In questo caso non serve l’apertura della partita Iva, ma se il compenso annuo supera i 5.000 euro è necessario iscriversi alla Gestione Separata Inps per il versamento dei contributi previdenziali.
Ovviamente per considerarsi come attività autonoma occasionale non devono esserci appuntamenti settimanali da rispettare con lo stesso studente e le ripetizioni non devono protrarsi nel tempo. Deve trattarsi, quindi, di una attività che si svolge una tantum, quando capita.
Se si decide per questa via per essere in regola bisogna rilasciare allo studente, al momento del pagamento, una ricevuta non soggetta a ritenuta d’acconto né a Iva. Solo, se il compenso supera i 77,47 euro, sarà necessario apporre alla stessa anche una marca da bollo da 2 euro.
Nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno di imposta le ripetizioni private andranno indicate, in questo caso, nel modello 730, come “altri redditi”.
Ripetizioni con partita Iva
Se l’attività delle ripetizioni è regolare è necessario aprire una partita Iva, indipendentemente dall’importo percepito nel corso dell’anno. A determinare se si tratta di attività autonoma occasionale, infatti, non è l’importo percepito ma la modalità e la frequenza dello svolgimento dell’attività stessa.
Per la partita Iva si può scegliere anche quella per contribuenti forfetari che non comporta costi fissi, ma variabili in base al guadagno. È necessario il versamento dei contributi e, quindi, l’iscrizione alla Gestione Separata Inps. Anche in questo caso non è previsto un costo fisso, ma un versamento, sempre in base ai guadagni, di un’aliquota pari al 26,07% se si è liberi professionisti o del 24% se si è iscritti anche ad altre gestioni previdenziali (se si è anche dipendenti, ad esempio).
Aderendo al regime forfetario si pagherà per i primi 5 anni un’aliquota del 5% e successivamente la flat tax al 15%.
Flat tax per insegnanti di ruolo che danno ripetizioni
Esiste però anche una sorta di cedolare secca per le ripetizioni che permette di pagare una flat tax sui guadagni derivanti dalle stesse. Senza l’apertura della partita Iva è possibile, infatti, pagare sempre una tassazione al 15% sui guadagni che vengono dalle ripetizioni private, ma possono approfittare dell’agevolazione solo gli insegnanti di ruolo.
I redditi derivanti dalle lezioni private, essendo soggetti a tassazione separata, non concorrono alla formazione del reddito imponibile e, anche se sono rilevati ai fini Isee, non incidono sul riconoscimento del diritto a detrazioni o deduzioni.
Per l’insegnante di ruolo, quindi, questa è la via più conveniente per mettersi in regola con le ripetizioni private visto che pagando una flat tax del 15% “mettono a posto” la propria situazione senza bisogno di aprire partita Iva e senza dover versare ulteriori contributi.
L’imposta sostitutiva dovuta per le ripetizioni private deve essere versata, in acconto e a saldo, seguendo le disposizioni stabilite per il pagamento in acconto e a saldo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (primo acconto e saldo dell’anno precedente entro il 30 giugno, secondo acconto entro il 30 novembre).
Per il versamento bisogna utilizzare il modello F24 inserendo i seguenti codici tributo:
Questi i codici tributo da utilizzare nella compilazione:
- 1854 – acconto prima rata
- 1855 – acconto seconda rata o unica soluzione
- 1856 – saldo.
Ripetizioni e autorizzazione per gli insegnanti di ruolo
Anche se la flat tax è un ottimo incentivo, la normativa scolastica prevede un passaggio burocratico necessario e un divieto che non può essere ignorato. Il docente di ruolo ha l’obbligo di chiedere e ottenere l’autorizzazione scritta al proprio Preside prima di iniziare a dare lezioni private.
Inoltre, in base a quanto previsto dall’articolo 508 del D.Lgs. 297/1994 (Testo Unico della Scuola) pone il divieto ai docenti di ruolo di dare ripetizioni private agli alunni del proprio istituto. Non si tratta solo di non poter dare ripetizioni agli studenti della propria classe, ma a qualunque studente iscritto nella stessa scuola. Il dirigente scolastico non ha alcun potere di deroga e non può autorizzare questa attività in nessun caso.
Cosa rischia chi fa ripetizioni in nero?
Come abbiamo detto fino a ora, il reddito che deriva dalle ripetizioni è reddito che proviene da una attività di lavoro e proprio per questo deve essere soggetto a tassazione.
Chi guadagna dalle ripetizioni e non dichiara questo reddito sta guadagnando in nero e sta, quindi, commettendo un illecito che è sanzionabile con una multa che può essere anche molto salata. Chi non dichiara i compensi rischia una sanzione amministrativa che va dal 120% al 240% dell’imposta dovuta (con un minimo di 250 euro), oltre al pagamento delle tasse arretrate e degli interessi di mora.
Ovviamente se l’unico reddito che si ha è quello che deriva dalle ripetizioni e si resta al di sotto dei 5.500 euro (se si profila come lavoro autonomo) le tasse non sono dovute e tale lavoro non va neanche dichiarato visto che si resta al di sotto della no tax area.
Articolo revisionato da Patrizia Del Pidio il
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