Risultato referendum giustizia, le proiezioni di vittoria tra Sì e No

Simone Micocci

23 Marzo 2026 - 14:35

Risultato referendum giustizia 2026, tra poche ore sapremo chi ha vinto tra Sì e No. Ecco cosa serve sapere nel frattempo.

Risultato referendum giustizia, le proiezioni di vittoria tra Sì e No

A che ora sarà noto il risultato del referendum sulla giustizia?

Per rispondere possiamo riprendere una battuta fatta da Enrico Mentana durante il confronto pre-referendum con Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio aveva chiesto al giornalista se fosse prevista la consueta maratona televisiva per seguire lo spoglio in diretta, ma Mentana ha replicato con ironia: “Considerando che si vota Sì e No a un solo quesito si dovrebbe fare in fretta”.

Ed effettivamente dovrebbe essere così. Il risultato ufficiale del referendum è atteso già nel primo pomeriggio, con la possibilità che arrivi già entro le 18.

Nel frattempo, subito dopo la chiusura dei seggi alle 15, inizieranno a circolare i primi exit poll. Dopodiché, con l’avvio dello scrutinio - pochi minuti più tardi - sarà poi possibile farsi un’idea via via più precisa sull’esito della consultazione grazie alle proiezioni di voto, che indicheranno l’andamento del confronto tra Sì e No.

Noi di Money.it seguiremo in diretta lo spoglio per aggiornarvi in tempo reale sul risultato del referendum 2026 sulla giustizia. L’esito sarà determinato in modo molto semplice: basterà anche un solo voto di scarto per decretare la vittoria di uno dei due fronti. Non è previsto il quorum, anche se l’affluenza - secondo le prime indicazioni - dovrebbe superare con margine la soglia del 50% degli aventi diritto.

Risultato referendum giustizia 2026 in diretta

In questo spazio vi aggiorneremo in tempo reale sul risultato del referendum giustizia 2026 secondo i dati ufficiali pubblicati sul portale Eligendo.

Numero seggi scrutinati: ---/61.533

Numero voti Percentuale voti
--- ---
No --- ---

Uno spoglio che come anticipato dovrebbe essere veloce, dando un’indicazione più precisa su chi ha vinto non più tardi delle 18:00.

Risultato referendum, la differenza tra exit poll e proiezioni

In attesa dei primi dati ufficiali sul risultato del referendum, è importante capire la differenza che c’è tra exit poll e proiezioni, due strumenti che accompagneranno le prime ore dello spoglio.

Gli exit poll vengono diffusi subito dopo la chiusura dei seggi e si basano su interviste anonime realizzate all’uscita delle urne su un campione di elettori. Si tratta quindi di una stima preliminare, utile per orientarsi sull’andamento del voto ma non sempre affidabile, perché dipende sia dalla disponibilità dei votanti a rispondere che dalla corretta rappresentatività del campione selezionato.

Diverso è il caso delle proiezioni che invece arrivano quando lo scrutinio è già iniziato e si fondano sui dati reali provenienti da un campione di sezioni effettivamente scrutinato. Proprio per questo motivo le proiezioni sono generalmente considerate più attendibili, specialmente quando arrivano a scrutinio inoltrato, rispetto agli exit poll. Con il passare del tempo e l’aumento delle schede scrutinate, infatti, tendono ad avvicinarsi sempre di più al risultato definitivo.

Nel caso del referendum sulla giustizia, trattandosi di un unico quesito con risposta secca tra Sì e No, i tempi per avere indicazioni abbastanza solide potrebbero essere particolarmente rapidi. Tuttavia, solo i dati ufficiali diffusi dal Viminale al termine dello scrutinio certificheranno in modo definitivo chi ha vinto.

Risultato referendum giustizia, cosa succede se vince il Sì? E il No?

In attesa del risultato è bene essere consapevoli di cosa può cambiare in caso di vittoria dell’uno o dell’altro schieramento.

D’altronde, come per qualsiasi referendum, anche in questo caso le conseguenze possono essere sia tecniche, legate all’entrata in vigore o meno della riforma, che politiche, con possibili effetti sull’azione del governo nei prossimi mesi.

Sul piano tecnico, una vittoria del No non comporterebbe alcuna modifica all’assetto attuale della magistratura: resterebbe in vigore il sistema previsto dalla Costituzione del 1948, con un unico Consiglio superiore della magistratura, il concorso unico per l’accesso alla carriera e la possibilità,seppur già limitata dalla riforma Cartabia, di passaggio tra funzioni giudicanti e requirenti.

Se invece il Sì dovesse superare il 50% dei voti validi, la riforma costituzionale entrerebbe in vigore e si aprirebbe una fase di attuazione delle nuove norme. In particolare, sarà necessario approvare leggi ordinarie e decreti attuativi per organizzare i concorsi separati per giudici e pubblici ministeri, istituire i due nuovi CSM, definire le modalità di sorteggio dei componenti, rendere operativa l’Alta Corte disciplinare e adeguare le norme su inamovibilità, progressione di carriera e accesso alla Cassazione. Si tratterebbe quindi di un processo graduale, con effetti che si manifesterebbero nel tempo attraverso la riorganizzazione dell’intero sistema.

Per quanto riguarda le conseguenze politiche, queste potrebbero essere meno rilevanti rispetto a quanto ipotizzato nelle settimane precedenti al voto.

Sia con la vittoria del che nel caso in cui prevalga il No, Giorgia Meloni non si dimetterà da presidente del Consiglio: non è infatti prevista alcuna revoca automatica del mandato e il governo continuerà a restare in carica finché manterrà la fiducia del Parlamento, con l’orizzonte naturale della legislatura fissato alle elezioni politiche del 2027.

È comunque probabile che l’esito del referendum possa incidere sull’orientamento politico dell’esecutivo nei prossimi mesi, ad esempio in relazione alla legge elettorale o alla riforma costituzionale sul premierato. Una vittoria del No potrebbe spingere il governo verso un atteggiamento più prudente e attendista, mentre un successo del Sì potrebbe rappresentare un incentivo a proseguire con maggiore decisione nell’attuazione del programma. Si tratta però di valutazioni politiche e non di effetti automatici: sul piano giuridico, infatti, l’esito del referendum non determina di per sé conseguenze dirette sulla tenuta del governo.

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