Arriva una tassa separata del 20% sui redditi derivanti dalle criptovalute, ecco dove

Laura Naka Antonelli

03/12/2025

Una tassa separata e una flat tax sui guadagni incassati da chi investe nelle criptovalute. Rivoluzione crypto in questa economia?

Arriva una tassa separata del 20% sui redditi derivanti dalle criptovalute, ecco dove

Una tassa pari al 20% sui redditi incassati investendo nel mondo delle criptovalute. Una tassa separata e una flat tax, ovvero una tassa piatta, che potrebbe essere applicata sostituendo il sistema attuale, che si basa su aliquote progressive che possono arrivare a schizzare fino a oltre il 50%.

Per ora si tratta solo di una proposta. Ma il segnale, che arriva da un grande Paese pronto a rivoluzionare il regime fiscale applicato a chi investe nel mercato crypto, abbassando innanzitutto il prelievo al momento vigente, è sicuramente di buon auspicio per chi scommette sulla crescita del mercato degli asset digitali.

Se riuscirà a farsi strada e a essere approvata dal Parlamento, la proposta passerà inoltre alla storia, dando il via a una delle riforme più importanti a favore delle criptovalute che siano state approvate in questi ultimi anni da una grande economia. A essere interessate dal reset della normativa attuale, sarebbero ben 105 criptovalute che sono quotate su questo mercato e che includono il Bitcoin e l’Ethereum.

Criptovalute, la proposta made in Japan che gode del sostegno del governo Takaichi

La grande novità riguarda una proposta avanzata in Giappone, che sta raccogliendo il sostegno del governo di Sanae Takaichi.

L’idea è di applicare per l’appunto una flat tax che stravolgerebbe il regime fiscale vigente oggi nel Paese, che impone a carico dei trader retail che puntano sul Bitcoin e su altre monete digitali aliquote fino al 55% sui guadagni percepiti.

La proposta è stata presentata per la prima volta in Giappone alla metà di novembre dall’Agenzia dei Servizi Finanziari (FSA).

Obiettivo: formulare un disegno di legge ad hoc, che ora avrebbe grandi chance di vedere la luce visto che, stando a fonti stampa locali, il piano ha incassato il sostegno dei partiti di maggioranza.

Il tempismo sembra perfetto, in quanto il governo Takaichi non ha fatto mistero della sua intenzione di attuare una profonda revisione del regime fiscale applicato agli investimenti in criptovalute.

Bitcoin tassati come azioni e fondi di investimento?

Ma c’è di più. Oltre a ridurre in modo notevole l’imposta al momento in vigore, la flat tax del 20% sui redditi da criptovalute sottoporrebbe le monete digitali alla stessa tassazione che viene al momento imposta a chi investe in azioni e in fondi di investimento.

Questo significa che gli asset digitali verrebbero considerati prodotti finanziari a tutti gli effetti. Tutto, a beneficio della stessa attività di trading, che è stata frenata spesso dalla riluttanza degli investitori a smobilizzare i loro asset, per non incorrere nella tassa che, secondo il principio di progressività, arriverebbe in alcuni casi a essere fin troppo salata.

La nuova tassazione potrebbe inoltre ridurre, sempre secondo i suoi sostenitori, anche le barriere per i potenziali operatori di mercato desiderosi di esporsi al settore.

Per non parlare dell’effetto positivo sulla reputazione stessa degli asset digitali che verrebbero, in quanto sottoposti alla stessa tassazione applicata alle azioni e ai fondi di investimento e in quanto riclassificati come prodotti finanziari, disciplinati dalla normativa nota come Financial Instruments and Exchange Act.

In questo modo, secondo le autorità, gli investitori in crypto godrebbero di una maggiore tutela e a essere rafforzata sarebbe anche la lotta alle operazioni di insider trading, grazie all’attività di supervisione a più ampio raggio.

Con la riforma, i redditi guadagnati sarebbero sottoposti a una tassazione anche separata, nel senso che i guadagni andrebbero a far parte di una categoria distinta rispetto a quelle che includono gli stipendi o i redditi di impresa.

La novità si innesta in un contesto ricco di notizie, a seguito dei recenti alert che sono scattati sulla scia del pesante dietrofront del Bitcoin e di altre valute digitali.

Meno tasse su redditi da criptovalute, più trading e liquidità e meno volatilità

Nel commentare quanto sta avvenendo in Giappone, gli analisti hanno affermato che, tradotto in realtà, il piano potrebbe incrementare anche la liquidità del mercato domestico, in quanto di norma tasse più basse tendono a promuovere operazioni di trading più frequenti, riducendo il rischio che gli investori trasferiscano i loro asset all’estero.

La prevedibilità della tassazione potrebbe incentivare allo stesso tempo l’offerta di servizi crypto da parte di società attive nel settore, a tutto vantaggio dell’innovazione.

L’aumento di liquidità comporterebbe in più e di per sé il calo della volatilità, minimizzando il rischio di vendite forzate nei casi di crisi di fiducia sui mercati.

Dall’altro lato, agevolando le operazioni di vendita da parte degli investitori retail - che in Giappone oggi sono piuttosto riluttanti a smobilizzare gli investimenti in crypto, proprio a causa dell’imposta in alcuni casi troppo elevata - la flat tax finirebbe per fare gli stessi interessi dello Stato, ma anche degli enti locali, agevolando maggiori entrate fiscali.

Lo schema prevede infatti che la tassa del 20% dirotterebbe il 15% delle entrate direttamente nelle casse dello Stato e il restante 5% a favore delle prefetture e delle autorità municipali.

Il contesto più friendly, in sostanza più favorevole per chi investe negli asset digitali, potrebbbe così attirare in Giappone non solo nuovi investitori retail, ma anche investitori istituzionali, rassicurati da una normativa che offrirebbe le stesse tutele e la stessa vigilanza, oltre che la stessa tassazione, di quella che disciplina i titoli azionari. Un upgrade dello status del Bitcoin e di tutto l’universo crypto, insomma.