Per questi trasferimenti da carta a carta dovrai pagare una multa

Ilena D’Errico

2 Giugno 2026 - 20:18

Questi trasferimenti da carta a carta molto comuni rischiano di farti prendere multe salate. Ecco quando e come evitarle.

Per questi trasferimenti da carta a carta dovrai pagare una multa
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Oggi raramente si fa affidamento al baratto, ma anche ai mercatini. Mettere in vendita un prodotto su internet è questione di pochi secondi e dopo la spedizione ecco arrivare il pagamento. Ciò vale soprattutto per gli articoli di seconda mano, che si vendono in grande quantità e velocità grazie alle piattaforme ad hoc. Così, molte persone ricevono parecchi trasferimenti dalla carta dell’utente, quasi sempre diverso, alla propria, dimenticando gli obblighi fiscali. I mezzi digitali semplificano notevolmente la vita, ma questo porta a sottovalutare le conseguenze delle proprie azioni.

L’uso di piattaforme come Vinted, Etsy, eBay, Subito e similari consente di vendere i propri articoli e incassare i pagamenti con estrema facilità, offrendo un ottimo modo per arrotondare, liberandosi delle cose inutilizzate e salvaguardando l’ambiente con il riciclo. Ciò però non significa che la vendita tramite questi siti e applicazioni sia priva di regole, ci sono comunque dei limiti da rispettare, soprattutto dal punto di vista fiscale.

Chi vuole semplicemente fare spazio in casa per dare via qualche oggetto inutilizzato non corre alcun rischio, ma quando la vendita diventa abituale può configurare un’attività professionale vera e propria con redditi da dichiarare. Non adempiendo agli opportuni obblighi, anche se in buona fede, si rischiano così pesanti sanzioni da parte dell’Agenzia delle entrate. Fortunatamente, conoscendo i parametri di riferimento e adottando qualche semplice accorgimento è possibile evitare problemi e continuare la vendita senza problemi.

Multa per questi trasferimenti da carta a carta

La vendita di articoli usati può avvenire nell’ambito dell’ordinario riciclo di seconda mano tra privati oppure essere una vera e propria attività commerciale, come quella degli appositi mercatini ad esempio. La differenza non dipende solo dalla scelta del cittadino, ma dalle caratteristiche con cui tale compravendita si svolge. Per quanto riguarda le amatissime piattaforme come Vinted, Subito e altre analoghe, la legge impone l’obbligo di segnalazione degli utenti che superano (anche alternativamente) i seguenti limiti massimi:

  • 30 vendite in un solo anno solare;
  • più di 2.000 euro di guadagni dalle vendite.

L’obbligo ricade su tutte le piattaforme che offrono un servizio di intermediazione, non anche di quelle che si limitano a consentire l’apposizione di annunci o che processano i pagamenti. Nel dettaglio, la regola si rivolge a piattaforme di vendita e intermediazione come:

  • Amazon
  • eBay
  • Vinted
  • Etsy
  • Vestiaire Collective
  • Airbnb;
  • Subito.

Al superamento dei detti parametri le piattaforme devono comunicare al Fisco tutti i dati del venditore e delle transazioni in modo completo, sanzionando gli utenti non collaborativi (per esempio che non hanno fornito i dati anagrafici in modo completo) con misure come la sospensione dell’account. A questo punto l’Agenzia delle entrate dovrà capire se è stata svolta un’attività occasionale o commerciale, ricordando che quest’ultima richiede l’apertura di una partita Iva, la dichiarazione dei redditi e il pagamento delle tasse.

Il D. Lgs. n. 32/2023, sulla scia dell’equivalente regolamento europeo, delinea questi obblighi e prevede sanzioni sia per l’omessa comunicazione delle informazioni (da 2.000 euro a 21.000 euro, aumentata della metà), che per l’incompleta o l’inesatta comunicazione delle medesime informazioni (da 2.000 a 21.000 euro, ridotta della metà). I controlli possono derivare comunque anche dai numerosi trasferimenti sulla carta ricevuti, che devono essere opportunamente motivati in caso di controllo fiscale.

Trasferimenti senza rischi

Dopo la segnalazione, il contribuente può comunque dimostrare di aver svolto l’attività di vendita dell’usato in maniera non professionale. Tale attività richiede una frequenza sporadica, indipendentemente dai guadagni. Normalmente, la semplice vendita dei propri oggetti di seconda mano rientra in questa sfera, proprio perché non ha una cadenza abituale o prevedibile.

Quando l’attività ha invece un carattere abituale, con merci vendute in maniera continuativa o comunque con guadagni superiori a 5.000 euro annui (ma non necessariamente), ha un fine commerciale e richiede l’apertura della partita Iva, con annessi obblighi fiscali. Conservare con cura tutta la documentazione delle vendite e delle transazioni è quindi fondamentale per tenere sotto controllo la situazione e fornire eventuali spiegazioni al Fisco.

A tal proposito, però, le buone intenzioni non bastano a evitare le sanzioni fiscali. Bisogna ricordare, infatti, che quando la vendita è abituale è in ogni caso richiesta l’apertura della partita Iva, a prescindere dai volumi dei guadagni e dall’approccio del venditore (che può essere indicativo). Situazioni come la rivendita di merce usata acquistata altrove o magari prodotti digitali sempre disponibili sulle piattaforme, per esempio, sono generalmente sempre attinenti a un’attività commerciale.

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