Ecco quali sono le spese più importanti per le famiglie italiane e qual è l’importo medio necessario ogni mese secondo i dati ufficiali ISTAT
Quanto spende una famiglia italiana al mese? Secondo i dati Istat più recenti, riferiti all’anno 2024 e diffusi nell’ottobre 2025, la spesa media mensile per consumi di una famiglia residente in Italia è pari a 2.755 euro in valori correnti, contro i 2.738 euro del 2023.
Si tratta di una variazione minima, pari a +0,6%, che fotografa un sostanziale stabilità dei bilanci domestici dopo la fiammata inflazionistica degli anni precedenti. Per il secondo anno consecutivo la spesa resta comunque superiore ai livelli pre-Covid: nel 2019 si fermava a 2.561 euro.
Il confronto con i prezzi, però, ridimensiona il dato: tra il 2019 e il 2024 la spesa per consumi è cresciuta del 7,6%, mentre l’inflazione misurata nello stesso arco temporale dall’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è aumentata del 18,5%. In altre parole, le famiglie spendono di più in euro ma acquistano meno beni e servizi.
Quanto spende una famiglia italiana al mese? I dati Istat aggiornati
Il dato medio va letto con cautela. Poiché la distribuzione dei consumi è asimmetrica e concentrata sui livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie spende meno del valore medio: la spesa mediana, cioè il livello che divide le famiglie in due parti uguali, si ferma infatti a 2.240 euro mensili (erano 2.243 euro nel 2023).
La distanza tra i due estremi della scala è ampia e stabile nel tempo: il 20% delle famiglie con la spesa più elevata assorbe quasi il 40% della spesa complessiva, mentre il quinto più povero si ferma all’8,2%, con un rapporto tra i due gruppi pari a 4,9.
Sul fronte alimentare, le spese per Prodotti alimentari e bevande analcoliche valgono in media 532 euro al mese, il 19,3% del totale, e risultano stabili rispetto al 2023 nonostante l’aumento dei prezzi (+2,5% la variazione annua dell’IPCA di comparto, dopo il +10,2% del 2023).
Restano stabili anche le rinunce: il 31,1% delle famiglie dichiara di aver provato a limitare la quantità o la qualità del cibo acquistato nel corso dell’anno (era il 31,5% nel 2023). Nel Mezzogiorno la quota di chi ha ridotto gli acquisti sale al 57,6% se si considerano abbigliamento e calzature.
Tra le singole voci alimentari crescono in modo significativo oli e grassi (+11,7%, fino a 18 euro mensili) e la frutta, inclusa quella a guscio, che sale a 45 euro al mese (+2,7%).
La spesa non alimentare è pari in media a 2.222 euro mensili e rappresenta l’80,7% del totale. Qui la voce più pesante è l’abitazione: Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili assorbe il 35,7% della spesa complessiva a livello nazionale, seguita da trasporti (10,8%) e ricreazione, sport e cultura (3,8%).
Prosegue invece il recupero post-pandemico dei servizi di ristorazione e alloggio, che salgono a 162 euro mensili (+4,1%), sebbene con ritmi molto più contenuti rispetto al +16,5% del 2023. La crescita è più marcata nel Centro (+7,2%, 175 euro), mentre il livello più alto resta quello del Nord-est (209 euro).
In controtendenza Informazione e comunicazione, che arretra del 2,3%, mentre nel Nord-est cresce la spesa per istruzione, salita a 21 euro mensili (+16,9%).
Il divario tra Nord e Sud: 834 euro di differenza
La fotografia territoriale resta il dato più marcato dell’intera rilevazione. I livelli di spesa più elevati si registrano nel Nord-est (3.032 euro), nel Centro (2.999 euro) e nel Nord-ovest (2.973 euro), tutti superiori alla media nazionale; sotto la media si collocano invece le Isole (2.321 euro) e il Sud (2.199 euro).
