Referendum giustizia 2026, cosa succede se vince il Sì o il No?

Redazione

23 Marzo 2026 - 11:39

Ultime ore per votare per la riforma della giustizia al referendum. Ecco la spiegazione semplice e chiara su cosa succede se vince il Sì o il No.

Referendum giustizia 2026, cosa succede se vince il Sì o il No?

Mancano ormai poche ore alla chiusura dei seggi. Il referedum giustizia 2026 sta per concludersi ed è tempo di chiedersi cosa succede se vince il Sì e cosa succede se vince il No.

Il risultato del referendum costituzionale sulla giustizia è atteso quanto discusso, e arriva dopo anni di dibattiti sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

Ricordiamo che, trattandosi di un referendum costituzionale, non serve il quorum. In altre parole, la legge passerà o sarà bocciata a prescindere da quante persone andranno ai seggi.

Poiché il tema è complesso e tecnico, la redazione di Money.it ha realizzato una guida semplice e completa su cosa succede se vince il Sì o il No al referendum giustizia 2026.

In una puntata di Money Talks, il podcast di Money.it, abbiamo intervistato due magistrati, uno a favore del Sì e uno per il No. GUARDA ORA su YouTube.

Il referendum giustizia 2026, in breve

Il referendum riguarda la cosiddetta «Riforma Nordio-Meloni», una legge di revisione costituzionale approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025. La riforma modifica sette articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110) con l’obiettivo di cambiare radicalmente l’ordinamento della magistratura italiana.

Il Parlamento ha approvato la legge a maggioranza assoluta, ma non con la maggioranza dei due terzi, e in questi casi la Costituzione prevede che si possa chiedere un referendum confermativo per lasciare l’ultima parola ai cittadini.

Se la riforma dovesse passare, il sistema giudiziario italiano cambierebbe in quattro punti principali:

1) La separazione delle carriere
Oggi i magistrati entrano in servizio tramite un unico concorso e possono passare (anche se con limiti molto severi introdotti dalla precedente riforma Cartabia) dal ruolo di pubblico ministero (chi accusa, ovvero i magistrati requirenti) a quello di giudice (chi decide, ovvero i magistrati giudicanti) e viceversa. Con la riforma, le carriere diventerebbero due: chi sceglie di fare il PM non potrà mai fare il giudice, e viceversa.

2) Due CSM invece di uno
Attualmente esiste un solo Consiglio Superiore della Magistratura che governa tutti i magistrati. La riforma ne creerebbe due distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi sarebbero comunque presieduti dal Presidente della Repubblica.

3) Il sorteggio dei membri
Questa è la parte più controversa. Per evitare lo strapotere delle «correnti» (i gruppi politici interni alla magistratura), i membri dei due CSM non verrebbero più eletti dai magistrati stessi, ma estratti a sorte.

4) L’Alta Corte Disciplinare
Verrebbe istituito un nuovo tribunale speciale incaricato di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, togliendo questa competenza al CSM, con il nome di Alta Corte Disciplinare.

I parere degli esperti sul referendum giustizia 2026

Nelle scorse settimane su Money.it abbiamo intervistato due ospiti autorevoli a parlare del tema: i magistrati Nicola De Marinis e Valerio de Gioia.

Qui il link alla puntata completa di money Talks sul referendum:

Cosa succede se vince il SÌ

Se la maggioranza dei votanti sceglie il «SÌ», la riforma entra in vigore e lo Stato dovrà dividere i concorsi e organizzare i due nuovi CSM, come anche il sorteggio dei membri laici e l’Alta Corte, tramite leggi apposite.

Più nello specifico, qualora vincesse il Sì i magistrati non potranno iniziare la carriera come PM (accusa) e finirla come Giudice (chi decide) e, così, il cittadino in tribunale avrà la certezza che il giudice non ha mai condiviso uffici, cene di lavoro o percorsi associativi con il PM che lo sta accusando.

Ma è il sorteggio per i membri del CSM è la vera rivoluzione. Un magistrato non dovrà più «fare politica» o appartenere a una corrente per essere eletto al CSM, una variazione che dovrebbe premiare l’indipendenza del singolo.

Nascerà poi un tribunale di soli giudici (anche laici, cioè avvocati o professori) per punire i magistrati che sbagliano cosicché i magistrati non verranno più giudicati dai propri colleghi del CSM (il cosiddetto «corporativismo»), garantendo sanzioni più severe e imparziali per gli errori professionali.

