L’inasprirsi delle tensioni nella regione del Golfo ha portato al rialzo i rendimenti sui bond sovrani. Da giorni i prezzi delle obbligazioni già in circolo sono oggetto di vendite su tutti i timeframe creando, come al solito, problemi e opportunità. I primi sono a carico di chi è già dentro sul mercato e vede sgonfiarsi il controvalore dei propri titoli. In teoria non è dramma vero e proprio fino a quando non si liquida definitivamente la posizione, ma neanche una cosa piacevole a vedersi. Quel rosso sul conto da sempre fastidio agli occhi e, nei casi gravi dei titoli lunghi, può togliere il sonno.
Le opportunità sono invece per chi ha disponibilità liquide da investire. Quando i prezzi scendono, salgono i potenziali guadagni su tutte le scadenze, anche quelle. Giusto per fare un esempio, ecco il capitale giusto per guadagnare 1.000 € netti sul BTP in scadenza tra 1,28 anni.
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Puntare tutto sulla breve scadenza
Spesso si predilige la certezza assoluta del capitale anche nel periodo di maturazione rispetto al più minimo rischio di mercato. Un’esigenza legittima che di norma si paga in minori ritorni a scadenza a parità di tempo di impiego del capitale.
Purtroppo il rischio di per sé è ineliminabile, anche quando si decide di restare liquidi pensando che in tal modo si “evitano problemi”. Tasse, spese di gestione e inflazione intanto rosicchiano quanto già disponibile, senza scomodare i casi più eclatanti di furti, frodi, etc. Tuttavia, per i gestori patrimoniali è possibile contenere il rischio seguendo tutta una serie di indicazioni operative. Tipo puntare sul lungo termine, diversificare il portafoglio per asset, durate, geografia, ect., e ribilanciarlo periodicamente vendendo gli asset cresciuti di più per comprare quelli nel frattempo calati.
Nello specifico dell’investimento obbligazionario, invece, tra le principali strategie per il contenimento del rischio c’è quella di portare i titoli a termine. È la più banale delle forme di protezione, ma è un modo per non pensare alle oscillazioni delle quotazioni da emissione a rimborso finale. Così si elimina il rischio di mercato ma non altri come quello di controparte o di inflazione. A seguire bisognerebbe diversificare i bond in base agli emittenti, sceglierli con elevati rating e accorciarne la durata. Quanto più un titolo è vicino alla sua data di rimborso tanto meno fluttuano i corsi al variare dei tassi.
Investire in obbligazioni per poco più di 15 mesi
Il BTP Tf 2,65% emesso il 4/07/’22 e in scadenza il 1° dicembre ’27, matricola ISIN IT0005500068 risponde bene, appunto, all’esigua duration. Il Tesoro rimborserà i 19,6 mld di € di flottante tra 1,28 anni, tra poco più di 15 mesi, per cui il rischio di saliscendi dei prezzi è molto contenuto.
In termini tecnici, ha una duration modificata dell’1,23% e una volatilità a 12, 6 e 3 mesi pari, nell’ordine, a 2,09%, 2,36% e a 1,16%.
In termini di valori di mercato, il min-max YTD è stato a 99,32 (il 23/03) e a 101,3 (il 27/01) mentre quelli a 1 anno a 99,32 (sempre il 23/03) e a 101,67 (il 5/09/’25). Il processo di “contrazione dei corsi”, ossia di contenimento del rischio di mercato, lo si coglie meglio considerando anche i valori min-max storici del bond. Il low di sempre risale al 28/09/’22 con i corsi scesi a 92,43, mentre il massimo storico è del 2/08/’22 a quota 102,43.
In termini di performance, quelle a 3Y, 1Y, YTD, 6M e 3M si attestano rispettivamente a 4,06%, –1,31%, –1,08%, –1,22% e –0,04%.
Ecco il capitale giusto per guadagnare 1.000 € netti sul BTP in scadenza tra 1,28 anni
Su quest’obbligazione il Tesoro paga il 2,65% annuo lordo, l’1,325% semestrale, tassi che scendono al 2,318% e 1,159% al netto del 12,50% di trattenute fiscali. Al momento il bond prezza quasi sugli stessi valori di chiusura di ieri, a 99,72 (+0,01%), per un rendimento effettivo a scadenza del 2,9% lordo. Grosso modo stiamo parlando di un guadagno totale del 3,3% netto da qui a dicembre del 2027.
Ora, il recente rialzo degli yield obbligazionari ha, in un certo senso, abbassato i controvalori necessari in vista di un dato incasso a scadenza. Facciamo un esempio e immaginiamo un target di mille euro di guadagno complessivo. Quanto capitale dovremmo impegnare oggi sul BTP Tf 2,65% Dc27 in vista dell’obiettivo?
Se il netto lo si intende di solo trattenute e spese bancarie allora serve un investimento nominale di 32mila €. Il netto tra cedole e plusvalenza finale si attesterebbe sui 1.030 € ex trattenute, e sui mille includendo anche i costi di gestione. Per ricomprendere anche l’imposta di bollo bisogna invece salire a 35mila € di nominale per andare sul sicuro. Se, infine, quel target lo si intende in termini reali, e quindi anche al netto dell’inflazione, allora il discorso si complica di tanto.
Per simili obiettivi bisogna proprio cambiare asset o, meglio ancora, far rientrare un BTP all’interno di una strategia di portafoglio più complessa e strutturata. In questi casi serve ragionare su orizzonti di lungo termine e con prodotti capaci di garantire stabilità e crescita reale (e non nominale) nel tempo. E, magari, l’affiancamento di un consulente privo di conflitto di interessi capace di generare valore reale per tutti. Per il cliente prima, per il professionista poi.