Come funziona il Carry Trade?

Flavia Provenzani

29 Giugno 2017 - 09:54

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Come funziona il carry trade, particolare tecnica di trading sul Forex che si basa sulla differenza tra i tassi di interesse e l’andamento dei tassi di cambio?

Cos’è il carry trade? Come funziona questa pratica speculativa nel trading sul Forex che permette di guadagnare sul differenziale tra i tassi di interesse e la quotazione delle coppie di valute?

Il carry trade è una particolare tecnica di trading che guarda al differenziale tra i tassi di interesse di due paesi come fonte del proprio guadagno.
Diffuso nel periodo pre-crisi, il carry trade consiste nell’indebitamento in strumenti o valute a basso tasso di interesse con lo scopo di investire in valute o strumenti ad alto interesse, intascando così lo spread tra i tassi di interesse.

Il funzionamento di questa particolare strategia di trading dipende quindi dal Forex e dal tasso di cambio presente tra le valute scelte che può cambiare e quindi condizionare, in maniera positiva o negativa, i nostri guadagni nel tempo.

La valuta preferita per il carry trade è stata per anni lo Yen giapponese dato che in Giappone i tassi sono prossimi allo zero da molti anni.

Questa tecnica permette di ampliare le prospettive di profitto sulla differenza tra i tassi di interesse grazie all’utilizzo della leva, che ci permette di operare con somme superiori alle nostre disponibilità.

Vediamo ora nel dettaglio cos’è e come funziona il carry trade, quali sono le prospettive di guadagno e i rischi associati a questa particolare tecnica di trading.

Carry trade: cos’è

Il carry trade è una tecnica di trading nella quale l’investitore prende in prestito una valuta con un tasso di interesse basso e utilizza i fondi ottenuto per comprarne un’altra dal tasso di interesse più alto.

I margini di guadagno sono quindi direttamente proporzionali alla differenza tra i tassi di interesse scelti, la vera fonte di profitto nelle mani del trader.

Tramite l’utilizzo della leva, inoltre, sarà possibile ampliare i margini di guadagno, che altrimenti rimarrebbero limitati a poche unità percentuali.

Carry trade: come funziona

Il primo passo è quello di individuare una valuta che presenta tassi di interesse minimi, il più vicini possibile allo zero.

A quel punto si prenderà in prestito una certa quantità di quella moneta, la cui detenzione avrà per noi un costo molto basso, corrispondente proprio al suo tasso di interesse.
Con il denaro così ottenuto si andrà ad investire in un’altra valuta che, in questo caso, dovrà avere il tasso di interesse più alto possibile.

Scelta la seconda valuta si effettuerà un cambio tra le due, potendo così puntare all’acquisto di strumenti che offrano un rendimento e siano negoziabili con la seconda valuta.
Si è soliti scegliere soluzioni di investimento il più sicure possibili, come i titoli di Stato.

È importante sottolineare che la scelta delle due valute, ovvero dei rispetti tassi di interesse, è bene che avvenga non solo in base al valore assoluto dei tassi, ma anche guardando al trend di variazione tenuto dalle banche centrali delle rispettive aree.

Una politica monetaria che stia procedendo ad un ribasso continuato dei tassi di interesse indica nella scelta della valuta di quell’area un’ottima soluzione vista la prospettiva temporale dell’investimento, orientato sul medio/lungo periodo.
A questo punto il rendimento che si otterrà sarà esattamente pari alla differenza tenuta dai tassi di interesse delle due valute, ovvero dal costo della prima rispetto al rendimento della seconda, al netto del rischio legato al tasso di cambio.

Carry trade: il rischio del tasso di cambio

Il carry trade vede nell’andamento del tasso di cambio un elemento di forte rischio.
Il rischio, in questo caso, è da intendere come neutrale: esso potrà portare, allo stesso modo, a guadagni o a perdite aggiuntivi.

