Previdenza complementare: addio alla libertà di scelta?

Pietro Pisello

19/04/2025

In un contesto in cui il sistema previdenziale italiano appare sempre più sotto pressione, il tema della sostenibilità delle pensioni pubbliche diventa ogni anno più urgente.

Previdenza complementare: addio alla libertà di scelta?

Il tema dell’obbligatorietà della previdenza complementare torna a far discutere, alimentando interrogativi e riflessioni su come potrebbe cambiare il sistema pensionistico italiano nei prossimi anni.

Dopo essere stato sfiorato durante l’iter dell’ultima legge di bilancio, l’argomento è riemerso con forza a seguito di una recente dichiarazione del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, che ha fatto intendere come il governo stia valutando nuove forme di adesione obbligatoria ai fondi pensione integrativi.

Sebbene non siano ancora stati forniti dettagli concreti, l’idea ha riacceso un dibattito che coinvolge lavoratori e operatori del settore. Rendere obbligatoria la previdenza complementare rappresenterebbe un cambio di passo significativo rispetto all’attuale sistema basato sull’adesione volontaria, con implicazioni importanti sia a livello economico che sociale. Ma è davvero questa la direzione che si intende prendere?

Nuovo schema di obbligatorietà per favorire la previdenza complementare

Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è intervenuto al Salone del Risparmio a Milano per rilanciare l’attenzione sulla necessità di rafforzare la previdenza complementare, soprattutto in un’ottica di lungo periodo. Secondo Durigon, l’attuale sistema non basta più: serve un nuovo impianto normativo che preveda forme di adesione più strutturate, se non addirittura obbligatorie, per garantire una maggiore partecipazione dei lavoratori ai fondi pensione integrativi.
In passato “si è dovuto fare i conti con una mancanza di coperture, motivo per cui dovremo costruire un nuovo schema di obbligatorietà per favorire la previdenza complementare”, ha spiegato Durigon, facendo riferimento alla necessità di superare le difficoltà incontrate nell’ultima Manovra, come nel caso della proposta sul silenzio-assenso legato al Tfr.

Al centro dell’intervento anche il tema dell’educazione finanziaria: “Ciò che conta è aumentare la consapevolezza dell’importanza della previdenza complementare, soprattutto nei giovani”, ha sottolineato il sottosegretario.
Durigon ha infine ribadito l’impegno del governo nel promuovere misure a sostegno del secondo pilastro pensionistico. L’intenzione dell’esecutivo è chiara: promuovere lo sviluppo della previdenza complementare: «siamo al lavoro per raggiungere questo obiettivo, coerentemente con le risorse a nostra disposizione», ha concluso.

Le ipotesi già emerse durante l’ultima legge di bilancio

Il dibattito sull’obbligatorietà della previdenza complementare non nasce oggi. Già durante la stesura dell’ultima legge di bilancio, l’esecutivo aveva iniziato a esplorare possibili interventi per rafforzare il secondo pilastro previdenziale, con particolare attenzione ai lavoratori più giovani e a quelli appena entrati nel mercato del lavoro. Tra le proposte emerse, una delle più rilevanti riguardava l’introduzione dell’obbligo, per i nuovi assunti, di destinare una parte del proprio Trattamento di Fine Rapporto (si parlava di una quota pari al 25%) a un fondo pensione complementare.

Accanto a questa misura, si era discusso anche dell’eventualità di estendere il meccanismo del “silenzio-assenso” ai lavoratori già occupati. In questo scenario, il TFR verrebbe automaticamente destinato alla previdenza integrativa, a meno che il dipendente non manifesti esplicitamente la volontà di mantenerlo in azienda. Si sarebbe trattato di un cambio di paradigma significativo, volto a favorire l’accumulo previdenziale in modo graduale ma strutturato, e a compensare le prevedibili riduzioni delle pensioni pubbliche nei decenni a venire.
Proposte che, secondo quanto riferito dal sottosegretario Durigon, sono state accantonate principalmente a causa dell’assenza di adeguate coperture finanziarie.

Verso un sistema pensionistico misto: la previdenza complementare non è più un’opzione, ma una necessità

In un contesto in cui il sistema previdenziale italiano appare sempre più sotto pressione, complice l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della speranza di vita, il tema della sostenibilità delle pensioni pubbliche diventa ogni anno più urgente. Non sorprende, quindi, che tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni abbiano cercato di rafforzare la previdenza complementare come strumento per affiancare e integrare l’assegno della pensione pubblica, destinato con ogni probabilità a ridursi in valore reale nel prossimo futuro.
L’idea di un sistema pensionistico fondato unicamente sulla componente pubblica sembra ormai superata: si va sempre più delineando un modello misto, pubblico-privato, in cui la previdenza integrativa assume un ruolo centrale nel garantire un tenore di vita dignitoso anche dopo l’uscita dal mondo del lavoro.