Due BTP 2030 rendono circa 2,7% netto, ma attenzione a 3 rischi spesso ignorati: inflazione, tassi e cedole basse. Ecco perché il confronto con BOT e conti deposito non è banale.
Molti investitori stanno guardando con interesse alcuni BTP che oggi offrono rendimenti intorno al 2,7% netto. In un contesto in cui conti deposito, depositi postali e strumenti a breve termine rendono circa il 2-2,5% lordo, la differenza sembra interessante.
A prima vista potrebbe sembrare una buona occasione: bloccare per cinque anni un rendimento superiore a quello dei prodotti più liquidi. Ma prima di comprare questi titoli conviene fermarsi un momento e valutare alcuni aspetti che spesso vengono sottovalutati. Dietro questo rendimento si nascondono infatti tre rischi che molti investitori non considerano abbastanza.
L’idea di “bloccare” un rendimento più elevato è comprensibile, soprattutto quando il confronto immediato viene fatto con strumenti che sembrano offrire solo una remunerazione più bassa e per periodi più brevi. Tuttavia, proprio perché si sta parlando di un orizzonte pluriennale, il punto non è soltanto quanto rende oggi un titolo, ma che cosa può succedere lungo il percorso. Il rendimento promesso a scadenza, infatti, diventa davvero significativo solo se l’investitore è in grado di mantenere il titolo fino alla fine e se lo scenario macroeconomico non cambia in modo tale da rendere quel rendimento meno competitivo. È qui che spesso si crea l’equivoco: si guarda alla percentuale finale, ma si sottovaluta la dinamica che porta a quel risultato. [...]
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