Quanto si guadagna in ferie? Come cambia lo stipendio e cosa dicono i giudici

Simone Micocci

24 Agosto 2026 - 17:16

Busta paga dopo le ferie, può essere più bassa ma con dei limiti. Ecco cosa dice la giurisprudenza a riguardo.

Quanto si guadagna in ferie? Come cambia lo stipendio e cosa dicono i giudici

Il rientro dalle ferie può essere traumatico non soltanto perché, dopo un periodo più o meno lungo di vacanza, bisogna tornare alla consueta routine lavorativa, ma anche perché il cedolino relativo ai giorni di riposo potrebbe risultare più leggero del previsto.

Come confermato anche dalle più recenti pronunce della giurisprudenza, infatti, una retribuzione feriale più bassa rispetto a quella ordinaria non è automaticamente illegittima. Per quanto il lavoratore goda di un diritto irrinunciabile alle ferie annuali retribuite, infatti, durante l’assenza possono venire meno alcuni compensi strettamente legati all’effettivo svolgimento della prestazione, come gli straordinari o determinate indennità.

Non si deve però pensare a una penalizzazione, che sarebbe incompatibile con il diritto costituzionale al riposo, bensì della naturale conseguenza del fatto che alcune voci dello stipendio maturano soltanto quando l’attività lavorativa viene effettivamente svolta.

Al tempo stesso, però, il datore di lavoro non può escludere liberamente qualsiasi elemento della retribuzione, in quanto lo stipendio durante le ferie deve restare comparabile a quello ordinario e la riduzione non può essere tanto consistente da scoraggiare il dipendente dal godere del periodo di riposo.

A tal proposito, le ultime indicazioni della Corte di Cassazione impongono di valutare sia la natura delle voci escluse che il loro effettivo peso economico, considerando un periodo temporale omogeneo e non soltanto la differenza visibile nel singolo cedolino.

Alla luce di questi ulteriori chiarimenti è utile tornare sull’argomento con una guida dedicata alla busta paga durante le ferie: vediamo quanto si guadagna, quali componenti dello stipendio possono venire meno e quando, invece, una riduzione della retribuzione può essere contestata.

Ferie pagate, cosa dice la Costituzione?

Prima di approfondire come viene calcolata la retribuzione durante le ferie, è utile partire da quanto stabilito dall’articolo 36 della Costituzione.

La norma prevede che il “lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite” e che non può rinunciarvi. Si tratta quindi di un diritto irrinunciabile, finalizzato a consentire il recupero delle energie psicofisiche e la tutela della salute del dipendente.

La disciplina è completata dall’articolo 2109 del Codice Civile e dall’articolo 10 del decreto legislativo n. 66 del 2003. Quest’ultimo stabilisce che il lavoratore ha diritto ad almeno quattro settimane di ferie all’anno. Salvo condizioni più favorevoli previste dalla contrattazione collettiva, almeno due settimane devono essere godute nell’anno di maturazione, consecutivamente se lo richiede il lavoratore. Le restanti due possono invece essere utilizzate entro i 18 mesi successivi alla fine dell’anno di maturazione.

I Ccnl possono riconoscere condizioni più favorevoli, prevedendo, ad esempio, un numero maggiore di giorni di ferie. Possono inoltre disciplinare le modalità di calcolo della retribuzione feriale e individuare le voci che continuano a essere corrisposte durante il periodo di riposo.

Ciò non significa, però, che i contratti collettivi possano ridurre liberamente lo stipendio durante le ferie. Il cedolino può risultare più basso perché vengono meno alcuni compensi variabili collegati all’effettivo svolgimento della prestazione, come determinate indennità o maggiorazioni. La retribuzione feriale deve comunque restare comparabile a quella ordinaria e non può subire una riduzione tale da scoraggiare il lavoratore dal godere delle ferie.

Come ribadito anche dalla giurisprudenza più recente, occorre quindi valutare concretamente la natura delle voci escluse e la loro incidenza economica complessiva. Una differenza contenuta non comporta automaticamente una violazione, mentre una decurtazione capace di compromettere l’effettiva fruizione delle ferie può risultare illegittima.

Quali parti dello stipendio non vengono pagate durante le ferie?

Non esiste un elenco valido per tutti dei compensi che devono essere esclusi dalla retribuzione feriale. Per capire quali voci spettano durante il periodo di riposo bisogna considerare quanto previsto dal Ccnl applicato.

In linea generale, durante le ferie continuano a essere riconosciute le componenti fisse dello stipendio, come la paga base, gli scatti di anzianità, il superminimo e gli altri elementi corrisposti stabilmente, mentre possono venire meno i compensi che maturano esclusivamente in presenza di un’effettiva prestazione lavorativa oppure in circostanze occasionali.

È il caso, ad esempio, delle maggiorazioni per lavoro straordinario svolto saltuariamente, dei rimborsi spese, delle indennità collegate a una specifica trasferta e di altri emolumenti riconosciuti soltanto al verificarsi di determinate condizioni. Anche le maggiorazioni per il lavoro notturno, festivo o su turni possono non essere pagate quando il dipendente è in ferie, ma occorre comunque verificare cosa stabilisce il contratto collettivo e con quale continuità tali somme vengono percepite.

