Pressione fiscale in aumento, 53 euro di tasse ogni 100 euro guadagnati

Pressione fiscale in aumento per le imprese: le aziende italiane versano in tasse, imposte e contributi il 53% del guadagno e il tempo dedicato agli adempimenti è tanto. Ecco i dati nel rapporto “Paying Taxes 2019”.

Pressione fiscale in aumento, 53 euro di tasse ogni 100 euro guadagnati

La pressione fiscale è in aumento, il peso di tasse, imposte e contributi grava soprattutto sulle imprese.

Le imprese italiane nel 2017 hanno versato oltre la metà del guadagno in imposte e contributi, in media 53 euro per ogni 100 sono stati pagati per i diversi adempimenti fiscali.

Il peso della pressione fiscale per le imprese è aumentato del 5% rispetto all’anno precedente ed è ancora in crescita. La causa dell’aumento è la riduzione degli sgravi fiscali per i lavoratori neoassunti, un risultato che risulta in controtendenza rispetto all’economia mondiale.

I dati sono contenuti nel rapporto “Paying Taxes 2019” pubblicato il 20 novembre 2018, realizzato da Banca Mondiale e PwC.

Pressione fiscale, imprese: il 53% del guadagno va in tasse, imposte e contributi

La pressione fiscale è in aumento non solo per le imprese ma anche per i cittadini italiani che versano in media 12.000 euro l’anno tra imposte e contributi. Per le imprese italiane però la situazione diventa ancora più difficile dato che si trovano nella condizione di dover versare in tasse oltre la metà dei guadagni.

Si tenga conto che l’aumento della pressione fiscale va inteso in senso lato, difatti il peso non grava solamente in termini di risorse economiche che finiscono in tasse, imposte e contributi, ma anche in termini di tempo dal momento che il numero degli adempimenti fiscali è in crescita.

Nel rapporto “Paying Taxes 2019” è emerso infatti che in un anno le imprese italiane devono presentare 14 adempimenti e impiegano 238 ore per la compliance.

Per le aziende ciò risulta tutt’altro che semplice e infatti l’Italia è scesa di sei posti posizionandosi al 118° posto della classifica, che tiene conto di 190 Paesi in tutto il mondo, con lo scopo di attestare la facilità di adempiere agli obblighi fiscali.

Si pensi inoltre che di recente la CGIA di Mestre ha pubblicato un comunicato stampa dove informa che nel 2019 le PMI vedranno crescere il numero degli adempimenti con conseguente aumento della pressione fiscale.

In particolare la CGIA ha sottolineato che la pressione fiscale graverà soprattutto sulle piccole e piccolissime imprese che arriveranno a contare fino a “quota 100” adempimenti.

Pressione fiscale, imprese italiane: 238 ore per gli adempimenti

Il caso dell’aumento della pressione fiscale per le imprese italiane è un’eccezione secondo lo studio per il “Paying Taxes 2019” nonostante il taglio dell’Ires (dal 27,5% al 24%) e il super ammortamento.

Il motivo dell’aumento della pressione fiscale è attribuito alla riduzione degli sgravi previdenziali per le nuove assunzioni che alla fine dei conti ha inciso in modo considerevole sulla determinazione del peso fiscale complessivo.

Il rapporto “Paying Taxes 2019” ha evidenziato che la situazione delle imprese italiane risulta in controtendenza rispetto al resto del mondo.

Inoltre lo studio ha evidenziato il tempo utilizzato per il pagamento di imposte, tasse e contributi: se è vero che l’Italia rientra nel tempo medio mondiale dedicato agli adempimenti fiscali, viene messo in luce che le 238 ore delle imprese italiane superano di gran lunga le 161 ore impiegate in media dagli altri Stati Europei.

La burocrazia fiscale è lenta soprattutto sui rimborsi IVA, si pensi che per ottenere un rimborso di questo tipo le imprese italiane devono rassegnarsi ad attendere oltre un anno.

La correzione degli errori nelle dichiarazioni segna una nota positiva per l’Italia che conta 5 ore all’anno per tale adempimento, ovvero un paio di ore in meno rispetto alla media europea e 10 ore di “tempo guadagnato” se invece si tiene conto della media mondiale.

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