Una nuova crisi delle banche alle porte, a dispetto delle apparenze, capace di contagiare l’Europa intera?
È stata la stessa BCE, nel suo ultimo rapporto sulla Stabilità finanziaria, ad avvertire che la presenza di diversi fattori avversi che si stanno accanendo contro l’economia di tutto il mondo, rappresenta un chiaro rischio per le banche europee, in generale.
Ma alcune banche, più di altre, stanno iniziando ora a fare davvero paura. In superficie, tutto sembra reggere. Eppure, nessuna crisi finanziaria esplode all’improvviso: i segnali d’allarme ci sono, anche se per ora restano parzialmente nascosti sotto un tappeto di speranze in tempi migliori.
Attenti alle banche tedesche, il binomio esplosivo Mittelstand-NPL
Le banche che rischiano grosso, a quanto pare, sono quelle tedesche: esattamente quelle attive in un’economia che, grazie agli effetti del bazooka fiscale di cui si parla ormai da quasi un anno, dovrebbe finalmente tornare a riportare una performance solida.
Ma l’economista tedesco Thomas Kolbe fa notare che c’è più di qualcosa che non va: nonostante i sogni di una Germania pronta a indossare di nuovo le vesti di motore scoppiettante dell’economia europea, le cose non vanno ancora bene. Inoltre, era inevitabile che la crisi tedesca finisse per erodere i bilanci delle banche teutoniche.
Il problema numero uno porta un nome ben preciso: “Mittelstand”, accompagnato da un altro termine più tecnico, spesso individuato come spina tra le più dolorose conficcate durante la storia nel fianco delle banche, riassunto da un acronimo: NPL, ovvero Non Performing Loans, crediti deteriorati.
Si tratta di crediti che marchiano i bilanci degli istituti quando chi li ha ricevuti, famiglie e imprese, travolti da problemi che colpiscono le loro finanze, non riescono a restituirli. Quei crediti - o anche prestiti erogati - che non vengono dunque più rimborsati.
Per Mittelstand si intende l’insieme delle aziende di dimensione media o anche il cuore stesso dell’economia tedesca, così come le definisce l’associazione BDI, ergo la Confindustria made in Germany: la Bundesverband der Deutschen Industrie, o anche Federazione delle industrie tedesche, che rappresenta più di 100.000 aziende private che, a loro volta, impiegano il 60% circa di tutti i dipendenti del Paese, contribuendo in modo significativo alle entrate fiscali che il governo di Berlino incassa dal tessuto imprenditoriale.
Il Mittelstand, il battito debole del cuore (ex) pulsante della Germania. Un problema per le banche
Il problema che affligge direttamente le banche è rappresentato dal fatto che, così come spiega Kolbe, a dispetto dei proclami della Germania di Friedrich Merz che attende ancora il presunto miracolo associato agli effetti del bazooka fiscale, da un po’ il Mittelstand non è più il cuore pulsante che era un tempo per la prima economia d’Europa.
Sono state infatti 24.000 circa le aziende tedesche a presentare nel 2025 istanza di fallimento: un numero record, sorpassato solo da quello assoluto della crisi del 2003, seguita all’esplosione della bolla dot-com e della conseguente recessione: quella in cui, a finire in bancarotta, furono ben 39.000 aziende.
La catena recente di fallimenti si è tradotta inevitabilmente in una carrellata di default sui prestiti erogati alle aziende, stimati attorno ai 57 miliardi di euro: un grave danno per i fornitori e per le banche, se si considera che il Mittelstand tedesco si finanzia per circa il 40% tramite le casse di risparmio e per il 25% attraverso le banche cooperative.
Già nel corso del 2024, le perdite dovute alle insolvenze aziendali avevano raggiunto circa 59 miliardi di euro.
Le cause sono note da tempo: la persistente debolezza dell’economia tedesca, il risultato di un mix tossico di regolamentazione eccessiva, il processo di deindustrializzazione provocato dalle politiche climatiche, una crisi energetica autoindotta e una elevata pressione fiscale.
