Il prezzo del Bitcoin recupererà ancora o è solo una trappola epocale?

Tommaso Scarpellini

9 Dicembre 2025 - 16:37

Bitcoin rimbalza, ma nessuno sa se è l’inizio o la fine. Un movimento che sembra logico e illogico insieme e che potrebbe cambiare tutto o niente.

Per quale ragione Bitcoin è caduto nelle scorse settimane? E soprattutto: per quale ragione ha recuperato? Tutte domande che meritano una risposta immediata, perché il punto è semplice ma potente. Questo recupero è binario. O si trasforma nell’inizio di un nuovo bull market, in linea con alcune proiezioni quantitative e modelli di analisi ciclica, oppure rappresenta una delle più sofisticate illusioni del mercato crypto moderno. In altre parole, una configurazione che potrebbe generare nuovo panico al primo segnale negativo. La domanda è inevitabile, quasi retorica: qual è quella giusta?

Perché Bitcoin è caduto davvero

Una premessa va chiarita subito. Interpretare Bitcoin non è affatto intuitivo. Non ha fondamentali tradizionali come un’azione. Non ha un flusso di cassa, non ha multipli, non ha ricavi, non ha un margine operativo su cui costruire un fair value. Il suo prezzo è un equilibrio dinamico tra domanda e offerta, non dissimile dall’oro, ma con un comportamento che ricorda più un titolo high beta del Nasdaq. Questo paradosso è la sua caratteristica dominante. La sua forza per alcuni, il suo tallone d’Achille per altri.

Il punto di partenza è osservabile e verificabile: Bitcoin è sceso quando sono scese le azioni tecnologiche americane, in particolare nella fase in cui i timori macroeconomici hanno sovraccaricato il mercato. Inflazione appiccicosa, politiche monetarie meno prevedibili, debolezza nella componente ciclica dell’economia. Tutto questo ha messo pressione sui settori più sensibili al rischio. E Bitcoin, piaccia o no, rientra pienamente in questa categoria.

L’effetto leva emotiva e strutturale tipico del mercato crypto amplifica sempre. Quando il Nasdaq scende del due per cento, Bitcoin può scendere del cinque o del sei. Quando la volatilità si allarga sulle borse americane, il mercato crypto registra spike ancora più violenti. È un ecosistema iper-sensibile, dove la presenza crescente di strumenti derivati poco regolamentati e strutture speculative su opzioni aumenta ulteriormente la fragilità intrinseca. In altre parole, quello che nel mercato equity è una oscillazione, nel mercato crypto diventa un’onda.

E infatti, Ethereum e il resto del comparto blockchain hanno reagito esattamente allo stesso stimolo. Il ribasso non è stato un mistero matematico. È stato un riflesso macro.

Cosa ha fatto recuperare Bitcoin

Qui la narrazione cambia. Perché il recupero è stato rapido, quasi improvviso, ma non è nato dentro il mercato crypto. È nato fuori.

Il mercato tradizionale ha iniziato a prezzare una narrativa più costruttiva per il 2026. Proiezioni sugli utili più robuste, un potenziale rimbalzo della produttività, una spinta data dall’adozione accelerata dell’intelligenza artificiale. In particolare, il consensus sugli utili del comparto information technology per il 2026 indica una crescita superiore al venticinque per cento. Non è un dettaglio. È una base numerica che legittima aspettative più aggressive. E quando le aspettative migliorano nel mercato equity, migliorano anche nel mercato crypto.

A questo si aggiunge un elemento che molti massimalisti trovano scomodo. La crescente istituzionalizzazione di Bitcoin. Ciò che per anni è stato considerato il principale driver per “rendere Bitcoin adulto” ha avuto un effetto collaterale inevitabile. Lo ha reso simile a un asset high beta legato al sentiment azionario. Una sorta di leva naturale sul settore tech. È un bene? Dipende dalla prospettiva.

Se il Nasdaq continua a correre, Bitcoin può amplificarne il movimento. Se il Nasdaq si inceppa, Bitcoin può anticipare e intensificare la caduta. È la conseguenza logica del diventare un asset finanziario riconosciuto e trattato come tale da fondi istituzionali, ETF e operatori professionali.

Dunque, il recupero recente non è stato uno shock endogeno. Non è nato da un miglioramento strutturale interno alla rete o a un aggiornamento tecnico rivoluzionario. È stato un effetto riflesso dei mercati tradizionali.

È una trappola o un nuovo ciclo?

Se si segue questa linea di ragionamento, allora definire “trappola” il movimento recente equivarrebbe a dire che anche le borse americane stanno vivendo una trappola macro su larga scala. E a quel punto il dibattito si sposterebbe direttamente sul tema della presunta bolla IA. Una bolla che, però, non è dimostrabile con certezza. Le stime sugli utili sono solide, le aspettative sono elevate, il capitale allocato nel settore è enorme. Il rischio è che tali aspettative possano non reggere nel momento della rendicontazione reale degli EPS. Una dinamica che resta aperta e non deterministica.

Spostiamoci ora sulla componente più specifica del mondo Bitcoin.

La domanda che comincia a circolare nella community riguarda un tema storico: l’halving. Per anni l’halving ha avuto un ruolo quasi mitologico. Riduzione dell’offerta, aumento della scarsità, tensione positiva sui prezzi. Ma oggi, nella narrativa, l’halving entra anche come potenziale rischio. Perché molti si chiedono quando arriverà il “crollo tipico” post-halving, se mai arriverà, e cosa lo potrebbe innescare.

Sorprendentemente, anche questa risposta potrebbe dipendere dal Nasdaq. Negli ultimi due cicli, la dinamica Bitcoin-halving ha coinciso con macro-eventi che hanno influenzato in parallelo il mercato azionario. Questo non rende l’halving inutile. Lo rende semplicemente un evento significativo che però non vive più in un vuoto isolato. Bitcoin non è più un pianeta autonomo. È dentro l’orbita finanziaria globale.

E quindi: l’halving ha ancora senso? Certo che sì. Ma non necessariamente nella direzione che tutti si aspettano. Continuerà a influenzare domanda e offerta, ma non potrà ignorare la correlazione crescente con gli asset tradizionali.

Capire se siamo davanti a una trappola epocale o al preludio di un nuovo bull market non è un esercizio immediato. E soprattutto non è un esercizio da fare guardando solo il grafico di Bitcoin. Il mercato sta diventando troppo interconnesso, troppo complesso, troppo sincronizzato con dinamiche globali per essere letto in modo isolato.