Lavoro nero: sanzioni, rischi e come denunciare il reato

Chiara Ridolfi

7 Aprile 2021 - 17:03

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Il lavoro in nero è un reato in Italia che comporta sanzioni per il datore di lavoro e in alcuni casi particolari anche per i lavoratori. Una guida completa per comprendere cos’è il lavoro in nero.

Lavoro nero: sanzioni, rischi e come denunciare il reato

Il lavoro nero è una pratica purtroppo ancora molto diffusa nel nostro Paese e con questa espressione si indica un rapporto di lavoro irregolare. Il datore di lavoro si avvale delle prestazioni professionali o lavorative di un dipendente senza che le due parti abbiano sottoscritto un regolare contratto; questo significa nessuna garanzia per il dipendente, per il quale non c’è alcune copertura previdenziale e assicurativa.

Il lavoro in nero, essendo illegale, prevede delle sanzioni per il datore di lavoro e in alcuni casi particolari, che vedremo di seguito, anche per il lavoratore. Precisiamo sin da ora che, di norma, il lavoratore assunto in nero viene considerato la parte debole del rapporto e per tale ragione non sono previste multe o sanzioni, tranne che nei casi specifici a cui abbiamo accennato e di cui andremo ad approfondire i dettagli.

Uno dei principali motivi per cui si sviluppano rapporti di lavoro di questo tipo è per il risparmio che si riesce ad ottenere, non dovendo versare tasse o contributi.
I rischi del lavoro in nero sono però molti e le multe, in caso di denuncia o di accertamento da parte della Guardia di Finanza possono raggiungere persino i 36.000 euro.

Di seguito andremo ad analizzare nel dettaglio cos’è il lavoro in nero, in che modo si può denunciare e quali sono le sanzioni per il datore di lavoro. Una guida completa per capire i rischi del lavoro sommerso e quali sono le possibili conseguenze per collaborazioni non regolari.

Cos’è il lavoro nero?

Per lavoro in nero (lavoro irregolare) si intende un rapporto subordinato instaurato senza che il datore di lavoro adempia all’obbligo di procedere all’invio della comunicazione alle autorità (Centro per l’Impiego, Inps o Inail a seconda del tipo di attività di lavoro). Con questo termine si indicano tutti i lavori, le collaborazioni o le piccole prestazioni che si effettuano senza un regolare contratto e una successiva fattura.

In Italia il lavoro in nero è molto diffuso purtroppo e, secondo uno studio del 2020 dell’Istat, vale la bellezza di 79 miliardi, il 4,3% del PIL italiano. Ed è sempre l’Istat a mettere in luce che il numero di persone che lavorano in questo modo dovrebbe aggirarsi sui 3.7 milioni di cittadini. Una grande fetta di lavoratori che non ha diritti e tutele di alcun genere sul posto di lavoro.

Il lavoro in nero è contro la legge; queste situazioni sono regolate da normative dedicate e sono previste delle sanzioni molto salate per il datore di lavoro trovato ad avere dei dipendenti pagati in nero. Denunciare il lavoro in nero è possibile, anche in forma anonima, e in alcuni casi è l’unica strada da percorrere nel tentativo di migliorare il mercato del lavoro in Italia.

Alcune volte però sono gli stessi lavoratori a richiedere di essere assunti in nero, non volendo rinunciare allo status di disoccupato e ai benefici che ne derivano (ad esempio l’indennità Naspi). Ma anche per alcune categorie di lavoratori senza contratto sono previste multe e sanzioni di non poco conto, nel momento in cui con un controllo si accerti la loro irregolarità.

Come denunciare il lavoro in nero

Dato che il lavoro in nero è in tutto e per tutto una violazione della legge e una lesione dei diritti fondamentali dell’individuo, con danno alla dignità e personalità, è bene conoscere quali sono gli strumenti legali e le opportunità a disposizione del lavoratore che intenda reagire a tale ingiustizia.

Vediamo quali sono i passi da percorrere per denunciare un rapporto di lavoro in nero:

  • denunciare i fatti all’Ispettorato del Lavoro presso la Direzione Provinciale del Lavoro di pertinenza, trovando il contatto presso le pagine gialle;
  • riportare dati relativi all’attività e alle mansioni svolte, indicando l’indirizzo della ditta, il giorno di inizio del lavoro, gli orari di lavoro e la retribuzione percepita;
  • procurarsi prove documentali attestanti il lavoro effettuato ed eventuali prove testimoniali a sostegno della denuncia.

Il passo successivo è quello di rivolgersi all’ufficio vertenze e legale di un Sindacato (Cgil, Cisl, Uil, Ugil) per ottenere la consulenza delle associazioni di categoria con dei costi decisamente inferiori a quelli richiesti da un professionista abilitato. Gli operatori investiti della causa provvedono ad aprire la pratica.

L’organizzazione sindacale provvedere a svolgere le attività per addivenire ad una conciliazione mediante una contrattazione e pacifica gestione della controversia. Qualora l’azienda non sia disponibile ad una definizione bonaria della problematica, gli studi legali convenzionati con il sindacato provvederanno a prendere in mano la pratica per gestire la causa davanti al Giudice del Lavoro.

Nella fase di preparazione della vertenza verranno coinvolti anche l’Inps e l’Inail e l’Asl di competenza territoriale che si occuperanno di appurare le irregolarità di loro competenza.

L’INAIL verrà infatti coinvolto per controllare che il datore di lavoro tuteli i diritti contributivi e previdenziali del prestatore d’opera. L’ASL interverrà invece nel caso in cui vengano denunciate irregolarità connesse a condizioni igienico sanitarie o alla sicurezza sul lavoro non a norma per i lavoratori.