“Un cocktail velenoso”, i nomi delle banche tedesche nei guai
Per Kolbe, un cocktail velenoso, che sta gravando in modo pesante sull’economia della Germania, indebolendo la domanda privata e rendendo la produzione industriale del Paese sempre meno attrattiva nella scena internazionale.
Tutto ciò, in superficie, non si vede, dal momento che, in apparenza, il settore bancario tedesco appare tuttora stabile, come fa notare l’economista che ha scritto il paper.
Il gigante Deutsche Bank, per esempio, ha assistito nel terzo trimestre del 2025 a una crescita degli utili al lordo delle tasse pari all’8% su base annua, a €2,4 miliardi, sulla scia di una performance solida che ha interessato tutte le aree di business, dalla tradizionale erogazione dei prestiti all’investment banking e all’asset management.
Si è fatta vanto per tutto il 2025 dei suoi punti di forza l’altra grande banca tedesca, Commerzbank, nel tentativo continuo di sottrarsi all’assedio dell’italiana UniCredit.
La situazione è tuttavia diversa per quanto concerne le banche cooperative.
Volks-und Raiffeisenbanken ha per esempio sofferto già nel corso del 2025 un calo degli utili pari a -25% rispetto al 2024, dunque su base annua, pagando la debolezza dell’economia, l’aumento delle tensioni geopolitiche e gli accantonamenti più elevati effettuati per far fronte ai rischi crescenti di default dei clienti.
E se è vero che per ora il modello bancario tedesco fondato sui tre pilastri - le grandi banche private, le istituzioni del settore pubblico come le casse di risparmio e le banche statali, e le banche cooperative - sta reggendo, mostrando segnali di crescita, al di sotto della superficie stanno emergendo crepe profonde, accompagnate da un problematico e stretto intreccio tra banche cooperative e politica.
I risultati sono così sotto gli occhi di tutti.
La banca tedesca VR-Bank Dortmund Nordwest ha registrato perdite per 280 milioni di euro a causa di investimenti rischiosi in fondi immobiliari, rendendo necessario un salvataggio da parte del Fondo di tutela cooperativo (BVR).
La VR-Bank Bad Salzungen-Schmalkalden aveva subìto perdite di entità simile in operazioni immobiliari discutibili già due anni fa, ricorrendo anch’essa all’intervento del BVR.
E un’analisi della BaFin ha riportato che, nel corso del 2025, circa che l’1,9% dei prestiti erogati dalle casse di risparmio e il 2,2% di quelli delle banche cooperative si sono confermati deteriorati: si parla in totale di un volume di NPL pari a 36,5 miliardi di euro, in crescita del 25% rispetto all’anno precedente, e di un fenomeno che sta costringendo le banche tedesche ad aumentare gli accantonamenti per far fronte al rischio di credito.
Alert sulle banche tedesche dalla stessa Bundesbank nel Rapporto sullla Stabilità finanziaria
L’ammissione dei problemi che stanno montando nel sistema bancario tedesco è arrivata dalla stessa Bundesbank, banca centrale della Germania che, nel suo rapporto sulla Stabilità finanziaria pubblicato agli inizi di novembre 2025, ha scritto nero su bianco che “ i rischi per il sistema finanziario tedesco sono aumentati ”, aggiungendo che “il Financial Stability Review 2025 intravede sfide che derivano dalle tensioni geopolitiche, dai conflitti commerciali (vedi dazi di Trump) e dall’aumento del debito governativo”.
L’economista Thomas Kolbe non ha dal canto suo risparmiato forti critiche nei confronti non solo del settore ma del legame che lo avvinghia sempre di più alla politica di Berlino. Una politica che ha deciso di lanciare la grande scommessa del bazooka fiscale il cui esito è stato tuttavia, probabilmente, stimato in modo fin troppo ottimistico.
Sempre la Bundesbank ha avvertito infatti con la pubblicazione di un report che risale alla metà di dicembre del 2025 che, sebbene ci siano “già alcuni segnali iniziali di un aumento degli ordinativi da parte del governo, le conseguenze dell’aumento della spesa non sosterranno la crescita economica (della Germania) in modo più significativo fino alla fine del prossimo anno ”, dunque fino alla fine di quest’anno 2026.
