Reddito di cittadinanza e lavoro in nero: cosa rischia il datore di lavoro?

Lavoro nero: sanzioni più severe quando il rapporto irregolare interessa un beneficiario del reddito di cittadinanza. I chiarimenti dell’Ispettorato del Lavoro.

Reddito di cittadinanza e lavoro in nero: cosa rischia il datore di lavoro?

Con il reddito di cittadinanza sono state introdotte norme più severe per i casi di lavoro in nero, sia per il dipendente che per il datore di lavoro.

Nella generalità dei casi, infatti, non sono previste sanzioni per il dipendente che lavora in nero (ad eccezione del caso in cui questo percepisca la Naspi): non è così però quando questo sfrutta la sua situazione di lavoratore irregolare per rientrare nelle soglie reddituali previste dalla misura e beneficiare così del reddito di cittadinanza.

Nel dettaglio, nei confronti del beneficiario del RdC che lavora in nero è prevista una sanzione molto severa: reclusione da due a sei anni, a cui si aggiunge il divieto di rifare domanda del RdC per i successivi dieci anni.

Allo stesso tempo, però, con il reddito di cittadinanza sono state incrementate anche le sanzioni nei confronti dei datori di lavoro che fanno lavorare in nero i beneficiari della misura. Per questi casi, infatti, si applicano le stesse sanzioni previste per chi fa lavorare in nero un extracomunitario non in possesso del regolare permesso di soggiorno, oppure un minore non in età lavorativa.

Lavoro nero e reddito di cittadinanza: quali sanzioni per il datore di lavoro?

È l’Ispettorato Nazionale del Lavoro - con la nota n° 7964 dell’11 settembre 2019 - a fare chiarezza su quali sanzioni si applicano in caso di impiego in nero di un percettore del reddito di cittadinanza.

Nella nota, l’Ispettorato del Lavoro specifica che affinché possa scattare la sanzione prevista non è necessario che a lavorare in nero sia il titolare del reddito di cittadinanza, ossia colui che ne ha fatto richiesta; la misura, infatti, è riconosciuta all’intero nucleo familiare e quindi la sanzione si applica per l’assunzione in nero di qualsiasi componente.

La maxi-sanzione, quindi, si applica tanto per l’assunzione in nero del padre che di un eventuale figlio, così come per qualsiasi altro componente del nucleo familiare.

Ma in cosa consiste questa maxi sanzione? Nel dettaglio, alle normali sanzioni previste per il lavoro nero si applica una maggiorazione del 20%. Quindi, l’importo della maxi sanzione - che varia a seconda del numero di giornate lavorate in nero - è pari a:

  • da 2.160 a 12.960 euro per ciascun lavoratore irregolare in caso di impiego del lavoratore fino a 30 giorni di lavoro effettivo;
  • da 4.320 a 25.920 euro per ciascun lavoratore irregolare in caso di impiego del lavoratore da 31 e fino a 60 giorni di lavoro effettivo;
  • da 8.640 euro a 51.840 euro per ciascun lavoratore impiegato irregolarmente per più di 60 giorni.

Le stesse sanzioni si applicano, come già detto in precedenza, per le assunzioni in nero di extracomunitari e di minori non in età lavorativa.

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