Il prezzo del Bitcoin è stato manipolato nel 2017: ecco come

Il prezzo del Bitcoin è stato manipolato nel 2017. L’allarmante ricerca che sta contribuendo ad affossare la quotazione.

Il prezzo del Bitcoin è stato manipolato nel 2017: ecco come

Il prezzo del Bitcoin è stato gonfiato artificialmente nel 2017.

È quanto emerso da un’allarmante ricerca pubblicata diverse ore fa dall’Università del Texas, che ha contribuito ad affossare una quotazione già particolarmente indebolita dall’ultimo attacco hacker in Corea del Sud.

Non è la prima volta che l’ipotesi di manipolazione sul prezzo del Bitcoin torna a fare capolino sul mercato, eppure questa volta lo scenario è stato accompagnato da un’analisi trascritta nero su bianco da John M. Griffin e Amin Shams, rispettivamente professore e studente del citato ateneo, convinti che almeno la metà dei guadagni di BTC sia stata artificiale.

Manipolazione sul prezzo del Bitcoin: l’indagine

Il documento lungo 66 pagine ha esaminato l’ipotesi che le quotazioni delle criptovalute siano state manipolate attraverso i token Tether, la moneta digitale correlata al dollaro statunitense. Analizzando i flussi sul famoso e imponente exchange Bitfinex, gli studiosi sono giunti a conclusioni allarmanti.

Una premessa è d’obbligo: nonostante la piattaforma sia ufficialmente un’entità autonoma, il suo legame con Tether è evidente: hanno lo stesso CEO (Jan Ludovicus van der Velde) e gli stessi vertici.

La teoria è molto semplice: Bitfinex avrebbe creato dal nulla token Tether, utilizzati poi per comprare BTC, Una mossa che ha fatto salire il prezzo del Bitcoin attraverso soldi praticamente inesistenti. I momenti di elevata attività su Tether sono stati associati al 50% dell’ascesa meteorica del prezzo del Bitcoin e al 64% del rally del resto del comparto criptovalute.

Più nello specifico, Griffin ha studiato le 87 ore in cui, tra marzo 2017 e marzo 2018, sono stati effettuati in maggiori acquisti di BTC con Tether, attraverso Bitfinex e pochi altri exchange. Il risultato? Dallo studio è emerso che gli acquisti di Bitcoin analizzati hanno rappresentato meno dell’1% di quelli totali nel periodo studiato. È fattibile che questo 1% da solo abbia permesso al prezzo di guadagnare più del 50%?

“I nostri risultati ci portano a credere che l’apprezzamento sia stato determinato dall’immissione di Tether sul mercato e non da una reale domanda degli investitori”,

si legge nell’indagine.

Ricostruzioni, queste, già emerse nel corso degli ultimi mesi e finite sulle scrivanie delle autorità USA che a fine 2017 hanno iniziato ad indagare su entrambe le società.

In una email inviata a Bloomberg, intanto, il CEO di Bitfinex e Tether ha ribadito che nessuna delle due società:

“è o è stata mai coinvolta in nessun tipo di manipolazione. L’emissione di Tether non può essere utilizzata per far salire il prezzo del Bitcoin o quello di altri coin e token su Bitfinex”.

Lo studio sull’ipotesi di manipolazione del prezzo del Bitcoin ha lasciato l’amaro in bocca, ma ha soprattutto rinnovato l’invito ai regolatori a prendere tutte le misure necessarie a rendere il mercato un luogo veramente sicuro e libero in cui operare.

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