La ripresa del PIL tedesco ci sarà, grazie ai maggiori investimenti pubblici, all’aumento dei salari e alla crescita delle esportazioni, ma sarà graduale.
“Dopo diversi anni di contrazione, la Bundesbank prevede che l’economia segnerà una ripresa in modo graduale ”.
Graduale al punto che la stessa banca centrale tedesca si è ritrovata costretta a tagliare le previsioni sulla crescita del PIL della Germania, annunciando di stimare un ritmo di espansione pari all +0,6% nel 2026 (rispetto al +0,7% precedentemente atteso).
Per il 2027 e il 2028, l’outlook è di un PIL in rialzo rispettivamente dell’1,3% e dell’1,1%.
Le banche tedesche dovranno insomma attendere ancora un bel po’ di mesi per beneficiare dell’eventuale dispiegarsi degli effetti positivi del bazooka fiscale sui conti delle famiglie e delle aziende Mittelstand e dunque dell’attenuarsi - così si spera - del problema degli NPL.
Banche tedesche. Sparkasse, la fine è vicina?
Thomas Kolbe fa un esempio concreto per illustrare la crisi delle banche tedesche di cui, per ora offuscata dai numeri delle Big Bank Deutsche Bank e Commerzbank.
“La Raiffeisenbank Hochtaunus è finita in gravi difficoltà finanziarie dopo aver effettuato aggiustamenti di valore per 500 milioni di euro sul proprio portafoglio immobiliare. Si percepiscono scricchiolii in tutti gli angoli dell’economia tedesca. Si prevede che la crisi economica si tradurrà in una crisi dei portafogli ipotecari delle banche regionali, accanto a insolvenze private. La pressione sul sistema bancario aumenta trimestre dopo trimestre. Le banche rispondono a questa crescente pressione con misure drastiche. Ogni anno in Germania vengono chiuse oltre 1.000 filiali bancarie. La Sparkasse locale (ovvero la cassa di risparmio locale) potrebbe presto diventare un ricordo”.
Insomma, mentre l’Europa tutta attende gli effetti del bazooka ìtedesco, temendo benefici ben inferiori rispetto a quelli su cui scommette il governo di Friedrich Merz, il neo che sta assillando le autorità finanziarie della Germania prende, accanto a quello di un’economia che rimane ancora in via di convalescenza, il nome di banche.
Kolbe non indora la pillola:
“I bilanci bancari riflettono la situazione economica complessiva. Allo stesso tempo, essi sono influenzati dagli sviluppi della politica finanziaria e fiscale. Anni di insolvenze elevate erodono l’ossatura finanziaria delle banche tanto quanto l’elevato debito sovrano globale, che ha provocato significative svalutazioni delle partecipazioni detenute nei titoli di debito all’interno dei bilanci” degli istituti di credito, ha continuato Kolbe, riferendosi alla Germania.
In poche parole, più a lungo persisterà la crisi dell’economia privata e più essa pagherà l’assenza di disciplina fiscale e il crescente debito pubblico, fenomeni che sono destinati con il bazooka fiscale di Merz a colpire ora anche l’ex virtuosa Germania, secondo l’esperto.
Il risultato sarà una minore capacità di erogazione del credito da parte delle banche tedesche.
Tra l’altro, la BCE in questo caso potrebbe fare poco:
“La Banca Centrale Europea può abbassare i tassi e ridurre i costi di finanziamento del settore privato quanto vuole”, ha concluso Kolbe. “Ma, a meno che le prospettive economiche della Germania non migliorino considerevolmente — scenario improbabile nelle attuali condizioni politiche — da un lato i prestiti rallenteranno significativamente, dall’altro aumenteranno i default ”.
Si rischia dunque un circolo vizioso che potrebbe far scivolare l’economia tedesca ancora più in profondità in una fase di contrazione.
Altro che ripresa sostenuta dal bazooka fiscale, dopo una crescita del PIL tedesco che è stata pari a zero nel corso del terzo trimestre del 2025.
Detto questo, un alert sulle banche è stato lanciato anche guardando all’Italia, sebbene per altri motivi, e dalla stessa BCE, che non ha nascosto che alcuni rischi specifici minacciano tutte le banche europee.