In pratica, dovresti aver votato Sì al referendum giustizia 2026 se:

  • accetti che la separazione delle carriere di magistrati giudicanti e requirenti diventi un principio costituzionale e ritieni sia giusto che giudici e pubblici ministeri seguano percorsi professionali distinti fin dall’inizio. Perché così si garantirebbe maggiore imparzialità del giudice e si eviterebbe una vicinanza professionale con chi sostiene l’accusa, rendendo il processo più equilibrato tra accusa e difesa;
  • ritieni che il sorteggio renda il sistema più imparziale, perché limita l’applicazione di logiche di potere e accordi tra gruppi organizzati e favorisca una maggiore trasparenza nella gestione dell’organo di autogoverno della magistratura;
  • credi che l’Alta Corte Disciplinare renda i controlli più imparziali e trasparenti ed eviti che siano gli stessi magistrati a giudicare i colleghi, con relativo aumento della fiducia dei cittadini nella giustizia;
  • vuoi che - oltre a professori e avvocati - possano accedere alla Cassazione anche magistrati requirenti (ovvero i pubblici ministeri) con almeno 15 anni di servizio, così da valorizzare l’esperienza dei pm, che conoscono a fondo il sistema processuale e possono contribuire alla qualità delle decisioni della Cassazione, oltre ad ampliare il numero di candidati qualificati;
  • vuoi che l’inamovibilità dei magistrati sia legata al CSM di appartenenza, cosicché un magistrato giudicante manterrebbe la propria inamovibilità solo rispetto al CSM dei giudici, mentre un pubblico ministero rispetto al CSM dei requirenti, raffornzando la coerenza tra funzioni e organo di autogoverno.

Cosa succede se vince il NO

Se vince il «NO», la riforma viene cancellata e tutto resta come adesso: la magistratura resta un corpo unico. Il CSM rimane l’unico organo di governo e i suoi membri continueranno a essere eletti.

Molti critici della riforma (tra cui l’Associazione Nazionale Magistrati e diversi partiti di opposizione) temono che separare il PM dai giudici sia il primo passo per metterlo sotto il controllo del governo, come accade in altri paesi. Vincendo il NO, questo rischio verrebbe scongiurato secondo i contrari.

A livello pratico, se vince il No si mantiene il modello disegnato dai Padri Costituenti nel 1948, con pm e giudici che continueranno a fare lo stesso concorso e a far parte dello stesso ordine. Si preserva così la figura del «pm-giudice», ovvero un accusatore che però ragiona con la testa del giudice, pronto a chiedere l’archiviazione se si accorge che l’imputato è innocente.

Finché il pm fa parte della magistratura unita, gode delle stesse garanzie di indipendenza del giudice. E il CSM rimane elettivo, ovvero si continua a votare per i propri rappresentanti basandosi su programmi e idee, ma se non si interviene sulle correnti, il sistema delle «nomine lottizzate» (scelta dei capi delle Procure in base all’appartenenza politica) potrebbe continuare a bloccare il merito.

Dovresti aver votato No al referendum giustizia 2026 se:

  • accetti che esista un solo Consiglio superiore della magistratura, come previsto attualmente, perché temi che un cambiamento possa indebolire l’indipendenza della magistratura e favorire le pressioni politiche sui pubblici ministeri;
  • rifiuti la separazione delle carriere, perché l’attuale sistema garantisce meglio l’indipendenza della magistratura nel suo complesso e perché il cambiamento di cui sopra potrebbe indebolire l’autonomia dei pubblici ministeri e avvicinarli al potere esecutivo;
  • non vuoi che i cosiddetti componenti laici siano estratti a sorte da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno 15 anni di esercizio, con l’elenco redatto dal Parlamento, perché tale sorteggio rischia di portare nel CSM persone meno esperte o meno preparate per un ruolo così delicato, con una possibile riduzione della qualità delle decisioni e dell’efficacia dell’istituzione;
  • credi che la nascita di un’Alta Corte Disciplinare possa ridurre l’autonomia della magistratura e aprire la strada a possibili interferenze della politica nei procedimenti disciplinari;
  • temi che l’ingresso dei magistrati requirenti in Cassazione possa indebolire la netta distinzione tra chi accusa e chi giudica. I pubblici ministeri hanno il compito di sostenere l’accusa nei processi penali e quindi sviluppano una prospettiva più orientata all’attività investigativa e accusatoria e portare tale esperienza direttamente nell’organo che deve garantire l’interpretazione imparziale della legge potrebbe influenzare l’equilibrio del giudizio;
  • vuoi che i magistrati continuino ad essere inamovibili e trasferiti solo per esigenze del servizio, sotto il controllo del Consiglio Superiore della Magistratura, perché legare l’inamovibilità al CSM di appartenenza potrebbe ridurre la flessibilità del sistema e accentuare la separazione tra giudici e pubblici ministeri, con il rischio di indebolire l’unità della magistratura e di creare possibili squilibri nel funzionamento complessivo della giustizia.

Come si vota

Si vota mettendo una croce sul «SÌ» se si vuole che la riforma entri in vigore, o sul «NO» se si vuole bocciarla e mantenere la Costituzione così com’è. Il quesito è stato recentemente riformulato dalla Cassazione per essere più chiaro e riporta l’elenco degli articoli della Costituzione che verrebbero modificati.

Per comprendere meglio il quesito, invitiamo alla lettura della guida Referendum giustizia 2026, il testo del quesito ufficiale spiegato in parole semplici.

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