Più complesso è il caso dello straordinario fisso o forfettizzato, in quanto la sua esclusione non può essere considerata automatica soltanto perché formalmente collegato al lavoro straordinario. Se il compenso viene corrisposto stabilmente e costituisce una componente ordinaria della retribuzione, potrebbe dover essere considerato anche nel calcolo delle ferie, specialmente quando il Ccnl lo include nella cosiddetta retribuzione globale di fatto.

La giurisprudenza ha infatti chiarito che devono essere valutate anche le voci intrinsecamente collegate alle mansioni abituali e alla posizione professionale del lavoratore. Le pronunce più recenti hanno però aggiunto che tale collegamento non determina sempre un diritto automatico all’inclusione: bisogna verificare anche quanto pesa la voce esclusa e se la conseguente riduzione sia stata effettivamente capace di scoraggiare il dipendente dal fruire delle ferie.

Il datore di lavoro, quindi, non può agire liberamente né eliminare dal cedolino qualsiasi elemento variabile: la retribuzione riconosciuta durante le ferie deve restare comparabile a quella ordinaria, nel rispetto delle normative e del principio secondo cui il riposo non può comportare una penalizzazione economica tale da comprometterne l’effettiva fruizione.

Ricordiamo poi che la retribuzione corrisposta durante le ferie è comunque assoggettata ai contributi previdenziali e concorre normalmente alla maturazione del Tfr. Contributi e quota di trattamento di fine rapporto continuano quindi a essere calcolati anche durante il periodo di assenza retribuita.

Stipendio durante le ferie: di quanto può essere più basso?

Non esiste neppure una percentuale massima stabilita dalla legge entro la quale lo stipendio durante le ferie può essere ridotto. Di conseguenza, la legittimità della differenza rispetto alla retribuzione ordinaria deve essere valutata caso per caso.

Un primo principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 13425 del 17 maggio 2019. La Suprema Corte, richiamando la normativa europea, ha chiarito che nel calcolo della retribuzione feriale devono essere considerati gli importi intrinsecamente collegati alle mansioni abitualmente svolte e allo status personale e professionale del lavoratore.

Possono invece essere escluse le somme destinate a rimborsare spese meramente occasionali sostenute durante l’attività.

D’altronde, il diritto alle ferie retribuite è garantito non soltanto dall’articolo 36 della Costituzione e dall’articolo 2109 del Codice Civile, ma anche dall’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE: quindi bisogna tener conto anche della giurisprudenza europea secondo cui durante il periodo di riposo il lavoratore deve trovarsi in una situazione economica sostanzialmente comparabile a quella ordinaria. Una riduzione significativa potrebbe infatti disincentivare la fruizione delle ferie, compromettendone la funzione di recupero psicofisico.

In applicazione di questi principi, con l’ordinanza n. 25528 del 17 settembre 2025 la Cassazione ha riconosciuto a un infermiere il diritto a percepire anche durante le ferie l’indennità di turno. La somma compensava infatti la particolare modalità di svolgimento delle mansioni ed era collegata alla posizione professionale del dipendente.

Il quadro è stato ulteriormente precisato dall’ordinanza n. 18529 dell’8 giugno 2026. Il caso riguardava un macchinista di Mercitalia Rail che chiedeva l’inclusione nella retribuzione feriale della parte variabile dell’indennità di utilizzazione professionale e del compenso per l’assenza dalla residenza. Pur riconoscendo il collegamento di queste voci con le mansioni svolte, la Cassazione ha confermato il rigetto della domanda perché la loro esclusione incideva soltanto per il 3,37% sul trattamento economico considerato. Nel caso concreto, tale differenza è stata giudicata troppo contenuta per produrre un effetto deterrente sulla fruizione delle ferie. La Corte ha inoltre precisato che il confronto deve essere effettuato prendendo in considerazione periodi temporali omogenei. Poiché in quel giudizio il lavoratore chiedeva differenze retributive calcolate su base annuale, l’incidenza delle voci escluse doveva essere confrontata con il trattamento economico riferito all’intero anno e non con quello di un solo mese.

Possiamo quindi concludere dicendo che per stabilire quanto possa essere più basso lo stipendio durante le ferie è opportuno verificare:

  • se la voce esclusa è occasionale oppure collegata stabilmente alle mansioni;
  • con quale continuità viene normalmente corrisposta;
  • quanto incide sulla retribuzione complessiva;
  • se la riduzione può davvero scoraggiare il lavoratore dal godere delle ferie.

Ciò significa che lo stipendio feriale può essere inferiore a quello ordinario, ma la differenza deve restare compatibile con il diritto del dipendente a beneficiare effettivamente del periodo di riposo, principio più volte sottolineato in questa guida proprio perché è la base per valutare quando e se una busta paga dopo le ferie è più o meno legittima.