Perché il rinnovo del contratto delle Forze Armate, per il triennio 2025-2027, non è stato ancora firmato? Ecco qual è la ragione dell’impasse.
Il rinnovo del contratto delle Forze Armate per il triennio 2025-2027 sembra essere ancora lontano dalla firma e, intanto, tra i militari cresce l’attesa per capire quando arriveranno gli aumenti, come pure se il nuovo accordo sarà davvero in grado di riconoscere la particolarità del servizio prestato.
Al momento la trattativa è in una fase di stallo, come confermato anche dal duro comunicato diffuso nei giorni scorsi da alcune delle sigle sindacali più rappresentative del comparto, che hanno denunciato l’insufficienza delle risorse disponibili e il rischio di arrivare a un contratto privo di un reale riconoscimento della specificità militare.
Il problema, come spesso accade, è nelle risorse. Eppure, per il rinnovo 2025-2027 gli stanziamenti sono arrivati in anticipo rispetto al passato, visto che per tutto il pubblico impiego le somme necessarie sono state finanziate entro la fine del triennio, permettendo così l’avvio delle trattative in tempi più rapidi. Un segnale certamente importante, accolto con favore dai sindacati militari, ma che non basta a rendere soddisfacente un contratto che rischia di lasciare ancora una volta sulla carta il principio della specificità.
Cos’è la specificità delle Forze Armate
La specificità militare è strettamente legata allo status del personale in divisa e alla particolarità degli obblighi, dei doveri e delle limitazioni personali cui è sottoposto chi serve nelle Forze Armate. Il militare, infatti, non svolge un lavoro come gli altri, perché è chiamato a garantire la difesa dello Stato, la sicurezza delle istituzioni democratiche e l’operatività anche in contesti complessi e rischiosi, accettando vincoli personali e professionali che non riguardano la generalità dei dipendenti pubblici.
Questo principio è riconosciuto dall’articolo 19 della legge n. 183 del 2010, che richiama la peculiarità dei compiti, degli obblighi, delle limitazioni personali, dei requisiti di efficienza operativa e degli impieghi in attività usuranti del personale delle Forze Armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. La stessa norma collega tale riconoscimento agli ordinamenti, alle carriere, al rapporto di impiego e alla tutela economica, pensionistica e previdenziale.
Il punto, però, è che per adesso si tratta di una norma di principio, importante ma non sufficiente a produrre effetti tangibili senza successivi interventi legislativi e le necessarie risorse finanziarie. Ed è proprio qui che nasce il problema: oggi la specificità militare è riconosciuta dalle norme, ma rischia di restare una scatola vuota.
Perché la specificità sta bloccando il rinnovo di contratto
Il rinnovo del contratto del comparto Difesa e Sicurezza per il triennio 2025-2027 resta fermo soprattutto per una ragione: le risorse oggi disponibili non sono considerate sufficienti a dare piena attuazione al principio della specificità militare, più volte richiamato dalle istituzioni ma ancora privo di un adeguato riconoscimento economico.
Il nodo emerge chiaramente dal comunicato firmato da numerose sigle sindacali del comparto, di cui Aspmi, Usmia - Esercito, Marina e Carabinieri - Usic, Sam, Siamo, Siulm - Aeronautica e Marina Militare - Silf, Amus, Siaf, Usif e Siam, dove si legge che il Governo Meloni continua a non dare risposte alla richiesta di uno stanziamento aggiuntivo, necessario per raggiungere gli obiettivi che il nuovo contratto dovrebbe perseguire.
Il problema, infatti, è che le somme stanziate rientrano nel quadro ordinario dei rinnovi contrattuali e non tengono conto della specificità, determinando lo stallo della trattativa. Il rischio, infatti, è di arrivare a un accordo formalmente valido ma politicamente insufficiente, incapace di tradurre in fatti un principio già espressamente riconosciuto dalla normativa.
In particolare, vengono fissate tre priorità - da discutere in un incontro con il governo - che possono rappresentare una pregiudiziale alla firma sul rinnovo. Dal riconoscimento della specificità appunto alla previdenza dedicata per aumentare le pensioni future dei militari, fino alla revisione della legge n. 46 del 2022, necessaria per completare la riforma delle relazioni sindacali militari e garantire alle Associazioni piena capacità di rappresentanza.
Come si sblocca la trattativa per il rinnovo di contratto
La sensazione è che, senza un chiaro intervento politico, l’impasse sul rinnovo del contratto sia destinata a durare ancora per settimane, con il rischio che molte sigle sindacali decidano di non firmare l’accordo. È vero che, in quel caso, l’amministrazione potrebbe comunque procedere in autonomia, ma sarebbe una soluzione debole sul piano politico e sindacale.
Per sbloccare la trattativa serve quindi un chiaro impegno del Governo a stanziare, con la prossima legge di Bilancio, le risorse aggiuntive richieste dalle Apcsm, fissando tempi certi e un cronoprogramma che dia garanzie al personale.
Solo così il rinnovo 2025-2027 potrebbe uscire dallo stallo assicurando ai militari aumenti e arretrati spettanti.