Risultato referendum giustizia 2026, ecco chi ha vinto tra Sì e No. Un distacco ampio, è la sconfitta di Giorgia Meloni.
Alla fine, come aveva ironizzato Enrico Mentana durante il confronto televisivo con Giorgia Meloni, lo spoglio per il referendum sulla giustizia è stato piuttosto rapido. “Considerando che si vota Sì e No a un solo quesito si dovrebbe fare in fretta”, aveva detto il direttore del Tg La7. E così è stato: già nel corso del pomeriggio di lunedì 23 marzo le proiezioni avevano chiarito l’andamento della consultazione, con il No stabilmente in vantaggio.
Con il passare delle ore e l’arrivo dei dati ufficiali dalle sezioni, il risultato si è progressivamente consolidato fino alla vittoria del No, che ha respinto la riforma della giustizia sottoposta al voto popolare.
Risultato referendum giustizia 2026 in diretta
In questo spazio vi aggiorneremo in tempo reale sul risultato del referendum giustizia 2026 secondo i dati ufficiali pubblicati sul portale Eligendo.
Numero seggi scrutinati: 61.367/61.533
| Numero voti | Percentuale voti | |
|---|---|---|
| Sì | 12.405.836 | 46,26% |
| No | 14.411.927 | 53,74% |
Si va verso la conclusione dello spoglio
Con 60.322 sezioni scrutinate su 61.533, il risultato del referendum appare ormai definito e difficilmente ribaltabile. Il No si conferma nettamente in vantaggio con 14.127.804 voti (53,73%), mentre il Sì si ferma a 12.167.452 voti (46,27%). Il margine supera i 7 punti percentuali, segnale di un orientamento piuttosto chiaro dell’elettorato sulla riforma della giustizia.
Referendum giustizia, scrutinio oltre metà: No ancora avanti
Prosegue lo spoglio delle schede per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.
Con 37.252 sezioni scrutinate su 61.533, il No mantiene un vantaggio piuttosto netto con il 54,41% dei voti, mentre il Sì si attesta al 45,59%.
Il dato, ormai su oltre la metà delle sezioni, conferma il trend emerso nelle proiezioni e negli instant poll della serata, rafforzando l’ipotesi di una bocciatura della riforma.
Referendum giustizia, scrutinio in corso: No resta avanti
Prosegue lo spoglio delle schede per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.
Con 17.555 sezioni scrutinate su 61.533, il No si conferma in vantaggio con il 54,31%, mentre il Sì si attesta al 45,69%.
Il dato consolida il trend già emerso dalle prime proiezioni, indicando al momento un orientamento prevalente contrario alla riforma.
Aumenta la distanza (in favore del No)
Con 7.089 sezioni scrutinate su 61.533, il No consolida il vantaggio nello spoglio ancora parziale del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.
Nel dettaglio, il No raccoglie 1.366.804 voti (54,14%), mentre il Sì si attesta a 1.157.633 voti (45,86%).
Referendum giustizia, aggiornamento scrutinio con oltre 1.000 sezioni scrutinate
Con 1.026 sezioni scrutinate su 61.533, il No passa in vantaggio nello spoglio ancora parziale del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.
Nel dettaglio, il No raccoglie 123.972 voti (52,99%), mentre il Sì si ferma a 110.003 voti (47,01%).
Il dato, pur continuando a essere provvisorio, comincia a delineare una prima tendenza, ma servirà attendere lo scrutinio di una quota molto più ampia di sezioni e le proiezioni statistiche per capire se il vantaggio del No sarà confermato anche nel risultato finale.
Referendum giustizia, primi risultati parziali dallo scrutinio
Con 62 sezioni scrutinate su 61.533, i primi dati - ancora del tutto provvisori e non rappresentativi del quadro nazionale - vedono il Sì in vantaggio con 3.245 voti (53,07%), mentre il No si attesta a 2.869 voti (46,93%).
Si tratta di una rilevazione iniziale e statisticamente poco significativa, utile soprattutto a indicare l’avvio delle operazioni di scrutinio. Solo con l’arrivo di un numero molto più ampio di sezioni conteggiate sarà possibile individuare una tendenza attendibile sull’esito del referendum.
Referendum giustizia, i primi instant poll
In attesa dei primi dati su Eligendo, arrivano i primi instant poll dopo la chiusura delle urne. Secondo le rilevazioni SWG, il No sarebbe avanti con una forbice compresa tra il 49% e il 53%, mentre il Sì si collocherebbe tra il 47% e il 51%.
