Rendimenti a confronto tra diverse composizioni di portafoglio con strumenti di investimento del reddito fisso e garanzia sovrana
La diversificazione di portafoglio in genere allude a quella riguardante le tipologie di asset detenute. Il riferimento, quindi, è perlopiù alle quote di strumenti monetari e/o del reddito fisso e/o capitale di rischio su cui è scisso un dato capitale.
Poi vi è anche la diversificazione tra prodotti concorrenti all’interno di una stessa asset class e che può riguardare gli emittenti, il regime delle spese, etc. Prendiamo ora due prodotti a garanzia sovrana e facciamo degli “esercizi di calcolo” dato che sul reddito fisso il rendimento a scadenza è noto in partenza. Vediamo quanto rendono 20.000 € tutti sul buono fruttifero postale al 3% o per metà anche in BTP.
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Interessi fissi e crescenti e noti in partenza
Il buono che al momento rende il 3,00% annuo lordo a scadenza è il 3X4, 12 anni di durata complessiva divisa in 4 step di durata triennale. Quasi una sorta di BTP Valore a tassi nominali annui fissi al’interno degli step ma crescenti da uno step all’altro. In entrambi i casi (BTP e buono) la garanzia sul capitale è dello Stato italiano e la ritenuta sugli interessi del 12,50%. I punti di divergenza non mancano, i principali dei quali sono:
- il taglio minimo di sottoscrizione di 50 € sul buono, e di 1.000 € sul titolo di Stato;
- il rischio mercato, assente solo sul prodotto postale;
- l’assenza dei costi di gestione sul buono, ma presenti sul bond;
- la periodicità degli interessi, pagati ogni 3 o 6 mesi sui titoli del Tesoro, e tutti a scadenza o al termine degli step sul buono. Non solo, ma per incassare gli interessi sul buono 3X4 serve anche riscattarlo, cioè uscire dall’investimento, cosa che non è richiesta sul BTP in generale, Valore o meno che sia.
La serie TF212A250211 del 3X4 in vigore dal 24/06/’25 prevede (Tabella B del Foglio Informativo) i seguenti tassi effettivi annui alla fine dei rispettivi periodi:
- 1,00% lordo, e 0,88% netto, al compimento del 3° anno;
- 1,50% e 1,32% al compimento del 6° anno, cioè dal 1° al 6°;
- 2,25% (1,99% netto) al termine del 9°;
- 3,00% lordo, e 2,67% netto, al 12° anno, cioè dal 1° al 12°.
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Il montante riconosciuto su 20.000 euro
Ragioniamo di fantasia e immaginiamo di investirvi 20mila € e di essere indecisi se riscattarlo al termine del 3°, 6°, 9° o 12° anno. In base alla Tabella A (portale di Poste, alla pagina dedicata al titolo) il montante netto di sola ritenuta riconosciuto al termine dei rispettivi anni sarebbe:
- 20.530,26 € al termine dei primi 3 e per l’intero, primo triennio;
- 21.635,25 € al compimento (e riscatto del titolo) dopo 6 anni pieni di possesso;
- 23.880,01 € dopo 9 anni esatti dal giorno dell’acquisto (sempre insieme al rimborso del prodotto);
- 27.450,81 € finali dopo 12 anni, al termine dei quali diventa infruttifero.
È palese come l’ottimizzazione dell’investimento passa per l’attesa della naturale scadenza per conseguire il massimo ritorno possibile. In ogni caso l’emittente ne ammette il disinvestimento anticipato e quindi il rimborso del capitale, maggiorato degli interessi netti dei soli step realmente conclusi.
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Investire in buoni postali e in titoli di Stato
Il BTP Tf 3,25% Mz38 con identificativo ISIN IT0005496770 ha grosso modo la stessa durata residua della vita fruttifera del buono 3X4, dato che scade il 1° marzo 2038. Il ritorno nominale, cioè la cedola periodale annua lorda e netta del 3,25% e del 2,843%, supera il ritorno del prodotto postale. La conclusione si rafforza ancor di più alla luce dell’effettivo a scadenza del 3,66% (dati: Borsa Italiana), grazie ai suoi corsi attuali poco sopra i 96 centesimi.
Tuttavia, rispetto a prima qui c’è che il capitale iniziale è garantito solo a scadenza, sempre salvo default emittente. Quindi al termine del 3°, 6°, 9° o qualunque altro anno non vi è certezza di acquistarlo a 96 e di rivenderlo almeno allo stesso prezzo. Tra 6 anni potrebbe avvenire di rivenderlo ad esempio a 105 e di fregiarsi di un buon 9% di capital gain oltre alle cedole nel frattempo incassate. In caso contrario, tipo si ritrovasse a 88, bisognerebbe ripianare la perdita da capitale con il flusso cedolare.
Quanto rendono 20.000 € tutti sul buono fruttifero postale al 3% o per metà anche in BTP?
Si intuisce che provare a simulare a priori i possibili payout (ed effettivi yield) di un investimento non portato al termine è impossibile. Muniti di fantasia, proviamo a calcolare il ritorno a 12 anni di un capitale di 20mila € scisso tra buono e BTP.
Il guadagno dal prodotto postale lo abbiamo visto, andrebbe solo parametrato a 10mila € di capitale. Il valore dell’investimento a scadenza dei restanti 10mila € sul BTP (ma sui 9.920 € ai corsi attuali), invece, sarebbe sui 14.500 € scarsi, da cui detrarre più di 700 € tra rateo e ritenute. A parte, infine, andranno calcolate le spese di gestione bancaria.
È doveroso ricordare al Lettore che quelli su esposti sono solo ed esclusivamente dei semplici esercizi di calcolo e mai e poi mai un servizio di consulenza. Sul mercato vi sono banche e professionisti del credito abilitati a farlo con competenza, tanta esperienza e elevata professionalità. Non solo, ma vi sono centinaia di altre possibili combinazioni di portafoglio dai ritorni decisamente più interessanti di quelli qui esposti.
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