L’economia europea si trova ancora una volta ad affrontare un problema familiare: aumento dei prezzi dell’energia, rallentamento della crescita e rinnovati timori per l’inflazione. Nelle sue Previsioni Economiche di Primavera 2026, il rapporto della Commissione Europea ha avvertito che il conflitto in Medio Oriente ha provocato un nuovo shock energetico che grava pesantemente su famiglie, imprese e governi in tutta l’Unione Europea.
Dopo mesi di cauto ottimismo riguardo alle cifre dell’inflazione e a una graduale ripresa, Bruxelles si aspetta ora un forte indebolimento della crescita economica nel 2026, mentre i prezzi al consumo tornano a salire. Questa combinazione fa riemergere lo spettro della stagflazione: il difficile scenario economico in cui crescita debole e alta inflazione si verificano contemporaneamente. Contro la stagflazione, le possibili misure fiscali da adottare sono ben poche, e si rischia la prospettiva di recessione.
Secondo l’ultimo rapporto della Commissione, la crescita del PIL dell’UE dovrebbe rallentare all’1,1% nel 2026, rispetto all’1,5% del 2025. Nell’area euro, la crescita è prevista ad appena lo 0,9%, riflettendo una più debole attività industriale, il calo della fiducia delle imprese e l’aumento dei costi di produzione legati ai mercati energetici. Nel frattempo, l’inflazione dovrebbe raggiungere il 3,1% nell’intera UE e il 3,0% nell’Eurozona, un dato che supera significativamente l’obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea.
La crisi in Medio Oriente e il ritorno dello shock energetico
Il principale motore di questo rallentamento è l’aumento dei prezzi del petrolio e del gas in seguito all’instabilità in Medio Oriente e alle interruzioni attorno allo Stretto di Hormuz, una delle più importanti rotte mondiali per il transito energetico. La spirale al rialzo dei costi energetici si è riversata direttamente sui prezzi dei trasporti, degli alimenti e della produzione manifatturiera in tutta Europa.
Sebbene l’invasione dell’Ucraina del 2022 abbia insegnato all’UE una lezione sulla preparazione alle crisi, soprattutto riguardo alla vulnerabilità energetica del continente, gli ultimi sviluppi dimostrano che l’intero continente – non soltanto i 27 Stati membri dell’UE – rimane altamente esposto alle fluttuazioni dei mercati energetici globali.
La Commissione sostiene che il blocco europeo sia oggi meglio preparato rispetto al 2022 grazie agli investimenti nelle energie rinnovabili, alla diversificazione delle importazioni di gas e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili russi. Tuttavia, l’energia resta una delle principali debolezze strutturali dell’economia europea e, sebbene l’aumento dell’inflazione sia stato più contenuto rispetto al 2022, i dati continuano a destare preoccupazione.
Famiglie e imprese sotto pressione
Per gli europei, le conseguenze sono già visibili. I prezzi più elevati del carburante stanno aumentando i costi dei trasporti, le bollette energetiche delle famiglie restano alte e i prezzi nei supermercati tornano sotto pressione.
Anche le imprese stanno affrontando crescenti difficoltà. I settori ad alta intensità energetica, come la manifattura, la chimica e i trasporti, vedono aumentare i costi operativi proprio mentre la domanda globale si indebolisce. Molte aziende stanno rinviando decisioni di investimento perché i costi di finanziamento restano elevati e le prospettive economiche sono incerte. Ciò crea un difficile dilemma per la Banca Centrale Europea. L’inflazione rimane superiore all’obiettivo, significando che i tassi d’interesse potrebbero dover restare alti più a lungo. Allo stesso tempo, una politica monetaria più restrittiva rischia di rallentare ulteriormente l’economia.
Tornano le preoccupazioni fiscali
Il rallentamento sta anche riaccendendo le preoccupazioni sui conti pubblici in diversi Paesi europei, in particolare quelli con elevati livelli di debito pubblico. Italia, Grecia, Francia e Belgio figurano tra le economie considerate più vulnerabili al nuovo contesto, che rende il finanziamento del debito sempre più costoso.
Con una crescita debole che riduce le entrate fiscali e tassi d’interesse più alti che aumentano i costi di indebitamento, le capitali europee devono affrontare una pressione crescente per conciliare disciplina fiscale e richieste di misure di sostegno economico. La Commissione Europea ha invitato i governi a evitare sussidi generalizzati e a concentrarsi invece su aiuti mirati alle famiglie e alle imprese vulnerabili, al fine di non aggravare il persistente problema dell’inflazione.
Alcuni analisti avvertono che l’Italia potrebbe diventare nei prossimi anni la principale economia più indebitata dell’Eurozona se la crescita dovesse rimanere debole. Ciò complicherebbe gli sforzi del governo per stimolare l’economia rispettando al tempo stesso le regole fiscali dell’UE.
La Spagna continua a trainare
Non tutte le economie europee stanno rallentando allo stesso ritmo. Alcuni Paesi, e in particolare la Spagna con la sua crescita del PIL del 2,9% nel 2025, continuano a registrare risultati migliori rispetto a molti vicini europei grazie alla forte domanda interna, agli introiti del turismo e ai flussi di investimento.
La Commissione Europea ha leggermente rivisto al rialzo le previsioni di crescita della Spagna per il 2026, rendendola una delle poche grandi economie dell’UE a evitare significative revisioni al ribasso. L’economia spagnola ha beneficiato di un mercato del lavoro più forte, con disoccupazione in calo, e di una ripresa sostenuta dei servizi, in particolare del turismo. Questo contrasto evidenzia la natura sempre più disomogenea delle performance economiche europee, con le economie dell’Europa meridionale che non necessariamente restano indietro rispetto al nucleo industriale del continente.
Prospettive incerte per il 2027
Guardando al futuro, molto dipenderà dagli sviluppi nei mercati energetici e dalla geopolitica. Bruxelles prevede che l’inflazione si attenuerà gradualmente nel 2027, scendendo intorno al 2,4%, mentre la crescita potrebbe recuperare moderatamente fino all’1,4%.
Tuttavia, la Commissione ha anche avvertito che un conflitto prolungato in Medio Oriente o ulteriori interruzioni nelle forniture energetiche globali potrebbero produrre uno scenario molto peggiore, caratterizzato da inflazione persistentemente elevata e crescita ancora più debole.
Per l’Europa, il messaggio delle Previsioni di Primavera 2026 è chiaro: nonostante i progressi compiuti dopo la crisi energetica del 2022, il continente rimane vulnerabile agli shock esterni. I responsabili politici si trovano ora ad affrontare il difficile compito di bilanciare il controllo dell’inflazione, la crescita economica e la stabilità sociale in un momento di crescente incertezza geopolitica.
Articolo pubblicato su Money.it edizione internazionale il 2024-10-09 20:41:23. Titolo originale: EU Economic Forecast: energy sector Europe’s biggest structural weakness