Primarie PD 3 marzo 2019: candidati, sondaggi e regolamento

Ufficializzati i sei candidati in corsa alle primarie del Partito Democratico del 3 marzo 2019: vediamo il regolamento e cosa dicono i sondaggi.

Primarie PD 3 marzo 2019: candidati, sondaggi e regolamento

Ha preso il via l’iter congressuale del Partito Democratico con l’Assemblea che, dopo aver preso atto delle dimissioni del reggente Maurizio Martina, ha fatto partire il procedimento che porterà alle primarie e alla successiva nomina del nuovo segretario.

La commissione congressuale ha quindi indicato nel 3 marzo 2019 la data per le primarie: scaduti i termini per presentare la propria candidatura, con tanto di firme a supporto, vediamo allora chi saranno i sei aspiranti segretario in corsa, il regolamento del voto e cosa dicono i sondaggi.

PRIMARIE PARTITO DEMOCRATICO

La data delle primarie del Partito Democratico

Il primo grande nodo da dover sciogliere in merito alle primarie del Partito Democratico è stato quello della data. In un primo momento infatti erano in ballo soltanto ipotesi, in una sorta di braccio di ferro tra chi ha fretta e chi invece vorrebbe allungare i tempi.

Dopo che si è tenuta l’Assemblea, la Direzione è andata a eleggere la commissione per il congresso. Dopo questa formalità, è stato scelto il giorno in cui aprire le urne per le primarie.

Inizialmente si parlava di una data che potesse essere compresa tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. Le elezioni regionali in Abruzzo (10 febbraio) e in Sardegna (probabile il 24 febbraio) però hanno fatto slittare le primarie.

Ecco dunque che alla fine la commissione per il congresso ha optato per il 3 marzo, con i tempi che non potevano allungarsi ulteriormente visto che a fine maggio, quasi certamente domenica 26, ci saranno le elezioni europee.

Il regolamento

Anche quello che sarà il regolamento di queste primarie del Partito Democratico dovrà essere stabilito nei vari passaggi tra l’Assemblea e la commissione per il congresso. La novità maggiore potrebbe essere quella che il segretario, a differenza di come è sempre stato, non sarà più automaticamente anche il candidato del partito.

Per il resto un po’ ricalcando il sistema americano, le primarie non serviranno per eleggere direttamente il segretario ma i delegati che, entro dieci giorni, si riuniranno all’Assemblea Nazionale.

Saranno poi i delegati, nominati in maniera proporzionale dalle liste dei vari candidati in base ai voti presi da questi, a eleggere durante l’Assemblea il nuovo segretario. Se nessuno dei candidati dovesse quindi raggiungere la maggioranza assoluta alle primarie, tutto sarebbe rimesso agli accordi interni.

Per quanto riguarda invece le modalità, alle primarie del 2017 lasciando un contributo di 2 euro (Zingaretti però vorrebbe toglierlo) destinato al territorio hanno potuto votare, dopo aver compilato un foglio di registrazione ed esibito un documento di identità, tutti i cittadini che avevano compiuto almeno 16 anni.

I candidati

Non sono mancati finora i colpi di scena in queste primarie del Partito Democratico. Il primo ad annunciare la sua candidatura è stato Nicola Zingaretti, con il governatore del Lazio che veste al momento anche i panni del grande favorito.

Nelle scorse settimane poi sono arrivate le candidature ufficiali anche di Francesco Boccia, Maria Saladino e del giovane Dario Corallo. Chi aveva espresso poi la volontà di partecipare è stato anche Cesare Damiano, salvo poi fare un passo indietro per sostenere Zingaretti.

A margine dell’Assemblea erano scesi in campo anche due big del partito: Marco Minniti aveva sciolto le sue riserve ufficializzando la sua candidatura, imitato poi dall’ex reggente Maurizio Martina.

Inizialmente anche Matteo Richetti aveva annunciato la sua presenza in queste primarie, ma alla fine è arrivato un passo indietro con il senatore che farà corsa in comune con Maurizio Martina.

Dopo un periodo di riflessione, Marco Minniti ha però annunciato il ritiro della sua candidatura: non avendo percepito la certezza di un pieno sostegno da parte dei renziani, ha optato per un passo indietro.

Rimasti senza un candidato, parte dei renziani a questo punto hanno scelto di sostenere Maurizio Martina, mentre Roberto Giachetti e Anna Ascani hanno annunciato una loro candidatura in tandem: raccolte in extremis le firme, anche loro saranno della partita.