Un altro modo per denunciare la propria condizione di lavoratore in nero è quello di rivolgersi alla Guardia di Finanza e sporgere denuncia. Quest’ultima può essere effettuata nel totale anonimato.

Sanzioni per il datore di lavoro

Le sanzioni per il datore di lavoro che assume in nero sono indicate nel Decreto Semplificazioni (d.lgs. 151/2015) attuativo del Jobs Act.
Il legislatore in questo caso ha usato il pugno duro per chi assume un dipendente senza regolare contratto, prevedendo sanzioni che possono arrivare fino a 36mila euro.
L’importo della sanzione per il datore di lavoro varia a seconda dei giorni d’impiego del dipendente in nero:

  • da 1.500€ a 9.000€: per ogni lavoratore irregolare entro i 30 giorni di impiego effettivo;
  • da 3.000€ a 18.000€: per ogni lavoratore irregolare con impiego effettivo compreso tra i 31 e i 60 giorni;
  • da 6.000€ a 36.000€: per ogni lavoratore irregolare con impiego effettivo superiore ai 60 giorni.

Inoltre, se l’impiegato è uno straniero senza permesso di soggiorno l’importo della sanzione è aumentato del 20%. Stesso aumento previsto nei casi di impiego di minori in età non lavorativa.

In soccorso del datore di lavoro c’è lo strumento della diffida obbligatoria con il quale è possibile mettersi a riparo dal pagamento della sanzione.
Questo prevede che il lavoratore venga regolarizzato entro un periodo di 120 giorni con contratto a tempo indeterminato, o determinato (non inferiore a tre mesi).

Una volta che il datore di lavoro dimostra l’avvenuta regolarizzazione del contratto incorrerà in una sanzione di misura minima.

Come si calcola il risarcimento il lavoro in nero?

Dopo che viene effettuata la denuncia il lavoratore ha diritto ad un risarcimento per tutto ciò che non è stato pagato in precedenza dal datore di lavoro. Secondo la Giurisprudenza il lavoro in nero infatti ha lo stesso valore del lavoro svolto da un regolare impiegato e per questo nel calcolo del risarcimento devono essere conteggiati:

  • retribuzione mensile;
  • T.f.r.;
  • ferie non godute;
  • tredicesima;
  • quattordicesima (nei CCNL che la prevedono);
  • ore di lavoro straordinario non retribuite.

Nel conteggio del risarcimento non rientreranno invece permessi, eventuali scatti di anzianità e indennità. Sommando tutte queste voci insieme, tenendo conto del numero di giorni lavorati senza alcun tipo di contratto, si avrà modo di comprendere l’entità del rimborso spettante.
Il lavoratore avrà quindi diritto ad ottenere un risarcimento di tutto ciò che non gli è stato concesso durante il periodo di lavoro in nero.

L’importo della retribuzione mensile sarà stabilito in base al CCNL di riferimento e all’inquadramento che sarebbe dovuto spettare al lavoratore non regolarmente registrato. Sempre in base al CCNL di riferimento si calcoleranno ferie, tredicesima e quattordicesima (qualora fosse prevista).

Sanzioni per il lavoratore

Il dipendente assunto in nero dal datore di lavoro è considerato la parte debole del rapporto e per questo non rischia alcuna sanzione se viene scoperto a lavorare in nero. Anzi, in questo modo il dipendente può sperare che il datore di lavoro, per evitare di dover pagare una nuova sanzione, decida di regolarizzare il suo contratto.

Ci sono dei casi, però, in cui anche il dipendente in nero è soggetto a sanzione: infatti, se un disoccupato viene scoperto a lavorare in nero viene subito segnalato alla Procura della Repubblica.

Le sanzioni, variano a seconda se il lavoratore percepisce oppure no la disoccupazione. Per essere più precisi, le multe per i lavoratori in nero che si trovano in stato di disoccupazione si riferiscono ai casi in cui:

  • l’impiegato in nero che ha presentato all’INPS, o ad un centro per l’impiego, lo status di disoccupato (ma non percepisce alcuna indennità) commette il reato di Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (ex art 483 del Codice Penale) per il quale è prevista una sanzione fino a due anni;
  • l’impiegato in nero che percepisce l’indennità di disoccupazione, oppure che ha beneficiato di altri ammortizzatori sociali grazie al suo status di disoccupato rischia una contestazione per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art 316-ter del Codice Penale). In questo caso la reclusione va dai sei mesi ai quattro anni, ma se la somma indebitamente percepita è inferiore a 4mila euro si applica una sanzione amministrativa che va dai 5.164 ai 25.822 euro. La sanzione non può superare il triplo dell’importo del beneficio percepito.

Quindi, anche se solitamente è il datore di lavoro a rischiare una sanzione per un impiegato assunto in nero ci sono dei casi in cui anche il dipendente deve stare attento.

Ad esempio questo accade anche quando il lavoratore impiegato in nero percepisce il reddito di cittadinanza. Il decreto 4/2019, infatti, tra le sanzioni previste per chi non rispetta gli obblighi del reddito di cittadinanza parla anche dei lavoratori impiegati in nero, ossia di coloro che per beneficiare del contributo hanno omesso delle informazioni relative al loro reddito e alla posizione lavorativa.

Per questi è prevista la perdita del reddito di cittadinanza, oltre alla restituzione di tutte le somme percepite, ma non solo: questa violazione, infatti, è punita con la reclusione da due a sei anni.

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