Tra quando si effettua il primo cambio delle valute e, nel momento in cui si chiude l’investimento, si dovrà cambiare di nuovo il denaro nella valuta originale, si è inevitabilmente soggetti al tasso di cambio.
Il tasso di cambio varia con il tempo e la sua variazione potrebbe ricoprire un peso maggiore rispetto al differenziale dei tassi di interesse.

Un apprezzamento o un deprezzamento del tasso di cambio durante il periodo di investimento potrà quindi condurre ad una perdita o ad un guadagno, sulla base della valuta che si è detenuta.

Ricapitoliamo ora tutti questi aspetti nel seguente esempio pratico.

Carry trade: esempio pratico

Prendiamo ad esempio come valute il dollaro americano e lo yen, come tasso di cambio il loro incrocio dollaro-yen e come periodo il 2005.
Da gennaio a dicembre di quell’anno il differenziale tra i tassi di interesse delle due aree si è tenuto in media sul 3,25%, con il Giappone che pratica ormai da decenni tassi di interesse prossimi allo zero.

Questo vuol dire che un carry trade effettuato in questo periodo avrebbe portato ad un guadagno del +3,25% sul capitale investito. Utilizzando una leva di 1:10 il guadagno sarebbe arrivato a più del 32%.

Il tasso di cambio dollaro-yen nello stesso periodo, ha seguito il seguente andamento:

Da inizio a fine anno si è apprezzato del +19%.
Un apprezzamento del cambio dollaro-yen porta vantaggi ai possessori di dollari, ovvero proprio al nostro caso.

Il guadagno totale maturato, quindi, vedrà un ulteriore incremento del +19% arrivando al +22,25%. In caso di utilizzo della leva 1:10 si sarebbe arrivati ad un guadagno totale del +220%.

È bene sottolineare come la variazione importante vissuta dal cambio dollaro-yen potesse, allo stesso modo, divenire svantaggiosa e trasformarsi in una perdita altrettanto importante.

Questo evidenzia i grandi rischi legati al tasso di cambio.
È quindi necessario trovare abbinamenti di valute il cui cambio sia il più stabile possibile e tenere sempre d’occhio il suo andamento sul Forex, così da avere sempre il controllo su dove la tecnica di carry trade potrà condurci.

Il carry trade nel Forex spot

Utilizzare le valute come strumento per il carry trade può essere davvero un buon affare grazie a 2 componenti fondamentali:

- l’esistenza di ampi spread sui tassi tra alcune valute,
- l’alta leva finanziaria disponibile.

Poniamo di acquistare dollari australiani (interesse al 4,75%) contro Dollari Americani (interesse all’ 0,25%) con un capitale di 1.000€ e leva 1:100. In questo caso con 1.000€ controlliamo un capitale di 100.000€ su cui riceviamo un interesse annuale del 4,5%, ovvero 4.500€ l’anno, il 450% del nostro capitale!

I rischi del carry trade

Per quanto detto fin qui il carry trade sembrerebbe la soluzione a tutti i problemi finanziari personali...in realtà non è proprio così, in quanto come tutte le forme di investimento remunerative esistono rischi di perdere denaro oltre che di guadagnarlo.

Nello specifico la posizione long aperta sull’AUDUSD, nel caso in cui il dollaro australiano si svalutasse contro il dollaro USA, potrebbe perdere più di quanto rende in termini di interessi, rendendo l’intera operazione non profittevole.

In questo senso c’è da dire che il carry trade in qualche modo si autoalimenta: se lo spread tra i tassi dell’AUD e dell’USD permane o si amplia ci saranno sempre più soggetti che useranno queste valute per il carry trade, spingendo in alto l’AUD ed in basso l’USD e generando profitti da movimento sui mercati oltre che dal tasso di interesse.

Ovviamente, di tanto in tanto, la bolla esplode e moltissimi soggetti vengono letteralmente spazzati via dal mercato. Quindi, anche se stai attuando una strategia di carry trade, fissa comunque uno stop alle perdite che sei disposto a sostenere, limitando ovviamente di conseguenza i possibili profitti.

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