Questi sono al momento i sei candidati in corsa.

  • Francesco Boccia
  • Dario Corallo
  • Roberto Giachetti/Anna Ascani
  • Maurizio Martina/Matteo Ricchetti
  • Maria Saladino
  • Nicola Zingaretti


Alla fine come da lui più volte ribadito non c’è stata una candidatura in prima persona da parte di Matteo Renzi. L’ex premier continua a dire di non essere interessato al Congresso, ma il ritiro di Minniti rende a questo punto probabile una fuoriuscita dal partito da parte dell’ex premier nonostante la candidatura del duo Giachetti-Ascani.

I sondaggi

Come abbiamo visto non mancano di certo gli aspiranti segretario in queste primarie. Un alto numero di candidati che potrebbe portare a una frammentazione dell’elettorato e, di conseguenza, a un’Assemblea Nazionale più che divisa.

Inizialmente con così tanti candidati anche di spessore sembrava difficile che qualcuno potesse riuscire a ottenere la maggioranza assoluta. Per eleggere il nuovo segretario il sentore era che sarebbero serviti poi degli accordi.

La rinuncia di Minniti, che come vedremo era il principale outsider di Zingaretti, potrebbe però spalancare le porte a una vittoria anche al primo turno dell’attuale governatore del Lazio che adesso può contare anche sull’appoggio di Damiano.

La candidatura arrivata però proprio a un passo dal gong da parte di Giachetti adesso rimette però tutto in discussione: una mossa questa che potrebbe essere stata dettata proprio con l’unico scopo di allontanare Zingaretti dalla soglia del 50%.

6 dicembre: Zingaretti allunga

Anche se ormai l’addio di Minniti era nell’aria, l’ultimo sondaggio effettuato sulle primarie da parte dell’Istituto EMG per conto di Agorà, vede ancora in corsa sia l’ex inquilino del Viminale che Cesare Damiano.

  • Nicola Zingaretti - 42%
  • Marco Minniti - 26%
  • Maurizio Martina - 22%
  • Cesare Damiano - 4%
  • Francesco Boccia - 3%
  • Maria Saladino - 2%
  • Dario Corallo - 1%

Con la rinuncia da parte di Minniti e l’appoggio di Damiano, il governatore del Lazio sembrerebbe avere la strada spianata verso un successo pieno andando oltre il 50%. Si dovrà vedere però quale sarà l’impatto adesso della candidatura Giachetti-Ascani.

4 dicembre: corsa a tre

A inizio dicembre anche l’istituto Noto ha effettuato un sondaggio su queste primarie. Quella che sembrava emergere era una sostanziale corsa a tre per la carica di segretario del PD.

  • Nicola Zingaretti - 39%
  • Marco Minniti - 32%
  • Maurizio Martina - 29%

Marco Minniti quindi si stava avvicinando a Nicola Zingaretti, sempre comunque saldamente in testa, mentre l’appoggio di Matteo Richetti aveva fatto compiere un bel balzo a Maurizio Martina.

26 novembre: Zingaretti avanti

Questa situazione emergeva anche dal sondaggio diramato dall’istituto Izi in data 26 novembre, con Nicola Zingaretti avanti senza però riuscire a sfondare il decisivo muro del 50%.

  • Nicola Zingaretti - 38,2%
  • Marco Minniti - 23,8%
  • Maurizio Martina - 17,9%
  • Francesco Boccia - 6,9%
  • Dario Corallo - 5,2%
  • Matteo Richetti - 4,9%
  • Cesare Damiano - 3,1%

Il sondaggio prendeva in considerazione anche la presenza di Matteo Richetti, ora ritiratosi per appoggiare Maurizio Martina, con l’ex reggente del PD che quindi ora può contare anche sulle preferenze attribuite al senatore emiliano.

Se invece ci si basa sulla popolarità, un sondaggio di Euromedia Research vede davanti a tutti Maurizio Martina (86,3%), seguito da Nicola Zingaretti (82,2%) e poi da Marco Minniti (79%).

Ora che Minniti ha ritirato la sua candidatura, questi sondaggi però potrebbero subire degli scossoni. L’unica cosa che al momento sembrerebbe certa è che queste primarie saranno molto più incerte rispetto alle precedenti.

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