Un quadro sostanzialmente analogo emerge anche dagli instant poll realizzati da Tecné e diffusi da Mediaset, che indicano una sfida molto equilibrata, con il No leggermente in vantaggio ma ancora all’interno del margine statistico di incertezza.
Risultato referendum, la differenza tra exit poll e proiezioni
In attesa dei primi dati ufficiali sul risultato del referendum, è importante capire la differenza che c’è tra exit poll e proiezioni, due strumenti che accompagneranno le prime ore dello spoglio.
Gli exit poll vengono diffusi subito dopo la chiusura dei seggi e si basano su interviste anonime realizzate all’uscita delle urne su un campione di elettori. Si tratta quindi di una stima preliminare, utile per orientarsi sull’andamento del voto ma non sempre affidabile, perché dipende sia dalla disponibilità dei votanti a rispondere che dalla corretta rappresentatività del campione selezionato.
Diverso è il caso delle proiezioni che invece arrivano quando lo scrutinio è già iniziato e si fondano sui dati reali provenienti da un campione di sezioni effettivamente scrutinato. Proprio per questo motivo le proiezioni sono generalmente considerate più attendibili, specialmente quando arrivano a scrutinio inoltrato, rispetto agli exit poll. Con il passare del tempo e l’aumento delle schede scrutinate, infatti, tendono ad avvicinarsi sempre di più al risultato definitivo.
Nel caso del referendum sulla giustizia, trattandosi di un unico quesito con risposta secca tra Sì e No, i tempi per avere indicazioni abbastanza solide potrebbero essere particolarmente rapidi. Tuttavia, solo i dati ufficiali diffusi dal Viminale al termine dello scrutinio certificheranno in modo definitivo chi ha vinto.
Risultato referendum giustizia, cosa succede se vince il Sì? E il No?
In attesa del risultato è bene essere consapevoli di cosa può cambiare in caso di vittoria dell’uno o dell’altro schieramento.
D’altronde, come per qualsiasi referendum, anche in questo caso le conseguenze possono essere sia tecniche, legate all’entrata in vigore o meno della riforma, che politiche, con possibili effetti sull’azione del governo nei prossimi mesi.
Sul piano tecnico, una vittoria del No non comporterebbe alcuna modifica all’assetto attuale della magistratura: resterebbe in vigore il sistema previsto dalla Costituzione del 1948, con un unico Consiglio superiore della magistratura, il concorso unico per l’accesso alla carriera e la possibilità,seppur già limitata dalla riforma Cartabia, di passaggio tra funzioni giudicanti e requirenti.
Se invece il Sì dovesse superare il 50% dei voti validi, la riforma costituzionale entrerebbe in vigore e si aprirebbe una fase di attuazione delle nuove norme. In particolare, sarà necessario approvare leggi ordinarie e decreti attuativi per organizzare i concorsi separati per giudici e pubblici ministeri, istituire i due nuovi CSM, definire le modalità di sorteggio dei componenti, rendere operativa l’Alta Corte disciplinare e adeguare le norme su inamovibilità, progressione di carriera e accesso alla Cassazione. Si tratterebbe quindi di un processo graduale, con effetti che si manifesterebbero nel tempo attraverso la riorganizzazione dell’intero sistema.
Per quanto riguarda le conseguenze politiche, queste potrebbero essere meno rilevanti rispetto a quanto ipotizzato nelle settimane precedenti al voto.
Sia con la vittoria del Sì che nel caso in cui prevalga il No, Giorgia Meloni non si dimetterà da presidente del Consiglio: non è infatti prevista alcuna revoca automatica del mandato e il governo continuerà a restare in carica finché manterrà la fiducia del Parlamento, con l’orizzonte naturale della legislatura fissato alle elezioni politiche del 2027.
È comunque probabile che l’esito del referendum possa incidere sull’orientamento politico dell’esecutivo nei prossimi mesi, ad esempio in relazione alla legge elettorale o alla riforma costituzionale sul premierato. Una vittoria del No potrebbe spingere il governo verso un atteggiamento più prudente e attendista, mentre un successo del Sì potrebbe rappresentare un incentivo a proseguire con maggiore decisione nell’attuazione del programma. Si tratta però di valutazioni politiche e non di effetti automatici: sul piano giuridico, infatti, l’esito del referendum non determina di per sé conseguenze dirette sulla tenuta del governo.
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