Quando finirà la guerra in Iran? Trump parla di settimane e di un’operazione “in-and-out”, ma la durata reale dipenderà dalla tenuta del regime iraniano e dal rischio di allargamento del conflitto.
È scoppiata ormai da qualche giorno la guerra in Iran - che tuttavia sta coinvolgendo anche altri Paesi del Medio Oriente con il rischio di allargarsi sempre di più - e ovviamente si spera che possa finire il prima possibile.
Neppure la morte della Guida suprema, Ali Khamenei, è stata sufficiente per mettere fine alla guerra in Iran, con l’Assemblea degli Esperti che si prepara a nominare il successore. Ma cosa serve affinché Stati Uniti, Israele e Iran pongano fine al conflitto?
Per rispondere occorre capire le ragioni che hanno portato all’inizio della guerra, nonché quali siano i piani di Donald Trump che - come lui stesso ha ammesso - ha delle previsioni ben precise sulla durata di questo conflitto (che, vi anticipiamo, dovrebbe essere molto più breve rispetto a quanto sta accadendo in Russia).
Ovviamente, fermo restando che possiamo farci un’idea di quando potrebbe finire la guerra in Iran, rispondere con certezza non è comunque possibile, visti gli scenari che potrebbero verificarsi.
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Quando finisce la guerra in Iran secondo Donald Trump
Quando finirà la guerra in Iran? Molto presto, se si guarda esclusivamente alle dichiarazioni di Donald Trump.
Il presidente americano ha infatti parlato di due possibili scenari: da un lato un’operazione rapidissima, “in-and-out”, da concludere in due o tre giorni nel caso in cui Teheran decidesse di cedere e riaprire subito un canale negoziale; dall’altro una campagna più strutturata, destinata a durare alcune settimane, circa quattro secondo la sua stima.
Nel dettaglio, secondo la Casa Bianca la durata della guerra in Iran dipenderebbe essenzialmente dal raggiungimento degli obiettivi militari dichiarati: neutralizzare la minaccia nucleare e missilistica iraniana, indebolire la struttura di potere legata alla Guida suprema e ristabilire una deterrenza favorevole agli Stati Uniti e a Israele.
Trump ha anche lasciato aperta la porta a una soluzione diplomatica, sostenendo che “gli iraniani vogliono parlare”, pur ribadendo che avrebbero dovuto farlo prima. In questo quadro, la guerra potrebbe chiudersi rapidamente se Teheran accettasse condizioni negoziali ritenute soddisfacenti da Washington; al contrario, potrebbe protrarsi fino al completo raggiungimento degli obiettivi operativi.
Quando finirà davvero la guerra in Iran
Ma attenzione: se da una parte Donald Trump ha indicato un orizzonte di settimane, la durata reale del conflitto dipenderà da fattori che vanno oltre la pianificazione militare americana.
Il quadro è più complesso rispetto a quello descritto da Trump, in cui l’esito non è legato solo alla potenza di fuoco dispiegata ma alla tenuta del sistema iraniano e alla dimensione regionale dello scontro.
Ad esempio, secondo l’analisi fatta dall’Ispi Mena Centre, l’Iran arriva a questa fase già indebolito da mesi di proteste interne e dalla svalutazione del rial, tuttavia, lo stesso dossier sottolinea come l’apparato di sicurezza – in particolare le Guardie della Rivoluzione – abbia dimostrato in passato una forte capacità di contenimento e resilienza. Questo significa che anche in presenza di un’offensiva su larga scala, non è affatto scontato un collasso rapido della struttura di potere.
Non è da escludere poi che la guerra possa non concludersi con un atto formale di resa o con un accordo immediato, ma con una progressiva riduzione dell’intensità, lasciando però aperto un confronto strutturale sul dossier nucleare e sugli equilibri regionali. Di fatto, ci troveremmo di fronte a una fine “tecnica” delle operazioni più massicce, ma il permanere di tensioni, pressioni diplomatiche, sanzioni e minacce reciproche. Una fase in cui lo scontro si sposta dal piano militare diretto a quello strategico e negoziale, senza che le cause profonde del conflitto vengano realmente risolte.
In altre parole, finirà quando si stabilizzerà il rapporto di forza tra Washington, Tel Aviv e Teheran, non necessariamente quando termineranno i bombardamenti. E questo potrebbe richiedere meno tempo di quanto temono i mercati, se la pressione militare producesse rapidamente un nuovo equilibrio deterrente; oppure molto più di quanto preveda oggi la Casa Bianca, se l’Iran decidesse di reggere l’urto e trasformare lo scontro in una crisi prolungata.
C’è poi una variabile ulteriore: chi potrebbe aggiungersi al conflitto. L’allargamento regionale - con il coinvolgimento diretto o indiretto di altri Paesi - potrebbe cambiare radicalmente tempi e natura della guerra. Allo stesso modo, eventuali prese di posizione più attive di potenze come Russia o Cina, oggi spettatrici, modificherebbero il quadro strategico. È proprio questa incognita sull’eventuale ampliamento del fronte a rendere impossibile fissare una data: la guerra finirà quando smetterà di espandersi, non solo quando si fermeranno gli attacchi, e questo potrebbe richiedere meno tempo di quanto temono i mercati, oppure molto più di quanto preveda oggi la Casa Bianca.
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