Rinvio a giudizio: che significa?

Isabella Policarpio

20/04/2021

20/04/2021 - 09:58

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Cosa significa essere rinviati a giudizio e quali sono le conseguenze: quando lo richiede il pm e cosa succede dopo l’udienza preliminare.

Rinvio a giudizio: che significa?

Cosa significa essere rinviati a giudizio? Se si riceve un atto di rinvio a giudizio significa che, al termine di un’indagine investigativa, il pm ha ritenuto opportuno procedere con l’udienza preliminare che anticipa il processo.

Nella richiesta devono essere indicati data, luogo e ora del giudizio e quali sono i reati contestati.

Sarà il gup a decidere se proseguire a processo, ordinare nuove indagini oppure accedere a forme alternative di risoluzione del procedimento.

Spieghiamo come funziona e quali sono presupposti e conseguenze del rinvio a giudizio.

Cosa vuol dire essere rinviato a giudizio?

Essere rinviato a giudizio significa doversi presentare dinanzi al gup (giudice dell’udienza preliminare), nell’ambito di un procedimento penale, per difendersi da un’accusa emersa in seguito allo svolgimento e alla conclusione delle indagini investigative. L’atto che viene notificato all’imputato deve contenere i capi d’accusa per consentire la preparazione della strategia difensiva.

Come funziona e cosa deve contenere il rinvio a giudizio è spiegato nell’articolo 416 e seguenti del Codice di procedura penale: la richiesta di rinvio a giudizio è depositata dal pubblico ministero nella cancelleria del giudice ed è nulla se non è preceduta dall’avviso di conclusione delle indagini.

La richiesta di rinvio a giudizio deve contenere:

  • le generalità dell’imputato
  • l’enunciazione in forma chiara e precisa del fatto
  • l’indicazione delle fonti di prova acquisite
  • la documentazione relativa alle indagini espletate
  • i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari
  • data e sottoscrizione

Il corpo del reato e le cose pertinenti al reato (se presenti) saranno allegate al fascicolo.

Quanto tempo passa dal rinvio a giudizio al processo?

Il pm chiede il rinvio a giudizio dell’imputato entro 6 mesi dalla data in cui il nome della persona indagata è stato iscritto nel registro dei reati, questa è la durata delle indagini stabilita dalla legge. Tuttavia, per tipologie di delitti gravi o per quelli attinenti la criminalità organizzata, i tempi si allungano fino ad un anno.

La richiesta di rinvio a giudizio deve essere depositata dal pubblico ministero nella cancelleria del giudice; entro 5 giorni dal deposito, il giudice deve fissare con decreto il giorno, l’ora e il luogo dell’udienza in camera di consiglio.

Cosa succede dopo l’udienza preliminare?

Il rinvio a giudizio è l’atto che precede l’udienza preliminare alla quale partecipano il gup, il pm, il difensore scelto e l’imputato (che può anche non comparire).

In questa sede il giudice dell’udienza preliminare valuta le prove raccolte e sente le parti coinvolte con lo scopo di verificare se è opportuno proseguire nel processo oppure no. In altre parole questa udienza funge da “filtro” per selezionare i procedimenti penalmente rilevanti.

Al termine dell’udienza, il gup può archiviare la causa o, in caso contrario, disporre il rinvio a giudizio dinanzi a un tribunale o alla Corte d’assise. L’imputato, a questo punto, può evitare di andare in giudizio chiedendo il rito abbreviato (i cui presupposti sono indicati all’articolo 438 del Codice di procedura penale) o il patteggiamento, concordando con il pm una pena ridotta.

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