Previsioni mercati 2025 con molte incognite nonostante il Fmi preveda che l’economia mondiale crescerà del 3,2%. Dietro a questa cifra si nascondono infatti alcuni fattori che potrebbero frenare la crescita dell’S&P 500 e dei mercati finanziari globali.
Inflazione, politiche monetarie divergenti e gli squilibri globali rappresentano alcune delle principali preoccupazioni che potrebbero spingere gli investitori verso asset più sicuri, con pericolose conseguenze sul mercato azionario.
Analizziamo nel dettaglio le principali cause che potrebbero rallentare la crescita economica e dei mercati finanziari nel 2025.
1) Inflazione
L’inflazione è una delle maggiori preoccupazioni per il 2025. Secondo Paul Tudor Jones, noto per aver previsto il crollo del 1987, è inevitabile un ritorno dell’inflazione a causa delle politiche fiscali che verranno implementate dal nuovo presidente degli Stati Uniti. Indipendentemente dall’esito delle elezioni, le politiche fiscali espansive di entrambi i candidati continueranno ad incentivare la spesa. In un contesto i cui la domanda di beni supera l’offerta, anche i prezzi al consumo continueranno a crescere rendendo necessario un nuovo aumento dei tassi di interesse. In questa situazione di incertezza gli investitori potrebbero risentirne, cercando rifugio sicuro in asset come l’oro.
2) Debito Usa
Un altro fattore che potrebbe rallentare la crescita dei mercati nel 2025 è il monstre debito pubblico degli Stati Uniti. Il Congressional Budget Office (CBO) ha stimato che il deficit degli Stati Uniti raggiungerà i 2,8 trilioni di dollari entro il 2034, con un rapporto debito/PIL al 122%. Per uscire dall’impasse, gli Stati Uniti dovranno necessariamente ricorrere all’inflazione, secondo Paul Tudor Jones, causando un aumento dei rendimenti obbligazionari e dei costi di finanziamento. L’incertezza legata alla gestione del debito statunitense potrebbe quindi esercitare una pressione sui mercati globali, aumentando la volatilità e riducendo la fiducia degli investitori nei mercati del reddito fisso.
3) Settore tecnologico Usa
Un’altra minaccia significativa alla crescita nel 2025 potrebbe arrivare dal settore tecnologico statunitense, strettamente legato alle dinamiche dei tassi d’interesse globali, in particolare quelli del Giappone. Tra i tassi reali giapponesi e quelli Usa il divario è pari a -5,4%. Secondo BCA Research, questa situazione ha alimentato la bolla dei titoli tecnologici, in particolare nel settore dell’intelligenza artificiale, dove aziende come Nvidia hanno beneficiato di valutazioni gonfiate. Il fenomeno si deve in parte al cosiddetto “carry trade”, dove gli investitori prendono in prestito yen a tassi bassi per investire in asset più rischiosi, come le azioni tecnologiche statunitensi.
Un primo segnale di allarme è scattato nel corso dell’estate, quando la Banca del Giappone ha solo ipotizzato di porre fine alla sua politica di tassi di interesse a zero (ZIRP), innescando una temporanea correzione dei titoli tecnologici. dimostrando quanto siano vulnerabili a un eventuale rialzo dei tassi giapponesi. Un rialzo dei tassi in Giappone spingerebbe gli investitori a ridurre l’esposizione sui titoli tecnologici, innescando un rafforzamento dello yen come copertura contro il progressivo indebolimento dei titoli tecnologici.
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