Quota 100, non solo pensioni: così lo Stato tartassa i cittadini

Quota 100 non solo per le pensioni ma anche per gli adempimenti fiscali con cui lo Stato tartassa i cittadini. Nel 2019 il peso della pressione fiscale ricadrà soprattutto sulle piccole e medie imprese, ma interesserà anche i lavoratori autonomi con Partita IVA.

Quota 100, non solo pensioni: così lo Stato tartassa i cittadini

Altro che pensioni, quota 100 è il numero degli adempimenti fiscali previsti a partire dal 2019.

In particolare la quota 100, che non riguarda le pensioni ma conta piuttosto il peso della pressione fiscale che tartassa gli italiani, colpirebbe soprattutto le piccole e medie imprese che effettuano scambi commerciali con l’estero.

A dirlo è la CGIA di Mestre, l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese, che ha effettuato dei calcoli sulla pressione fiscale in Italia attestando che nel 2019 essa arriverà al 41,8%, allo stesso modo il numero delle scadenze fiscali subirà una ripida impennata, soprattutto per le PMI con partner esteri.

Oltre alle imprese, per le quali sono lo scenario che si prospetta è quello di una “quota 100 adempimenti”, l’aumento della pressione fiscale dal 2019 sembra che non risparmierà nessuno.

Pertanto tutti i cittadini saranno destinati a sentire il peso delle dichiarazioni e delle scadenze, compresi i lavoratori autonomi che potranno però contare sull’abolizione dello spesometro e un’introduzione più elastica della fattura elettronica.

Quota 100, non solo pensioni: troppo adempimenti per le PMI

Le pensioni c’entrano poco. La quota 100 in oggetto caratterizza piuttosto la cifra della pressione fiscale che nel 2019 graverà sulle PMI e non risparmierà neanche gli altri cittadini, come i lavoratori autonomi con Partita IVA.

Il coordinatore dell’Ufficio Studi della CGIA Paolo Zabeo, con il comunicato stampa dello scorso 27 ottobre ha fatto presente il comportamento contraddittorio del Governo dichiarando che, nonostante le imprese chiedano da tempo di abbassare il carico tributario e di alleggerire la pressione fiscale:

“la politica, che ad ogni piè sospinto non manca l’occasione per annunciare imminenti sburocratizzazioni e mirabolanti tagli alle tasse, nei fatti sta spingendo il sistema fiscale nella direzione opposta, incrementando le scadenze e, quando va bene, rinviando a tempi migliori la riduzione delle imposte.”

Se è vero che per le PMI dal 2019 si verificherà un aumento degli adempimenti con una conseguente maggiore pressione fiscale, i titolari di Partita IVA possono contare almeno sulle novità presenti nel testo del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2019, ovvero:

Pertanto a regime, spiega Paolo Zabeo, i lavoratori autonomi risparmieranno due adempimenti.

Quota 100 adempimenti fiscali per le PMI: i calcoli della CGIA

Il numero degli adempimenti fiscali nel 2019 arriverà fino a quota 100 per le piccole e medie imprese, da non confondere con la quota 100 delle pensioni.

Sulla quota 100 delle imprese la CGIA di Mestre ha effettuato alcuni calcoli sugli appuntamenti con il Fisco.

Ad esempio, un’impresa commerciale con cinque dipendenti nel 2019 dovrà versare all’erario o inviare la propria documentazione fiscale all’Agenzia delle Entrate ottantotto volte, tra dichiarazioni e adempimenti vari.

Per una piccola impresa industriale con 50 dipendenti il numero degli adempimenti sfiorerà la quota 100 arrivando di fatto a 99 comunicazioni alle Entrate.

L’Associazione Artigiani e Piccole Imprese ha valutato che nei casi appena citati le scadenze aumenteranno di 10 unità come previsto dalle misure della scorsa Legge di Bilancio 2018, che ha partire dal prossimo anno ha stabilito l’invio dei dati relativi alle cessioni/acquisto di beni e prestazioni di servizi rivolte a soggetti residenti all’estero entro la fine del mese successivo (il cosiddetto “esterometro”).

Dichiarazioni e adempimenti: l’Italia tartassa i cittadini

Il numero delle dichiarazioni e degli adempimenti è in crescita e la pressione fiscale tartassa i cittadini italiani, se si tiene conto anche delle lungaggini burocratiche la situazione diventa ancora più problematica.

Il segretario della CGIA Renato Mason segnala che l’Italia è l’unico Paese d’Europa a chiedere un tale sforzo fiscale ai propri cittadini, aggiungendo inoltre che, al di là dell’estrema lentezza della burocrazia e della giustizia civile, la Pubblica Amministrazione italiana si aggiudica il primato della peggiore pagatrice d’Europa, registrando dei ritardi spaventosi.

Tra liquidazioni e versamenti di acconti e saldi di imposta, comunicazioni telematiche all’INPS e all’Agenzia delle Entrate, il peso della burocrazia fiscale, conclude la CGIA, ha raggiunto livelli inaccettabili penalizzando soprattutto le piccolissime imprese che non possono contare su uffici amministrativi interni.

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Argomenti:

IVA CGIA Impresa

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