Previsioni riunione BCE 30 aprile, Lagarde alzerà i tassi o no? Il brutto segnale

Laura Naka Antonelli

30 Aprile 2026 - 08:17

Ci siamo (quasi). Il BCE Day è alle porte: in evidenza le previsioni degli esperti e dei mercati su cosa accadrà i tassi. In questo meeting e successivamente.

Previsioni riunione BCE 30 aprile, Lagarde alzerà i tassi o no? Il brutto segnale

Cosa dicono le previsioni degli analisti e dei mercati sull’esito della riunione della BCE di oggi, giovedì 30 aprile 2026?

Christine Lagarde opterà per lo status quo o tornerà ad alzare i tassi per la prima volta dal settembre del 2023, imprimendo di nuovo una grande svolta alla politica monetaria dell’area euro, dopo i tagli degli ultimi due anni, e dopo averli lasciati invariati per ben sei volte consecutive?

BCE, riunione alle porte. I livelli a cui viaggiano ora i tassi di interesse dell’area euro

Intanto, vale la pena di ricordare il valore attale dei tassi di interesse dell’area euro:

  • Tassi sui depositi al 2%.
  • Tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15%.
  • Tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,40%.

Riunione BCE 30 aprile, cosa aspettarsi e cosa ha detto Lagarde

Lo shock petrolifero in generale seguìto all’esplosione della guerra USA-Iran del 28 febbraio scorso ha già costretto analisti, economisti, mercati e la stessa Lagarde, a rivedere le previsioni sul trend futuro dei tassi.

Così come è solita fare, Lagarde non si è sbilanciata più di tanto, ma ha anche detto che la BCE necessita di maggiore chiarezza prima di intervenire sui tassi.

Così facendo, la numero uno dell’Eurotower ha confermato le scommesse su un approccio wait and see da parte della BCE, almeno per ora, così come ha fatto la Fed nella giornata di ieri, per l’ultima volta sotto il controllo di Jerome Powell.

La grande incognita rimane infatti la durata della guerra USA-Iran, che è ancora difficile da stimare.

Altra informazione cruciale che Lagarde vuole ottenere riguarda l’intensità con cui i costi più alti saranno trasmessi all’inflazione generale.

A essere aumentati infatti sono stati soprattutto i costi energetici e la domanda chiave, come ha sottolineato la Presidente della BCE, riguarda il “percorso in cui ci troviamo”, ovvero quale dei tre scenari formulati si sta concretizzando.

Qualche rassicurazione Lagarde l’ha data, affermando che, per ora, lo scenario più avverso per l’economia dell’area euro non si è manifestato.

Il nodo effetti secondari, mentre è appena arrivato un brutto segnale

Economisti come Michael Field, responsabile strategist della divisione di mercati europei di Morningstar, ritengono che una conferma del valore attuale dei tassi sia “ l’esito di breve termine più probabile, mentre i banchieri valutano i dati in arrivo”.

La BCE, ha continuato Field, “deve ancora valutare se siamo in presenza di un rialzo dei prezzi energetici temporaneo o di qualcosa di più persistente. Se l’aumento dei prezzi energetici si confermerà duraturo, alla fine sarà necessaria una risposta (di politica monetaria)”.

In ogni caso, “ il rischio principale è rappresentato dagli effetti secondari, con le aziende che iniziano a trasferire i costi energetici più alti ai consumatori”.

Proprio su questo un segnale negativo è arrivato lunedì 27 aprile, con la pubblicazione di un report da parte della BCE, da cui è emerso che, in media, le aziende dell’Eurozona prevedono che i prezzi di vendita saliranno del 3,5% nei prossimi 12 mesi, a fronte di costi degli input, inclusi quelli dell’energia, che balzeranno del 5,8%, molto oltre il 3,6% stimato.

Le aspettative sul trend dei salari sono invece diminuite, con le aziende che prevedono ora una crescita del 2,8%, rispetto al +3,1% del sondaggio precedente.

Dettaglio rassicurante, ma che non spazza via il timore di una inflazione più minacciosa, visto l’aumento delle aspettative sulla crescita dei prezzi.

Le previsioni gli economisti e dei mercati

Un sondaggio stilato da Bloomberg ha già indicato che la BCE alzerà i tassi di interesse a giugno, per tornare poi a tagliarli solo nel 2027.

Gli interpellati hanno risposto di stimare tassi sui depositi fermi al 2% nella riunione di oggi, e un rialzo di 25 pb nel meeting di giugno.

I tassi dovrebbero tornare poi a essere tagliati di 25 pb entro la fine del 2027.

Almeno una stretta monetaria appare insomma inevitabile. Segnali di riscaldamento dell’inflazione non sono mancati, se si considera che l’indice dei prezzi al consumo è salito a marzo del 2,6% su base annua, al ritmo più forte dalla metà del 2024.

Lagarde ha intanto avvertito i governi dell’Eurozona, invitandoli a non commettere l’errore, a suo avviso, di annunciare manovre imponenti di politica fiscale espansiva - sotto forma di aiuti o di tagli alle tasse - per difendere i cittadini dal caro energia.

Misure del genere potrebbero complicare infatti il lavoro della BCE teso a tenere sotto controllo l’inflazione in quanto, nel sostenere i consumi e l’economia, farebbero aumentare anche i prezzi.

Riguardo alle aspettative dei mercati, le previsioni sono di un nulla di fatto nella riunione di oggi e di due rialzi dei tassi nel 2026.

I mercati sembrano essere più bullish degli esperti. Tra gli analisti intervistati da Bloomberg, appena una percentuale poco superiore a 1/3 condivide infatti la prospettiva di due strette monetarie nel 2026. Nel frattempo, un altro brutto segnale, sempre con un rapporto della BCE, è arrivato dalle banche.

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