Nuovi record delle borse: i tre fattori che stanno spingendo i listini

Sono tre i fattori che, secondo Edoardo Fusco Femiano, Market Analyst di eToro, stanno guidando i nuovi record delle borse. Vediamo quali sono.

Nuovi record delle borse: i tre fattori che stanno spingendo i listini

Ai nuovi record delle borse Usa abbiamo ormai fatto l’abitudine, basti pensare al fatto che ieri l’indice S&P500 ha messo a segno la diciottesima chiusura ai massimi storici del 2021.

Negli ultimi giorni le indicazioni arrivate dai tassi USA, la cui tumultuosa avanzata sembrerebbe essersi arrestata, e la revisione al rialzo delle stime sull’economia mondiale da parte del Fondo Monetario Internazionale hanno spinto anche i listini del Vecchio continente.

In particolare, nuovi massimi storici sono stati registrati dalle borse di Francoforte ed Amsterdam e, a livello europeo, dall’Euro Stoxx 600.

Edoardo Fusco Femiano, Market Analyst di eToro, ha recentemente elencato i tre fattori che stanno guidando le piazze finanziarie.

Record Borse: i tre driver di crescita

In primis, l’esperto di eToro cita i dati macroeconomici USA, ed in particolare le recenti letture dell’ISM manifatturiero e servizi, saliti rispettivamente ai massimi da 37 e 40 anni.

Si tratta di indicazioni, evidenzia Fusco Femiano, che se associate alle oltre 900 mila buste paga di marzo, portano le attese generali in direzione di “una forte accelerazione dell’economia nei prossimi mesi”.

Discorso simile può essere fatto in Europa, dove nonostante l’evidente lentezza del processo di vaccinazione, gli indici “stanno iniziando a scontare un ripresa che dovrebbe in larga misura essere guidata dalla riapertura generale dell’economia, piuttosto che dalle misure di stimolo fiscale”.

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Il secondo aspetto e legato all’espansione dei programmi di stimolo fiscale dell’amministrazione americana, “che stanno guidando la rotazione settoriale degli investitori verso settori quali i finanziari, le materie prime, i trasporti e l’energia: un fenomeno che oramai osserviamo da mesi”.

Il terzo fattore è rappresentato dall’impostazione tecnica degli indici.

“Con l’S&P500 che ha chiuso in una sola giornata sotto la media mobile a 50 giorni negli ultimi cinque mesi, continuiamo ad operare in un mercato da ‘buy the dip’, ossia molto direzionale, e che finora ha mostrato di fatto nessun segnale di cedimento”.

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