Bitcoin: l’Italia ha sequestrato tutti i BTC su BitGrail

Il prezzo del Bitcoin ancora sulla soglia dei $6.400. Perché le autorità italiane hanno sequestrato i BTC detenuti dai clienti BitGrail?

Bitcoin: l'Italia ha sequestrato tutti i BTC su BitGrail

Il prezzo del Bitcoin continua a scambiare intorno a quota $6.400, mentre le ultime notizie dal fronte italiano tornano a far discutere.

Stando a quanto riportato già nei giorni scorsi, infatti, le autorità del Belpaese hanno sequestrato tutti i BTC contenuti nei portafogli collegati all’exchange Bitgrail.

L’operazione, che non pare aver particolarmente influito sul già debole prezzo del Bitcoin, è stata autorizzata dal Tribunale di Firenze e successivamente resa nota tramite comunicato stampa.

“In data 5 Giugno 2018, in forza dei provvedimenti del Tribunale di Firenze, i Bitcoin contenuti nei wallet della società sono stati sequestrati e posti sotto il controllo dell’autorità giudiziaria,”

il tutto, ha continuato il documento, in attesa di ulteriori provvedimenti del tribunale nel giudizio prefallimentare.


(Il prezzo del Bitcoin dall’inizio di maggio ad oggi: la discesa è stata progressiva e dopo aver sfiorato gli ambiti $9.000 la quotazione è tornata a perdere terreno inabissandosi di nuovo verso i $6.000)

Il prezzo del Bitcoin resiste alle decisioni italiane

Le autorità hanno scelto di sequestrare i BTC qualche mese dopo l’attacco hacker ai danni del citato BitGrail. Nel febbraio scorso, alla piattaforma sono stati sottratti Nano (XRB) per un valore complessivo di circa 195 milioni di dollari.

In quell’occasione BitGrail si era rifiutata di ammettere le proprie colpe ed aveva accusato gli sviluppatori di Nano citando la presenza di alcuni bug nei loro codici.

Dal canto loro, ovviamente, i developer di XRB avevano immediatamente rigettato tutte le accuse dando vita ad una lunga diatriba culminata ad aprile, quando la Nano Foundation ha annunciato il finanziamento di un fondo volto ad offrire alle vittime dell’attacco hacker non soltanto un accesso paritario alla rappresentanza legale, ma anche la possibilità di perseguire i propri interessi giuridici associati all’insolvenza degli exchange.

A maggio, in concomitanza con la nuova flessione del prezzo del Bitcoin, il citato Tribunale di Firenze ha definitivamente impedito alla piattaforma di effettuare qualsiasi tipo di operazione in criptovalute.

“Nonostante non siamo d’accordo con questa scelta, siamo obbligati a rispettare la legge e a sospendere immediatamente tutti i servizi offerti da BitGrail”,

aveva tuonato in quell’occasione il CEO dell’exchange, Francesco Firano.

Prospettive ancora bearish

Da una prospettiva di lungo termine lo slancio rialzista del prezzo del Bitcoin sembra essersi esaurito, come hanno fatto notare numerosi analisti ed esperti tra cui Tanya Abrosimova di FXStreet, secondo cui l’area $6.900-$7.000 potrebbe fungere da imponente resistenza.

Sul fronte ribassista, invece, una rottura del supporto a $6.000 potrebbe far scivolare il prezzo del Bitcoin verso i minimi del 2018 e, da una prospettiva ribassista di lungo termine, anche verso quota $4.000.

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