Nel concreto, una famiglia del Nord-est spende 834 euro in più al mese rispetto a una del Sud, il 37,9% in più, e 711 euro in più rispetto alle Isole (+30,6%). Il divario tra Sud e Nord-est, che nel 2023 era pari al 34,8%, è dunque tornato sui livelli pre-Covid (37,7% nel 2019), mentre nelle Isole il gap resta ancora sensibilmente inferiore a quello del 2019 (36,2%).
Cambia anche la composizione del paniere. Dove le disponibilità economiche sono minori, la spesa si concentra sui bisogni primari: la quota destinata a prodotti alimentari e bevande analcoliche raggiunge il 25,4% nel Sud e il 23,5% nelle Isole, contro il 19,3% della media nazionale e il 17,4% del Nord-est.
Al contrario, nel Nord pesano di più le voci legate al tempo libero e alla mobilità: 6,9% per ristorazione e alloggio nel Nord-ovest e nel Nord-est (contro il 5,9% nazionale), 11,5% e 11,4% per i trasporti (dato Italia 10,8%), 4,4% e 4,1% per ricreazione, sport e cultura (3,8% a livello nazionale).
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Le differenze tra regioni e tra città e piccoli comuni
Il confronto regionale amplifica ulteriormente le distanze.
Le regioni con la spesa media mensile più alta si confermano il Trentino-Alto Adige (3.584 euro) e la Lombardia (3.162 euro); all’estremo opposto Calabria (2.075 euro) e Puglia (2.000 euro), dove una famiglia spende poco più della metà rispetto alla provincia di Bolzano e Trento.
Anche in questo caso conta la struttura della spesa. In Lombardia si registra la quota più alta per servizi di ristorazione e alloggio (7,5% contro il 5,9% nazionale); in Trentino-Alto Adige quella per abitazione e utenze tocca il 42,0% contro il 35,7% italiano, per effetto degli affitti figurativi, che rappresentano oltre due terzi della spesa di quella divisione. La quota più elevata per l’alimentare si osserva invece in Calabria, al 28,2%, a fronte del 14,6% del Trentino-Alto Adige, valore minimo tra tutte le regioni.
Resta netto anche il divario per ampiezza del comune. Spendono di più le famiglie residenti nei comuni centro delle aree metropolitane (2.999 euro mensili), seguite da quelle dei comuni periferici delle aree metropolitane e dei comuni con almeno 50mila abitanti (2.822 euro). I livelli più contenuti si osservano nei comuni fino a 50mila abitanti (2.638 euro), dove si spende circa il 12% in meno rispetto alle aree metropolitane.
Quanto spende una famiglia di 4 persone e come cambia il budget
La spesa varia in modo consistente anche in base alla composizione del nucleo. Chi vive da solo spende in media 1.932 euro al mese, circa il 68% di quanto spende una coppia: la differenza è meno che proporzionale al numero dei componenti, perché molte voci - affitto, riscaldamento, utenze - restano fisse indipendentemente da quante persone compongono la famiglia.
Le famiglie con figli concentrano la spesa sui beni primari, mentre le coppie giovani senza figli destinano quote più elevate a trasporti (13,8%) e ristorazione (8,9%). Gli anziani soli, all’opposto, riservano quasi metà del budget (48,2%) alla casa e alle utenze.
Un ulteriore elemento di disuguaglianza è la composizione del nucleo per cittadinanza: le famiglie composte soltanto da italiani spendono 2.817 euro al mese contro i 2.138 euro delle famiglie in cui è presente almeno uno straniero, il 31,8% in più. Tra le famiglie di soli stranieri, il 23,2% della spesa totale va ai prodotti alimentari, segnale di un potere d’acquisto più fragile.
Sul piano abitativo, il 18% delle famiglie italiane vive in affitto, con un canone medio di 423 euro mensili, mentre il 19,5% paga un mutuo sull’abitazione di proprietà, con una rata media di 581 euro. Entrambi gli importi crescono, ma a un ritmo più lento rispetto al 2023.